Adelmo GAETANI.
Dall'esordio, da liceale curioso di nuove esperienze, sul foglio locale di Trepuzzi "La Villa" a inviato di punta e conduttore del Tg1. Davvero un salto triplo, carpiato per il salentino Giuseppe Rizzo, Premio alla Carriera alla XV Edizione del Premio Nazionale di Giornalismo "A. Maglio".
Possiamo parlare di una partenza dal basso?
"Certo, ma all'inizio era solo un gioco, non avevo mai pensato di diventare giornalista.
Dopo la laurea in Giurisprudenza e alcune esperienze internazionali, presentai domanda come stagista all'Ufficio dei Portavoce dei Commissari Europei.
Fui chiamato e inserito nello staff del commissario agli Affari Interni, il portoghese Antonio Vitorino.
La mattina presto partecipavo alla riunione che provava a prevedere le domande dei giornalisti - in un certo senso nostra controparte -, predisponendo le risposte.
Una sorta di gioco delle parti tra informazione e Istituzioni.
Esperienza molto formativa".
E dopo?
"Era appena nato, per volont di Renato Soru, Tiscali Europa, sito online in quattro lingue, diretto da Giovanni Valentini.
Fui assunto, insieme ad altri stagisti, e per oltre tre anni mi occupai di questioni Europee, prima di incrociare l'agenzia AdnKronos, che aveva appena aperto un canale dedicato soprattutto al Medio Oriente.
Fui assunto e per 11 anni ebbi modo di seguire eventi come le Primavere arabe e l'attentato al Museo del Bardo di Tunisi e di conoscere da inviato Iran, Turchia, Egitto, Libia, Siria, Pakistan, Angola, Angola, Sierra Leone e altri Paesi dell'Africa.
Poi l'approdo in Rai".
Un passaggio che avvenne come?
"Su questo aspetto, posso dire che nella mia vita professionale non ho mai utilizzato scorciatoie.
Semplicemente, fu indetto un concorso per cento posti di giornalista e partecipai con molti dubbi in me.
Mi dicevo:  quasi impossibile che possa farcela".
Invece?
"Superai la prova ed entrai in Rai.
La redazione regionale del Molise fu la prima sede di lavoro.
Era il 2016".
Dai grandi scenari internazionali alle piccole storie di provincia.
Un sorta di demansionamento?
"Confesso che, sbagliando, per un momento l'ho pensato anch'io.
Invece  stata l'occasione per completare la mia formazione professionale.
Il contatto con le piccole realt aiuta a definire meglio i problemi.
E comunque, ad un certo punto arriv il momento della svolta".
Che cosa accadde di particolare?
"Era novembre 2019, il Molise venne scosso da un forte terremoto.
Ingenti danni, borghi devastati e in pi l'allarme sulla tenuta dei ponti stradali.
Dopo il crollo del Morandi la questione relativa alla stabilit dei viadotti aveva assunto un carattere prioritario.
Inviato nelle zone terremotate, fui impegnato in un'attivit frenetica che mi port in poco meno di 24 ore ad effettuare 98 collegamenti con Rai Radio, Tg1, Tg2, Tg3 e RaiNews. Fu l'occasione per farmi conoscere.
Cos si aprirono le porte del Tg1, come inviato, poi anche come conduttore e curatore di servizi speciali".
Inviato dove?
"Diciamo che l'esperienza  stata, e continua ad essere, diversificata: ricordo le Olimpiadi invernali di Pechino, l'addio alla Regina Elisabetta, l'incoronazione di Re Carlo, i funerali di Pel in Brasile, la guerra di Gaza dopo il 7 ottobre, la guerra in Libano nel 2024, la Groenlandia nelle mire di Trump, i Mondiali di calcio negli Usa.
Situazioni e storie diverse, ma il mio approccio alla notizia non  mai cambiato".
In che senso?
"Il metodo  sempre lo stesso: quando arrivi in un posto devi calarti in quella realt, capire che cosa e come la gente vive l'evento di cui ti occupi.
Se devi raccontare una guerra, certamente parli delle parti in conflitto, ma quello che conta davvero  l'impatto della guerra sulla vita delle persone e come  cambiata la loro esistenza.
E il modo migliore per capire che cosa accade  far parlare la gente del dramma che vive, semmai sottolineando piccoli episodi che per spiegano l'enorme portata del conflitto.
In generale, nel mio ruolo di osservatore, o meglio di testimone, preferisco fare domande cercando risposte tra quanti la guerra la subiscono, perch, visto dal basso, il conflitto armato  sofferenza per tutti.
Mi  capitato di intervistare i parenti degli ostaggi di Hamas, avvertendo il senso di un dolore profondo; lo stesso sentimento che ho riscontrato parlando con gli abitanti di Gaza sotto le bombe israeliane.
Proprio in quei momenti ci si rende conto che davvero la guerra non ha senso, come Papa Leone XIV, purtroppo inascoltato, cerca di far capire ai potenti del mondo".
Una carriera in ascesa, sin dove?
"Non lo so e non posso dirlo io.
Comunque il mio sogno  continuare a raccontare il mondo, avendo il privilegio di poter entrare nelle case degli italiani attraverso il Tg1. Sempre avendo come punto di riferimento professionale il ruolo del giornalista-testimone, chiamato a raccontare le cose che i suoi occhi vedono, non il punto di vista personale.
Un'ultima parola sul Premio Maglio: per me  un onore aver ricevuto questo prestigioso riconoscimento, spero sia meritato e, comunque, sar uno stimolo in pi a praticare un giornalismo rispettoso di una buona e corretta informazione al servizio dei cittadini".
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
