Raffaele CONTE.
Il medico psichiatra Pietro Sangiorgio, presidente dell'associazione Alzheimer-Salute-Architettura (ASA) di Ginosa, ha scritto all'ingegnere Vito Bavaro, direttore generale dell'Asl Taranto.
Il contenuto della missiva verte sulla richiesta formale di riconoscimento del caregiver quale figura di supporto funzionalmente integrata nel percorso assistenziale e nella presa in carico della persona con disabilit o affetta da Alzheimer e altre patologie correlate alla demenza.
Ci comporterebbe che nelle strutture pubbliche oppure convenzionate, la presenza del caregiver debba essere considerata non come elemento esterno o tollerato, ma come componente funzionale dell'assistenza, della comunicazione clinica e della presa in carico.
Questo indirizzo, tra l'altro,  incluso nella delibera del Garante Nazionale delle persone con disabilit, approvata il 29 maggio scorso.
Sangiorgio spiega che "nell'ambito delle proprie funzioni istituzionali, si  chiesto al direttore Bavaro di favorire una uniforme e corretta applicazione della "Raccomandazione" del Garante Nazionale.
Nello specifico, persone che possono presentare bisogni assistenziali, relazionali, comunicativi, cognitivi e comportamentali tali da rendere necessaria, anche in ambito ospedaliero e sanitario, la presenza continuativa della persona di riferimento che, ordinariamente, presta supporto e assistenza".
"Considerando altres prosegue Sangiorgio - che la presenza del caregiver familiare non costituisce, in tali situazioni, una mera vicinanza affettiva o una semplice forma di sostegno morale, ma rappresenta un elemento essenziale per rendere concretamente possibile l'accesso alle cure, all'effettiva comprensione dei bisogni della persona, alla corretta trasmissione delle informazioni cliniche rilevanti, nonch alla tenuta relazionale e comportamentale in contesti di particolare vulnerabilit". Dunque, l'obiettivo dell'associazione Asa  eliminare la disomogeneit del riconoscimento del ruolo e funzioni del caregiver che, non di rado e impropriamente, produce effetti lesivi del principio di uguaglianza sostanziale, ostacola la continuit assistenziale e determina un pregiudizio reale all'effettivit del diritto alla salute delle persone con disabilit oppure che si trovano in condizioni di particolare fragilit.
"Le quali - osserva Sangiorgio - non possono essere trattate in ambito sanitario secondo parametri standardizzati che prescindono dai suoi bisogni concreti.
E tutto ci -sottolinea- trova fondamento nei principi supremi dell'ordinamento costituzionale, nelle fonti sovranazionali e legislative che impongono una protezione effettiva dei diritti delle persone con disabilit, fragili".
Da qui l'amara riflessione del medico: "L'invecchiamento della popolazione italiana, con il contemporaneo aumento delle persone fragili, non autosufficienti, e non ultime, delle persone che vivono con demenza, ha procurato nell'ultimo decennio un forte aumento della domanda assistenziale e sanitaria.
La complessit di questa domanda, fatta di bisogni bio-psico-sociali, economici e ambientali, atipici rispetto alla tradizionale domanda di cure mediche, non ha avuto risposte professionali e organizzative appropriate.
Bisogni insoddisfatti, sofferenza e disagi di ogni genere gravano attualmente quasi esclusivamente sulle famiglie e, indirettamente, sulle strutture sanitarie (Pronto Soccorso, Ospedali, Rsa). La crisi del sistema di welfare tradizionale, purtroppo, non ha trovato ancora risposte potenzialmente capaci di ridurre il carico delle famiglie.
E la situazione  particolarmente grave nel Meridione d'Italia dove un approccio familistico e individualistico alla gestione della sofferenza hanno impedito la crescita di una coscienza e responsabilit collettivit".
A tutto ci Sangiorgio somma la non proroga delle dimissioni protette da parte del Ministero alle Politiche Sociali. "A questo bando abbiamo partecipato come partner della Cooperativa Alima di Ginosa, ma il 30 aprile scorso  terminato e non si hanno notizie sul suo proseguimento".
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
