Il consenso che sfocia nel comando.
L'autoritarismo contagioso.
L'accanimento contro i pi fragili.
Anticipiamo il nuovo saggio.
del costituzionalista che d il nome a questo risentimento collettivo.
Dunque  cos: un cappio ci sta stringendo il collo.
Lentamente, senza strappi, togliendoci l'aria a poco a poco.
Tanto che i pi non se ne avvedono, cos come nessuno s'accorge d'invecchiare, giorno dopo giorno.
Ma intanto le nostre antiche libert appassiscono.
I diritti si consumano come stoppino di candela.
L'autonomia degli individui si restringe, nessuno pu davvero scegliersi il proprio stile di vita, il modo stesso con cui stare al mondo.
Il nuovo ordine giuridico s'accanisce contro gli ultimi  i poveri, i detenuti, gli immigrati.
Tutta l'autorit politica si concentra nelle mani del capo, deprimendo il Parlamento, bastonando il potere giudiziario, azzerando il sistema di.
checks and balances.
che forgia lo Stato di diritto.
E guai a chi dissente, al pensiero critico, all'opinione fuori dal coro.
C' una definizione per designare la realt che ci circonda? Questa: fascismo bianco.
Senza i moschetti e il fez, senza la marcia su Roma, senza i Balilla n le grandi parate.
Ma con la stessa intenzione e i medesimi effetti: la formazione d'un pensiero unico, intollerante verso ogni idea non ortodossa.
La differenza rispetto alle esperienze del passato  che il fascismo bianco si manifesta in modo occulto, sotto mentite spoglie.
E' un fascismo gentile, se cos possiamo dire.
Che si traveste da sovranismo  altro termine ingannevole per indicare il nazionalismo da cui scaturiscono le guerre.
Che s'ammanta del voto popolare, bench ottenuto con leggi elettorali truffaldine, con elezioni disertate dalla met dei cittadini.
Che da quel voto estrae la propria legittimazione assoluta, rendendo illegittima l'azione degli organi di garanzia costituzionale.
E che infine traduce quel poco di consenso in un comando, in un potere senza contropoteri.
Sennonch l'autoritarismo della societ politica contagia la societ civile, rendendola pi intollerante, pi cattiva.
Di conseguenza i femminicidi diventano una notizia quotidiana (un centinaio di casi l'anno). Crescono i casi di violenza sessuale (poco pi di 500 nel 2013, 1662 nel 2023), specie a danno delle giovanissime (secondo un dato Istat, nel 2025  del 37,6 per cento la percentuale di ragazze che hanno subito violenze fisiche o sessuali). In Italia un anziano su tre subisce a propria volta atti di violenza, dichiara l'Oms. Il maltrattamento dei minori raggiunge numeri record (nel 2025 l'Autorit garante per l'infanzia e l'adolescenza ha enumerato 113.892 vittime, con un aumento del 58 per cento in cinque anni). Si radicalizza l'odio online contro donne, gay e disabili, come mostrano le mappe annuali di Vox, l'Osservatorio italiano sui diritti.
S'impenna il sentimento negativo verso i musulmani (tocca il 67 per cento degli italiani, stando a un sondaggio Swg del novembre 2024), cos come l'antisemitismo (877 episodi nel 2024, quasi il doppio rispetto all'anno precedente, mai cos tanti dal dopoguerra). E in generale l'intolleranza si traduce in una malattia sociale, che contagia vasti strati della popolazione.
Questo accanimento contro chi  pi fragile determina un'offesa alla Costituzione.
Se c' un tratto, se c' un segno distintivo nella Carta del 1947, esso consiste infatti nella protezione dei pi deboli, di chi versa in condizioni di minorit sociale.
I malati (articolo 32). I disoccupati (articolo 4). Gli studenti bisognosi (articolo 34). I detenuti (articolo 27). Gli stranieri (articolo 10). I poveri (articolo 38). E naturalmente vecchi, donne, bambini, cui si rivolge una decina di disposizioni.
Ma perch la lezione costituzionale  finita nell'oblio? Per quali ragioni? Risposta: perch questo  il frutto avvelenato del clima che segna i nostri tempi: l'avvento della "personalit autoritaria", come la defin un celebre studio di Theodor Adorno e dei suoi alli.
evi, condotto all'universit di Berkeley negli anni Quaranta del secolo scorso.
Ovvero un tipo umano forte con i deboli, debole con i forti.
Dunque razzista per vocazione, pi che per convinzione.
Tipi cos sono sempre esistiti, nelle sacche maleolenti d'ogni societ. Ma se adesso diventano un esercito  a causa delle parole d'ordine che ci somministra la politica, della militarizzazione dei conflitti, della criminalizzazione del diverso.
Da qui un sentimento, o meglio un risentimento collettivo, che a sua volta trae alimento dalla sensazione di pericolo che ciascuno avverte non soltanto rispetto alle minacce esterne  crisi climatica, guerre, terrorismo, immigrazione, epidemie  bens nella stessa esperienza personale, nella precariet che la circonda.
Giacch viviamo nella societ del rischio, come la definisce Ulrich Beck. Mentre il potere diventa sempre pi potente, se non anche onnipotente.
Si  aperta, o meglio si  riaperta, l'epoca degli imperi  Cina, Stati Uniti, Russia  che si sfidano a vicenda e signoreggiano sul mondo.
Attorno ai grandi imperi, potenze pi piccole, ma altrettanto aggressive, s'affacciano sul palcoscenico mondiale.
E l'aggressivit si scarica all'interno, non soltanto fuori dai confini nazionali.
Travolgendo il modello democratico, in nome del nuovo paradigma  autoritario, intransigente, ostile.
Serve, insomma, una nuova Resistenza.
Con le manifestazioni non violente, con la pratica dell'obiezione di coscienza, con la denuncia  non certo andando sulle montagne armati di fucili.
Ma innanzitutto serve riconoscere il male, l dove attecchisce.
Forse nessuno, meglio di Italo Calvino, ha saputo indicarcene la via, nella chiusa delle.
Citt invisibili.
. "Due modi ci sono per non soffrirne.
Il primo riesce facile a molti: accettare l'inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo pi. Il secondo  rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all'inferno, non  inferno, e farlo durare, e dargli spazio".
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L'aggressivit si scarica all'interno, non solo fuori dai confini.
Travolgendo.
il modello democratico.
di.
MICHELE AINIS.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
