Prima degli altri ha narrato la lotta per l'acqua.
e il radicalizzarsi dei giovani delle colline.
Ora lo scrittore torna con un romanzo.
dove la storia invade le vite di ebrei e arabi.
"Una guerra senza fine  insostenibile".
 un gruppo di ragazzi che a partire dagli anni Ottanta cresce insieme in un villaggio: i primi amori, il sogno di formare un gruppo musicale e di viaggiare, l'idea di iniziare un business con cui, chiss, un giorno, diventare ricchi.
Quattro decenni di amicizia, tradimenti, sogni e speranze.
Ma il villaggio non  un posto qualunque, perch si trova alle porte di Gerusalemme: ecco dunque che la Storia si affaccia e si prende la scena, travolgendo la vita dei protagonisti.
E' il filo rosso di.
Seguendo le tracce.
(Giuntina), il nuovo romanzo dello scrittore israeliano Assaf Gavron.
Il suo libro parte come un racconto corale nella migliore delle tradizioni: un'avventura, un cane amatissimo, un campo di basket. Poi per, pagina dopo pagina, il tono cambia: la Shoah, la Nakba, la guerra in Libano.
Davvero non c' modo in Israele di fare letteratura senza coinvolgere la Storia?
"Ci ho provato.
Volevo scrivere una storia personale, non nazionale.
Ma pi andavo avanti, pi il villaggio dove vivono i protagonisti diventava centrale: non  un posto qualunque, ma un luogo dove sono successe cose importanti, per i ragazzi e le loro famiglie, ma anche per il sionismo e tutte le famiglie di questo Paese.
Allora ho capito che, anche se questi giovani facevano cose comuni a tutti i ragazzi del mondo, non potevano fuggire alla Storia.
Perch in questa regione, anche se la eviti, viene lei a cercare te.
Questo vale per chi viene travolto dalla guerra, ma anche per gli altri: uno dei miei protagonisti diventa un famoso designer: ma di cosa? Di tombe.
Un altro si occupa di cibo: ma anche intorno al cibo c' una contesa politica.
Vivono in Israele e a queste cose non possono fuggire".
Ha usato la parola "sionismo": non serve che le dica che non  un termine popolare in Europa di questi tempi.
"E' giusto ammettere che quando parliamo di "sionismo" siamo di fronte ad un problema.
A mio parere il sionismo come idea di base  quella di dare una terra al popolo ebraico dopo anni di sofferenze e di dargliela non in un luogo qualunque ma dove c'erano le sue radici  non porta con s qualcosa di maligno.
Ma negli anni il sionismo  stato associato con cose assai problematiche: prima fra tutte la mancata volont di riconoscere che c' un altro popolo che vive qui e ci ha vissuto durante la nostra assenza.
L'attuale governo israeliano rappresenta il lato pi oscuro del sionismo: io sono d'accordo con chi contesta.
Non con chi trasforma questo argomento in antisemitismo e lo usa per cancellare il diritto ad esistere di Israele".
La critica dice che alcuni dei suoi libri sono stati profetici: penso a "La Collina", in cui ha raccontato i giovani coloni che mettono a ferro e a fuoco la Cisgiordania prima che diventassero cos potenti.
O a "Idromania", dove il controllo delle risorse vuol dire dominio.
Seguendo le tracce, dove ci porta?
"Non penso al futuro quando scrivo, scrivo di ci che mi interessa: ma  vero, i giovani delle colline oggi decidono che direzione prende il Paese.
E la questione del riscaldamento climatico  diven.
tata.
preponderante.
Le direi che il filo rosso  il villaggio, la voglia di tornare a dove appartieni, dove ti senti a casa.
Alcuni ragazzi partono, per la citt o per l'estero: ma poi tornano l, dove ci sono i loro sogni di bambini.
Sempre pi persone in Israele stanno facendo la scelta di andare via perch non ce la fanno pi. L'ho fatto anche io per un po': ho vissuto in America, in Canada, a Berlino e a Londra.
Ma poi sono sempre tornato alla mia lingua, al posto che chiamo "casa"".
Per negli ultimi anni lei ha detto spesso che in questa casa non si riconosce pi.
"Non sono stati anni normali questi.
Ma alla fine stare altrove non  facile.
Io davvero non credo che Netanyahu vincer ancora: per le mie figlie, che sono adolescenti, dicono che comunque vada da adulte non resteranno qui.
Non sar io a fermarle, ma io ho scelto di tornare.
E di restare".
Per molti di quelli che criticano Israele restare equivale a condividere: lei che ne pensa?
"Io credo che la cultura non dovrebbe essere chiamata a pagare le conseguenze di quello che sta facendo questo governo.
Molti di noi hanno parlato e hanno agito contro questo governo e le sue politiche.
Personalmente non sono mai stato attaccato all'estero, ma chisssarei stato tradotto in pi lingue in un altro momento? Sarei stato invitato di pi? Pu darsi, non posso saperlo".
Nel libro c' un passaggio che racconta il post 1967. Gli abitanti arabi del villaggio tornano venti anni dopo essere stati cacciati e non trovano pi nulla.
Eppure, nella reazione della maggior parte di loro  come della maggior parte degli ebrei  non c' rabbia, ma accettazione.
Sta dicendo che la convivenza  ancora possibile? Nonostante tutto?
"Sono due domande diverse.
Per i palestinesi che tornano il punto non  la mancanza di rabbia, ma di possibilit di reagire: non hanno la forza di far nulla.
L'assenza di aperta ostilit non significa che abbiano dimenticato l'accaduto.
Ma anche dopo lo sradicamento e la perdita, non ogni incontro deve necessariamente essere ostile.
E' proprio in quella possibilit di contatto umano che, a mio avviso, ha inizio la convivenza.
Dunque s, la convivenza  possibile, anche se resta una certa ostilit. Anzi, a mio parere non c' altra scelta.
Abbiamo sperimentato le alternative  conflitto, guerra e occupazione  e non hanno dato buoni risultati.
Una convivenza tra ebrei e palestinesi all'interno di Israele esiste gi. E' tutt'altro che perfetta, ma viviamo insieme.
Alla fine, raggiungeremo la convivenza: forse ci vorr un altro secolo, ma ci arriveremo.
Non ho dubbi, perch una guerra senza fine  insostenibile.
Ma servir molto tempo per superare la paura e la rabbia che in tanti provano".
diFrancesca Caferri.
RIPRODUZIONE RISERVATA.
L'attuale governo rappresenta il lato pi oscuro del sionismo.
Ma ci non giustifica.
i gesti antisemiti.
Raggiungeremo.
la convivenza: forse.
ci vorr un altro secolo.
per ci arriveremo.
Non ho dubbi.
.
.
ATEF SAFADI/EPA/ANSA.
C'
