il caso.
La bomba era stata lasciata in una piazza di Sperone, provincia di Avellino, vicino alla "statua del Santo", racconta Pellegrino D'Avino.
L Clesio Tavares Gomes avrebbe fatto trovare l'ordigno destinato a esplodere davanti alla casa di Sigfrido Ranucci.
E' una delle immagini pi surreali degli interrogatori del 27 agosto resi da D'Avino e da Antonio Passariello.
Una ricostruzione che la procura considera "inverosimile", ma che apre uno squarcio sulla preparazione quasi maccheronica di un attentato che maccheronico non fu affatto.
La bomba esplose davvero.
All'inizio, per,  soltanto "una botta". Gomes, racconta D'Avino, lo aggancia per strada: "Si deve mettere una botta, una cosa tranquilla". Offre 3 mila euro e vuole parlare con suo Passariello.
D'Avino pensa subito alla spartizione: "Gli chiesi di darmi una parte dei 3.000 euro e di non riferire a Passariello l'importo preciso". Poi recluta Saverio Mutone, mille euro anche a lui.
Il lavoro, lo rassicura,  una "sceneggiata": "Nessuno doveva essere ferito o farsi male".
Manca sapere dove andare.
D'Avino, la compagna e Mutone raggiungono Gomes e partono per Torvaianica.
Individuata la casa, Mutone localizza il posto con il cellulare e spedisce la posizione "a un suo amico straniero", estraneo al "lavoro": serve solo a "mantenere in memoria la posizione". Sulla via del ritorno si accende una spia dell'auto.
Il sopralluogo deve aspettare il meccanico.
Il 16 ottobre tocca a Passariello.
Il figlio lo chiama e lui trova Mutone e la bomba: "Una busta bianca", cartone e nastro da imballaggio.
Prima di partire recupera "un passamontagna e dei guanti". Mutone guida perch conosce la strada.
Del destinatario dice soltanto che "era uno come noi". Passariello capisce: "un pregiudicato che aveva fatto uno "sgarro"". Di Ranucci non sa nulla: scoprir chi  dai tigg.
Davanti alla casa Passariello propone di mettere la bomba vicino a un vaso per non danneggiare due auto parcheggiate.
Mutone dice no: deve essere "un avvertimento", l'ordigno va al cancello.
Passariello lo piazza.
La bomba esplode.
Ripartono e sulla via del ritorno si fermano a "un McDonald's". E' l, racconta Passariello, che domanda chi abbia commissionato il "lavoro": Gomes. "Se avessi saputo prima non avrei accettato". Non per la bomba, per carit. Gomes gli doveva soldi per precedenti lavori da bodyguard, "per lo pi cantanti neomelodici come Sal Da Vinci". E neppure il conto dell'attentato torna: dei mille euro promessi, "ad oggi" sostiene di averne ricevuti solo 200.
La procura mette per un grosso asterisco sulle loro versioni: D'Avino sarebbe in realt "il soggetto che ha reperito l'ordigno" e Passariello "perfettamente capace di maneggiare esplosivi". Resta il racconto che hanno consegnato ai pm: una "cosa tranquilla" che diventa una "sceneggiata" da tremila euro; una bomba prelevata vicino alla statua di un santo, un indirizzo affidato al telefono di un amico, una macchina dal meccanico, un conto da saldare e una sosta al Mc. Solo che la "sceneggiata", davanti alla casa di Ranucci, esplose davvero.
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Fotogramma.
Sopra i danni provocati dalla bomba piazzata davanti all'abitazione di Sigfrido Ranucci.
A destra Valter Lavitola, il mandante.
di giuseppe scarpa.
roma.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
