(...) sulle primarie per la scelta della leadership: in realt, sul nodo della candidatura a premier di Elly Schlein o Giuseppe Conte.
Pi che interrogarsi sulla loro bont e legittimit in astratto, andrebbe valutata la loro opportunit in questo specifico contesto, a fronte di una priorit ben pi urgente per il centrosinistra: prima ancora di scegliere il proprio leader, costruire una coalizione coesa, con un'identit politica, un programma condiviso e una credibile capacit di governo.
Obiettivo tuttora avvolto in un percorso alquanto fumoso e indeterminato nei tempi e nelle modalit.
Le primarie funzionano quando esiste una comunit politica integrata e riconoscibile, nella quale soggetti diversi condividono un nucleo fondamentale di valori, cultura politica e prospettiva di governo.
Il "campo largo" di oggi non possiede ancora questa caratteristica:  piuttosto un insieme (incompiuto) di forze che hanno storie, culture e sensibilit differenti, dal riformismo europeista di gran parte del Pd alla matrice populista e antisistema del M5S, fino all'arcipelago di forze di sinistra e centriste.
Queste differenze non sono necessariamente un limite: possono diventare una ricchezza se ricomposte attraverso un confronto politico serio e dentro un progetto di governo condiviso.
E le primarie, in questa fase, non possono essere utilizzate per risolvere, attraverso la conta tra i candidati, i nodi programmatici che la coalizione non  ancora riuscita a sciogliere.
Giorni fa Giuseppe Conte in un rigurgito populista unito a indubbie abilit tattiche (vedi la recente polemica sulla cultura woke) aveva prospettato proprio tale percorso a proposito di questioni cruciali come la pace in Ucraina e il ruolo dell'Europa: affidare, in sostanza, alle primarie il compito di stabilire quale posizione dovesse assumere la coalizione.
Ma le primarie convocate per scegliere un leader dovrebbero presupporre una linea politica e programmatica gi condivisa a fondamento dello stare insieme, non trasformarsi nella gara in cui chi vince impone la propria visione sui grandi temi della politica nazionale e internazionale.
C' una differenza sostanziale tra scegliere con le primarie chi debba rappresentare un progetto comune e affidare ad esse la decisione su quali debbano essere i contenuti di tale progetto.
Nel primo caso la consultazione  uno strumento di legittimazione democratica; nel secondo, rischia di trasformarsi in una gara tra identit politiche, nella quale la vittoria di un candidato coincide con la prevalenza della sua cultura politica sulle altre.
Le differenze tra Pd, M5S, AVS ed altri vanno affrontate producendo quella sintesi politica che ancora manca al centrosinistra su temi come politica estera, difesa, giustizia, politica industriale, energia, transizione ecologica.
E poi, realisticamente, quale sarebbe lo scenario il giorno dopo le eventuali primarie, cos come si vanno prefigurando, fortemente polarizzate tra Elly Schlein e Giuseppe Conte? Se vincesse Schlein, il M5S dovrebbe gestire una sconfitta che parte del proprio elettorato vivrebbe come una soggezione al Pd, ridando forza alle originarie spinte antisistema e a chi considera l'alleanza di centrosinistra una scelta tattica e non strategica.
Se vincesse Conte, la sconfitta di Schlein aprirebbe verosimilmente una crisi nella segreteria del Pd, con un "redde rationem" interno che rischierebbe di destabilizzare il partito principale della coalizione proprio a ridosso della campagna elettorale.
Scenari ipotetici ma che rappresentano rischi politici molto concreti.
E' davvero questo il modo migliore per costruire un'alternativa al centrodestra? Una destra che, pur attraversata da tensioni e differenze, dispone oggi di una leadership forte e riconosciuta in Giorgia Meloni.
Si sostiene, altres, che le primarie servano a spezzare le logiche di apparato, affidando direttamente agli elettori scelte cos significative.
Ma una tale contrapposizione , in questo caso, artificiosa e fuorviante.
La funzione di una classe dirigente politica  mediare, costruire sintesi e assumersi responsabilit, compresa quella di individuare, nel confronto con gli alleati, la persona pi adatta a rappresentare una coalizione.
Non tutto ci che viene deciso dalle leadership  un cedimento alle logiche di apparato: talvolta  semplicemente politica.
Rinunciare a tale funzione pu portare a meno politica anzich pi democrazia.
Per questo oggi il "campo largo" ha bisogno, con urgenza, di un percorso trasparente e unitario, ben comprensibile ad elettori e militanti: un confronto tra forze politiche e movimenti, che coinvolga pienamente il ricco patrimonio di competenze degli amministratori locali, per la elaborazione del programma e del patto di coalizione e la individuazione della leadership. Non  la strada pi spettacolare, ma  certamente quella pi matura per vincere le elezioni, quelle vere, e, soprattutto, governare insieme il giorno dopo.
Un patto che torni ad coinvolgere militanti ed elettori attorno ad una stagione di riforme che rilancino un paese depresso e immobile nella sua struttura economica e produttiva e nella sua dimensione sociale, a cominciare dal drammatico inverno demografico e dall'inarrestabile fuga di giovani.
E allora, forse, il popolo delle primarie sarebbe ben lieto di rinunciare a una domenica ai gazebo di fronte alla prospettiva, ben pi importante, di poter finalmente votare per una coalizione di centrosinistra credibile, guidata da una leadership condivisa e capace di garantire cinque anni di governo progressista.
Salvatore Tomaselli.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
