IL FESTIVAL.
ice bene Massimo Carosi quando rivendica, per il festival che dirige da trent'anni, una specie di primogenitura sullo sguardo che Danza Urbana ha portato sulle architetture e sui ritmi della vita cittadina.
In anni di ricerca, il festival bolognese non si  limitato a usare e occupare piazze e periferie come sfondo, ma ha trasformato lo spettacolo in uno strumento di indagine sociale e urbanistica. "Trent'anni fa incontrare una performance nello spazio pubblico, in un luogo del patrimonio storico-artistico o in una periferia urbana era un'esperienza inconsueta.
Oggi quella presenza  entrata a far parte del modo in cui la citt vive e condivide i propri spazi, fino a diventare parte del suo patrimonio immateriale". Soltanto se interpretati con questa lente, si comprendono gli appuntamenti che hanno portato a comporre il programma di questa edizione che comincia domani per proseguire fino 10 settembre a Bologna, con una tappa il 15 settembre a Ferrara Danza Urbana al Tecnopolo (con "Lascia il potassio tremare" di CollettivO CineticO).
Ancora una volta, dunque, come quando nel 1997 Massimo Carosi e Luca Nava, oggi direttore artistico e direttore organizzativo del festival, ebbero l'idea, assieme ad altri studenti del primo anno di corso di Storia della Danza di Eugenia Casini Ropa al Dams, di portare la danza nello spazio pubblico si riparte da piazze, parchi ed ex edifici di culto. "Le opere invitate non celebrano il percorso compiuto, ma lo interrogano, riportando il festival a confrontarsi con le domande del presente: fatica del quotidiano, difficolt di comunicare, bisogno di prossimit".
Si comincia nell'ex Chiesa di San Mattia (via Sant'Isaia 14, domani alle 21, ingresso libero con prenotazione obbligatoria) con "La Sagra della Primavera" di Roger Bernat. Scomponendo la lezione di Pina Bausch del 1975 e la partitura di Stravinskij, il regista catalano azzera i danzatori in scena e consegna la drammaturgia al pubblico.
Gli spettatori, trasformati in "spett-attori", sono chiamati a incarnare in prima persona un rito sacrificale collettivo che interroga la responsabilit del singolo dentro la comunit.
Sabato si torna in piazza San Francesco per un doppio appuntamento: l'intimit di Alejandro Moya - eccezionale interprete della compagnia belga Peeping Tom, al debutto con l'assolo "Desvelo" (alle 18.30) - e l'energia partecipativa dello spagnolo Arnau Perez con "Vibra!". La sera, di nuovo in San Mattia, la coreografa Premio Ubu Silvia Rampelli porta "L'avvenire": una riflessione sul mistero dell'apparire, dello sconfinamento e del dubbio, con Alessandra Cristiani, Eleonora Chiocchini, Valerio Sirna e Stefania Tansini (ingresso a pagamento).
L'Istituto Parri (via Sant'Isaia, 18) ospita domenica, dalle 11 alle 19, la mostra "Staffetta artistica della Resistenza" a cura di Viviana Gravano/Attitudes Spazio alle Arti in collaborazione con la professoressa Patrizia Righi, realizzata coi del Liceo artistico Arcangeli.
Alle 16 appuntamento al DaS  Dispositivo Arti Sperimentali (via del Porto 11/2, ingresso libero con preno.
tazione obbligatoria) con "EchoLove", dispositivo artistico-sociale sulle dinamiche relazionali tossiche, per appena 40 partecipanti coi coreografi Anna Albertarelli e Douglas Bateman. Infine, alle 18.30, nel cortile del Collegio Artistico Venturoli c' "KMS of Resistance" di Mehdi Dahkan e Mohamed Bouriri (info: danzaurbana.eu).
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