l'intervento.
segue dalla prima.
Il problema, allora, non  che l'autenticit sia scomparsa.
E' che rischia di essere progressivamente marginalizzata dalla sua rappresentazione sempre uguale e spesso fuori contesto.
Abbiamo cominciato a vendere un'immagine semplificata della Puglia e, qualche volta, per renderla pi facilmente riconoscibile e commercializzabile, stiamo indebolendo proprio la realt dalla quale quell'immagine  nata.
Il paradosso  tutto qui, perch mentre celebriamo l'identit pugliese, rischiamo di consumarne le condizioni materiali, sociali e culturali.
Ma l'autenticit non pu neppure coincidere con l'immobilit. I territori vivono, cambiano, accolgono nuove persone, modificano le proprie abitudini e costruiscono economie diverse.
Anche la Puglia di oggi  il risultato di trasformazioni, incontri e contaminazioni.
Non dobbiamo, quindi, scegliere tra una Puglia sottratta al turismo e una Puglia interamente consegnata al mercato.
Dobbiamo decidere come governare la trasformazione.
La questione centrale non  quanti turisti arrivino, ma quale rapporto costruiamo tra chi arriva e chi in questi luoghi continua a vivere.
Il turismo diventa estrattivo quando utilizza il paesaggio, il patrimonio culturale e le comunit come risorse da "indossare" per il tempo di una vacanza, lasciando sul territorio soltanto una parte marginale del valore prodotto.
Lo diventa quando rende pi difficile per i residenti trovare casa; quando all'aumento delle presenze corrisponde soltanto una crescita del lavoro precario e stagionale, senza un incremento stabile e proporzionato dei redditi pro capite; quando le attivit destinate alla vita quotidiana vengono sostituite da servizi rivolti esclusivamente ai visitatori e caratterizzati, troppo spesso, da standard professionali inadeguati.
Lo diventa, soprattutto, quando chi abita un luogo comincia a sentirsi ospite scomodo nella propria citt. Perch la crescita dei flussi, da sola, non misura lo sviluppo.
Pu rappresentare un'opportunit straordinaria, ma soltanto se genera economie diffuse, servizi migliori e nuove possibilit per le comunit locali.
Perch l'autenticit non pu essere un'etichetta che ciascun operatore attribuisce alla propria offerta.
E' una relazione coerente tra ci che raccontiamo e ci che siamo.
Non si tratta di fermare il turismo, n di rimpiangere una Puglia immobile e idealizzata che forse non  mai esistita.
Si tratta di riconoscere che il numero di arrivi non pu essere l'unico parametro chiamato a decidere il futuro dei territori.
Servono politiche pubbliche, regole, programmazione e una visione capace di stabilire limiti, distribuire i benefici e proteggere ci che non deve necessariamente essere messo in vendita.
Perch l'ospitalit  una parte profonda della nostra identit, ma essere ospitali non significa rendere illimitatamente disponibile ogni spazio della nostra vita.
La Puglia non deve chiudersi a chi arriva, ma deve evitare di espellere chi la abita.
La domanda, allora, non  se la Puglia autentica esista ancora.
La domanda  quale Puglia vogliamo costruire.
Se immagini.
amo una terra organizzata per essere pubblicata sui social oppure una terra ancora capace di essere vissuta, nella quale anche il turista possa entrare senza consumarne l'identit. Perch l'autenticit non si conserva mettendola sotto vetro, ma neppure mettendola continuamente in scena.
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di dario stefano.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
