Le riforme.
Era la "madre di tutte le riforme". E il premierato deve avere preso cos sul serio il suo ruolo materno che, dopo quattro anni di legislatura,  ancora in gestazione.
La "pi potente misura economica di cui necessita l'Italia" da ventisei (26) mesi, dopo la prima lettura in Senato, prende la polvere in un cassetto di Montecitorio.
Nessun Fratello ne parla pi, come capita con certi ex che si ha fretta di dimenticare.
Impossibile che venga approvata entro il gong delle Politiche, con tanto di referendum. Ed era gi la seconda scelta di Meloni, che nel programma elettorale del 22 sbandierava la promessa del presidenzialismo secco.
Pure il Melonellum, legge elettorale sagomata su un premierato all'acqua di rose, ha dato finora solo grattacapi alla maggioranza: fragoroso patatrac parlamentare alla Camera sulle preferenze e adesso, dopo settimane di bizze, ancora non c' accordo sui rammendi da portare a dama in Senato.
Peraltro, incombe sempre il voto segreto.
Anche l'autonomia differenziata, cara alla Lega,  arrivata all'approvazione in versione minimal, per poi essere impallinata dalla Corte costituzionale.
Pi che una rivoluzione, un contentino.
Non c' da stupirsi che di queste "potenti misure" invecchiate male, nelle 28 pagine di dossier confezionato da FdI per celebrare il governo pi longevo, non ci sia traccia.
di lorenzo de cicco.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
