l'intervista.
Il rischio di trascorrere intere ore in aule bollenti non  affatto una fantasia, ma un dato di realt che impone una riflessione.
Il professor Nicola Laforgia, pediatra e direttore dell'unit operativa complessa di Neonatologia e terapia intensiva neonatale del Policlinico, ragiona sulla richiesta di posticipare l'avvio dell'anno scolastico per via dell'ondata di calore straordinaria.
E mette in guardia sui rischi di temperature cos elevate.
Professore, c' un rischio effettivo?
"Direi propri di s. Stiamo soffrendo tutti per temperature al di fuori del normale, anche rispetto agli anni scorsi.
Il che pone il problema del cambiamento climatico, su cui bisogner porre la massima attenzione".
A che problematiche si va incontro?
"Senza arrivare ai casi peggiori come il colpo di calore o i crampi e l'esaurimento da calore, gli studenti sono sicuramente esposti a una riduzione della concentrazione e a minore attenzione.
In buona sostanza, possono essere meno in grado di seguire le lezioni e queste condizioni rendono il momento dell'apprendimento pi difficoltoso".
Ci sono fasce di et in cui gli studenti sono pi vulnerabili?
"I pi vulnerabili sono i bambini piccoli, quelli dell'asilo o gli scolari delle elementari.
Un ragazzo pi grande di solito  in grado di capire che deve bere di pi e recepisce con pi prontezza i segnali corporei che indicano che qualcosa non sta andando bene".
Ci sono patologie particolari che possono portare a risentirne maggiormente?
"Ci sono situazioni in cui il caldo pu impattare su una patologia gi presente: penso per esempio ai bambini con la fibrosi cistica, che possono avere un maggiore rischio di disidratazione, anche se in questi casi le famiglie sono solitamente pi educate alla prevenzione.
Ma aule calde sono un rischio per tutti, anche per via dell'umidit".
Ci sono accorgimenti che la scuola pu assumere?
"L'accorgimento  quello di avere ambienti climatizzati.
Quando il caldo  eccessivo, anche ottenere movimenti di aria aprendo le finestre non serve a molto perch entra soltanto aria calda.
Stiamo andando verso una situazione in cui, come per gli ambienti di lavoro, anche nelle scuole sar necessario avere i climatizzatori.
A questo si deve aggiungere la preparazione del personale a cogliere segnali di disagio, ma sono situazioni che tamponano una condizione che invece va prevenuta".
Un kit per le famiglie?
"Fermo restando che bisogna discutere sull'opportunit di far stare gli studenti in aule bollenti, e in questo i sindaci che esprimono perplessit hanno ragione, i consigli sono i soliti: far bere i bambini di pi, dare cibi facilmente digeribili, non vestirli pesantemente.
Saranno anche una serie di banalit, ma vanno assolutamente ricordate".
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"Per i bambini risulta.
complicato recepire.
i segnali che arrivano.
dal corpo", spiega il pediatra e docente universitario. "Servono.
ambienti climatizzati".
di pierfrancesco albanese.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
