l'intervista.
E' una scelta fatta per penalizzare la sanit pubblica, sapendo che quella privata ne avrebbe tratto vantaggio". Nerina Dirindin non usa mezzi termini.
Economista sanitaria, docente di economia pubblica all'Universit di Torino, dal 2004 al 2009  stata assessora alla Sanit della Regione Sardegna.
Il problema sono le risorse insufficienti, o spendiamo male quello che abbiamo?
"Non escludo che possano esserci ancora degli sprechi, ma il problema  la carenza di personale: medici, infermieri e altre professioni sanitarie.
Dal 2005 soffriamo di un vincolo di legge che impone alle regioni di spendere nelle assunzioni l'1,4% in meno rispetto al 2004. Negli anni nessun governo  di fatto mai intervenuto, se non durante il Covid".
Non  riuscito o non ha voluto?
"Noi l'abbiamo chiesto, ma c'era sempre qualche altra esigenza.
E alla fine hanno dovuto esternalizzare i servizi, comprare dal privato fino ad arrivare ai gettonisti.
Tutto perch il capitolo di spesa sul personale dipendente aveva il tetto bloccato".
Per assumere servono risorse.
"S, ma da investire per costruire un patrimonio professionale che possa essere valorizzato, a cui offrire prospettive di carriera e una retribuzione adeguata.
Molti non godono delle ferie maturate, altri non rispettano nemmeno i turni di riposo".
Se  cos semplice, perch nessun governo ha pensato di invertire la rotta?
"Per l'idea, insita nella cultura neoliberista, che la sanit potesse essere consegnata in gran parte al mercato.
Si  pensato che ridurre la capacit di offerta del pubblico non avrebbe creato problemi.
In fondo, i cittadini si sarebbero potuti rivolgere al privato".
Quali sono state le conseguenze?
"Tanto sulle politiche sociali quanto su quelle sanitarie, il pubblico produce risultati migliori.
Non c' studio che dica il contrario, basta guardare l'esempio degli altri Paesi.
Il privato esclude le persone pi fragili.
Il sistema pubblico  attento all'appropriatezza delle prestazioni, il privato ad aumentare i volumi.
Faccio un esempio: il privato (non accreditato) non  obbligato a rispettare le specializzazioni mediche, nel pubblico s. Non  un caso che le denunce all'Ordine dei medici stiano crescendo".
Ma il privato non  comunque un'alternativa, per chi pu permetterselo?
"Il privato ha puntato sulla diagnostica e la specialistica, a volte con un eccesso di consumo di prestazioni e accertamenti.
Anche perch dopo il Covid molte persone hanno maturato ansia nei confronti della propria salute, e capita di affidarsi a medici che non sono sempre quelli pi adatti: sta allo specialista, a quel punto, avere la seriet di indirizzarti a chi pu prendersi cura di te.
Ma  il pubblico a rispondere alle esigenze pi importanti, dai ricoveri ospedalieri alle malattie gravi".
RIPRODUZIONE RISERVATA.
Nerina Dirindin, economista sanitaria.
e docente all'universit.
di Torino.
di giulia boero.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
