la reazione.
Ho seguito, grazie alla diretta, alcuni momenti del dibattito, che ha visto interventi seri, con argomentazioni di diverso tenore ma non superficiali.
Ancora pi dopo l'approvazione della legge la Chiesa ha il compito di promuovere la vicinanza alle persone in ogni momento della loro esistenza, in modo che sia riconosciuta la dignit della vita in ogni suo momento e in ogni sua condizione". Monsignor Riccardo Battocchio, teologo rinomato,  vescovo di Vittorio Veneto.
La Chiesa valuta una legge del genere come una sconfitta?
"La legge precisa alcune procedure nel quadro della sentenza della Corte Costituzionale del 2019, ma, come ogni legge che tocca aspetti sensibili della vita delle persone, ha anche una ricaduta culturale sul modo di pensare, di immaginare e di vivere i momenti dell'esistenza.
E quindi  una legge che ci stimola ad agire perch non ci siano persone che si trovino nella condizione di dover chiedere il suicidio assistito.
Cosa che per la coscienza credente, ma pi in generale per una coscienza che ha presente la dinamica della vita,  sempre una sconfitta".
Tra chi ha approvato la legge ci sono diversi politici dichiaratamente cattolici.
"Questo dimostra che il politico si assume le proprie responsabilit. Mi immagino che si sia cercato di evitare il pi possibile che questa legge porti a certe derive.
Attraverso alcuni emendamenti c' stato il tentativo di inserire, ad esempio, un'attenzione alle cure palliative, la necessit che le persone coinvolte in queste decisioni siano bene informate, il coinvolgimento di un comitato bioetico regionale".
Il fatto che anche una regione governata dal centro-destra approvi questa legge mostra che sul suicidio assistito c' un consenso trasversale: cosa implica questo per la Chiesa?
"L'impegno serio, anche gravoso, di portare avanti argomentazioni e pratiche che aiutino le persone a riflettere sul fatto che questa non  la scelta che corrisponde alla comprensione della persona umana che ci viene consegnata dal Vangelo e dall'insegnamento della Chiesa, e ad agire coerentemente.
Un impegno di formazione, culturale e insieme spirituale.
Che vale per il fine vita e per tanti altri aspetti dell'esistenza sociale.
Noi vescovi in quanto pastori ci poniamo su un livello che non  quello delle decisioni politiche, amministrative o giuridiche.
Il desiderio  che quello che dice la Chiesa sia motivo di riflessione, poi ciascuno agir in base alla propria coscienza, auspicabilmente ben formata".
Pensa che una legge nazionale sarebbe opportuna?
"Questa  la richiesta che viene da pi parti.
Una richiesta sensata: vedo difficile non regolamentare ci che rischia di accadere in maniera arbitraria, tanto pi con il moltiplicarsi delle legislazioni regionali.
La cosa, per,  molto delicata.
E sappiamo che in alcuni paesi europei sono stati introdotte pratiche di eutanasia che sono andate molto al di l dei limiti che oggi da noi sembrano ancora invalicabili".
Che cultura  quella per la Chiesa quella che legalizza il suicidio assistito?
"E' un contesto segnato da certe forme accentuate di individualismo, un contesto in cui le persone sono molto sole e non sono accompagnate, non solo negli ultimi momenti della vita ma in tutte le fasi dell'esistenza della persona.
Non possiamo entrare nella valutazione delle singole persone ma c' molto da lavorare per favorire una cultura che non lasci le persone con il peso di dovere decidere da sole.
Il che non vuol dire imporre dall'esterno una decisione ma sapere che ogni nostra decisione, ogni nostro atto di libert  in relazione con gli altri".
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Il vescovo.
Riccardo Battocchio, teologo.
e vescovo di Vittorio Veneto.
di iacopo scaramuzzi
