Matteo BOTTAZZO.
Il paese cerca pian piano di tornare alla normalit dopo i primi giorni di grande paura e di timori.
Questi ultimi, a dire il vero, ancora ci sono.
Timori soprattutto per la salute.
"I primi giorni s, c'era un cattivo odore, ma adesso almeno non ne vedo la necessit di mettere pi una mascherina": riflette cos un cittadino di Lequile all'indomani del violento incendio sviluppatosi presso l'impianto di stoccaggio e gestione rifiuti adiacente alla statale 101.
Il rogo ha generato una densa colonna di fumo scuro e ha sparpagliato cenere e fuliggine su un'ampia porzione del territorio circostante.
Mentre prosegue il lavoro dei Vigili del Fuoco e delle forze dell'ordine per fare luce sulle cause dell'evento, la popolazione locale si trova a fare i conti con i disagi quotidiani e con forti incertezze sulla salubrit dell'aria e dei prodotti agricoli della zona.
Raccogliendo le testimonianze dirette degli abitanti e degli operatori commerciali del comune salentino emerge un quadro frammentato, sospeso tra chi cerca di mantenere la calma, chi applica rigide precauzioni e chi chiede a gran voce risposte immediate.
"Finch non avremo questi benedetti risultati di Arpa, non dormir sogni tranquilli - dice una signora mentre esce da un negozio di alimentari -. E speriamo che ci dicano veramente come stanno le cose perch non si pu giocare con la salute delle persone.
Non so quanta plastica sia bruciata in quell'impianto di rifiuti, ma certamente era tanta e certamente un danno lo ha procurato.
Chi di competenza si metta la mano sul cuore e ci dica la verit, solo quella".
L'atteggiamento oscilla tra la rassegnazione e l'adattamento.
Diversa la reazione sul fronte degli alimenti e sull'opportunit di riservare un'attenzione particolare a frutta e verdura del territorio.
C' chi ammette con disincanto: "Non ci ho fatto caso, se la devo mangiare o meno, se fa male o meno".
Di parere opposto sono invece altri residenti che, pur fidandosi delle autorit, continuano a mantenere alta la guardia per tutelare la propria salute: "S, noi stiamo lavando tutto col bicarbonato.
Sicuramente laviamo meglio la frutta e la verdura, sperando che possa servire a qualcosa.
Ma comunque ci fidiamo di Arpa e di chi sta seguendo tutta la situazione".
Ma  tra gli esercenti e i commercianti della zona centrale e dei pressi di Largo San Vito che emergono i racconti pi drammatici legati all'impatto immediato del rogo, vissuto in prima persona durante il fine settimana.
"Da ristoratore abbiamo vissuto un sabato anomalo - racconta l'uomo - in particolare noi che abbiamo i nostri tavoli all'esterno: nessuno si  seduto, abbiamo chiuso prestissimo perch l'aria era davvero irrespirabile".
A farsi portavoce dei dubbi e dell'inquietudine diffusa tra la popolazione  lo stesso sindaco di Lequile Vincenzo Carl, che non ha esitato a mettere a nudo le criticit strutturali e i limiti del sistema di monitoraggio ambientale dell'area.
"In effetti, la diffusione di questi dati parziali lascia molti dubbi - dice il primo cittadino -. E' vero che venerd dovrebbero essere pubblicati i dati ufficiali sulla diossina, ma queste informazioni frammentarie stanno solo generando grande confusione tra i cittadini.
Emerge inoltre un altro aspetto critico: il nostro territorio non  adeguatamente attrezzato per gestire la fase successiva a un incendio.
Questa emergenza, verificatasi alla Ecotecnica, ma che avrebbe potuto colpire qualsiasi altra area del Salento, fa venire alla luce una triste realt: non siamo pronti a fronteggiare simili criticit. Dalle varie conferenze  emerso anche che Arpa dispone di sole due centraline di monitoraggio.
A mio parere, un numero del tutto insufficiente per valutare la salubrit dell'aria in una giornata caratterizzata da venti mutevoli.
Ai miei concittadini chiedo di attendere venerd, riponendo fiducia nei risultati ufficiali.
Resta per il fatto che le analisi si basano su due soli punti di rilevamento lungo un'unica direttrice, senza garantire una copertura a 360 gradi del fenomeno, al di l dell'applicazione di eventuali modelli matematici".
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