le indagini.
Da vent'anni aveva in casa un fucile d'assalto - Ak74 - e due pistole, comprate allora e regolarmente detenute secondo le leggi svizzere.
Proprio con addosso quelle armi  uscito sabato sera dalla sua casa a Delmont, ha guidato per 50 chilometri e ha sparato sul centinaio di ragazzi rimasti a fine serata fuori dall'ippodromo di Schachen dove si era appena svolto il festival techno di Aarau, cantone tedesco dell'Argovia.
Puntando a caso, senza alcun legame riscontrato dalla polizia con la zona e il luogo del rave.
Oltre quaranta fucilate a raffica, una delle quali ha colpito la 22enne italiana Maria Spinelli, uccidendola quasi sul colpo.
Gli inquirenti svizzeri oggi suppongono che il 43enne del vicino cantone - francese - di Jura, ora in carcere, "possa avere disturbi psichiatrici", come dichiarato nella tanto attesa conferenza stampa convocata tre giorni fa.
Che pur con tutti gi pronti diversi minuti prima,  iniziata solo quando sono scoccate sull'orologio della sala le 14, come da programma.
Tanta precisione ma qualche imbarazzo e poche vere risposte finora, lasciando la stampa e la famiglia della vittima con tanti interrogativi.
Specialmente sui controlli a chi detenga armi in questo Paese. "La legislazione di allora era meno stringente in termini di controlli rispetto a oggi" la precisazione del procuratore capo, Christophe Ruedi, alle domande dei giornalisti su come un uomo, probabilmente con disturbi mentali, potesse avere in casa tre armi, che poi ha usato.
Qui lo chiamano "amok", una furia omicida manifestata in modo indiscriminato. "Sono stato io, non sto bene da tempo" sono le parole che il 43enne avrebbe pronunciato consegnandosi alla polizia del canton Jura domenica sera tardi.
Da l in poi si  chiuso nel silenzio, privando quanto detto prima, al di fuori di interrogatori ufficiali, di valenza di prova giuridica.
Sulla base delle sue parole e degli atteggiamenti assunti con le forze dell'ordine, gli inquirenti suppongono che possa soffrire di disturbi psichiatrici ma al momento non ci sono prove dei suoi effettivi problemi: "Non abbiamo trovato finora evidenze di ricoveri in strutture psichiatriche n di medici da cui sarebbe in cura", ammettono, rimandando alle indagini ancora in corso.
E a una perizia psichiatrica disposta dalla procura.
Per gli inquirenti il 43enne avrebbe agito da solo quella notte, "sparando a caso", spiega il responsabile delle indagini, Matthias Schildknech. Poi, scappando, "ha estratto una delle due pistole che aveva in tasca, una Beretta e una Baikal", sparando in fuga contro le auto dei nomadi incappate sul percorso.
L'arrestato non era noto alle forze dell'ordine, a casa sua "non  stato trovato alcun legame con forme di estremismo", esclude il comandante della polizia cantonale, Michael Leupold. Dicono abbia lasciato formalmente l'esercito nel 2013, dove faceva il cuoco, alla fine dei richiami del classico servizio di leva, restituendo le armi in dotazione.
Nel frattempo, nel 2006, ha per comprato kalashnikov e pistole che aveva con s sabato notte.
La polizia era gi in.
parte sulle sue tracce.
Tra la cento segnalazioni arrivate c'era quella, dirimente, di "un uomo armato in fuga, salito su un'auto blu". Le telecamere in effetti hanno ripreso l'auto, non la targa ma il cantone, Jura.
La collaborazione tra i cantoni ha poi stretto il cerchio da cinque a un sospettato.
I famigliari, intestatari dell'auto, hanno riferito di "un uomo che da mesi dice di non star bene", e prima che lo prendessero si  costituito.
E chiss possa avere un ruolo, nel suo ipotizzato malessere, la depressione economica seguita ai dazi trumpiani che hanno portato ai licenziamenti nel canton Jura, un tempo regno dell'industria di orologi della Svizzera e oggi il cantone con il pi alto tasso di disoccupazione.
Le prove a suo carico non mancano: nel baule aveva ancora le armi registrate a suo nome e le munizioni, compatibili con i bossoli ritrovati sulla scena del crimine.
Le lacune nell'indagine portano i famigliari della vittima a esigere chiarezza: "Le circostanze del delitto non sono ancora state pienamente chiarite e chiediamo che le indagini proseguano con il massimo rigore, verificando ogni elemento utile". A partire dal fatto che il 43enne arrestato, nonostante si ipotizza avesse "problemi psichiatrici", detenesse legalmente armi da fuoco.
La salma  stata restituita alla famiglia, oggi a chiedere che "Maria, in quanto figlia dell'Italia, non deve essere lasciata sola nel suo ultimo viaggio".
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dalla nostra inviata ilaria carra.
aarau.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
