L'intervista.
Il protagonismo dei lavoratori ha fatto la differenza in questi anni.
L'Appennino  una priorit". Michele Bulgarelli, segretario della Cgil di Bologna, guarda alle crisi industriali della montagna e non solo: dalla Gaggio Tech alla Sherwin, la Fiac, la Perla, fino alla Woolrich. Senza dimenticare Yoox e i 190 usciti con incentivi.
Bologna, dice dalla Corea, "si  difesa, ma non pu reggere da sola dentro un Paese che si deindustrializza".
Che cosa la preoccupa di pi?
"Che un posto di lavoro perso in Appennino  molto pi difficile da ricostruire.
Per questo resta una priorit del sindacato e delle istituzioni.
Servono nuovi insediamenti produttivi: c' una consapevolezza diffusa che la montagna non possa fare a meno dell'industria".
Per Gaggio Tech resta una ferita aperta.
"Non dobbiamo buttare via quello che c'. Una reindustrializzazione, anche parziale e con numeri bassi, oggi esiste.
Uno degli obiettivi era non perdere il capannone e difendere produzione e lavoratori.
La lotta ha consentito di arrivare fino a oggi con ammortizzatori, Naspi e incentivi.
Parliamo di un'azienda che non esiste pi: ci che  stato ottenuto  frutto di anni di determinazione".
Saga Coffee, per, insegna che una reindustrializzazione pu fallire.
"La reindustrializzazione non ha retto per la debolezza di uno dei due imprenditori entrati nel progetto Gaggio Tech. Ma quando quell'accordo fu raggiunto era un accordo da incorniciare.
Non possiamo cancellare i cento giorni di lotta e le tende davanti alla fabbrica.
E' stata una mobilitazione straordinaria".
E Yoox?
"Anche l il protagonismo dei lavoratori  stato decisivo.
L'accordo sulle uscite  arrivato perch hanno fatto scioperi articolati che l'azienda non si aspettava.
Lo hanno riconosciuto loro stessi al tavolo in Regione.
Questo dimostra che la lotta cambia i rapporti di forza".
Lei insiste sul valore delle lotte.
"Perch non va cancellata la storia di Saga Coffee, come quella di Yoox, della Fiac o della Perla.
Le vertenze possono anche finire diversamente da come vorresti, ma la lotta serve a non lasciare solo nessuno, a decidere insieme e a difendere la dignit dei lavoratori".
Perch Bologna  riuscita a limitare i danni?
"Per tre ragioni.
La prima  l'attenzione dei mezzi di comunicazione al lavoro.
La seconda  il ruolo delle istituzioni, anche attraverso strumenti come il Patto per il lavoro e per il clima, che obbliga le aziende a confrontarsi.
La terza, la pi importante, riguarda i lavoratori.
Senza scioperi, tende, picchetti e mobilitazioni molti accordi non sarebbero arrivati".
Bologna ha fatto scuola.
"In qualche modo s. Dalla crisi Saga Coffee nacque anche la norma sulle delocalizzazioni annunciata dall'ex ministro Orlando.
E penso alla Fiac di Sasso Marconi: quella vertenza contribu a produrre una tutela nazionale sui trasferimenti collettivi.
Da lotte nate qui sono arrivate risposte che hanno riguardato tutti i lavoratori italiani".
E pu continuare a fare da argine?
"Non da sola.
I dati della produzione industriale descrivono una crisi pesante.
Il nostro territorio risente anche del disastro dell'industria automobilistica tedesca.
Dentro un quadro nazionale di deindustrializzazione diventa sempre pi difficile difendersi".
Di chi sono le responsabilit?
"Penso che questa deindustrializzazione sia assecondata dal governo.
Un Paese senza classe operaia  pi facile da comandare ed  pi esposto all'odio sociale.
Non si parla di industria, salari e inflazione.
Si sposta il dibattito altrove.
Per questo chi vuole governare dopo il 2027 deve rimettere al centro una vera politica industriale.
Non possono farla da soli i lavoratori ai cancelli".
Dalla Corea, dove lei  in visita con una delegazione Cgil, invece, che lezione arriva?
"Che i diritti conquistati non sono mai garantiti.
A Busan ho incontrato lavoratori in sciopero da settimane e sindacalisti in sciopero della fame.
E' stato molto forte.
Ho visto dinamiche antisindacali che ricordano situazioni vissute anche da noi.
Cambiano i Paesi, ma resta decisivo il protagonismo dei lavoratori".
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"Ma su Gaggio Tech.
una reindustrializzazione, anche parziale e con numeri bassi, oggi esiste".
Un presidio.
"storico".
dei lavoratori.
della Saeco.
di giorgio burreddu.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
