Prima arrivano il silenzio e il mare, a seguire il rumore dei remi che entrano nell'acqua fino a trovare lo stesso ritmo.
Infine, la voce di chi, al timone, deve tenere insieme tutto: uomini, barca, fatica e paura di perdere.
E' l che Brindisi riconosce Francesco Romanelli.
Lo riconosce a bordo di uno "schifarieddu" (piccola imbarcazione a due vogatori), nel gesto sicuro di chi ha passato una vita a guardare il mare e a capirne gli umori.
Lo riconosce perch Romanelli non  soltanto uno dei campioni che hanno scritto la storia dei Vogatori Remuri.
E' uno di quegli uomini nei quali la citt di Brindisi riconosce una parte di se stessa.
Venerd 4 settembre, alle 21.30, davanti alla Scalinata Virgilio, il mare torner a essere teatro di gara per il trentunesimo Palio dell'Arca di San Teodoro.
A sfidarsi saranno il Rione Sciabiche e il Villaggio Pescatori, in una competizione che da oltre trent'anni custodisce e rinnova la memoria marinara di Brindisi.
Gli schifarieddi solcheranno le acque del lungomare, con i Vogatori Remuri pronti a difendere una tradizione e, al tempo stesso, il prestigio conquistato con il recente successo al Meeting nazionale "Trofeo dell'Adriatico e del Mar Ionio". Questa volta, dietro la gara, ce n' un'altra, pi silenziosa.
E' quella che riguarda Francesco.
Al trentesimo Palio avrebbe dovuto chiudersi l'ultima pagina della sua avventura agonistica.
L'ultima partenza, l'ultimo percorso, l'ultimo arrivo.
Una conclusione naturale per un atleta che ha attraversato stagioni, generazioni ed equipaggi, accumulando vittorie e diventando nel tempo maestro e punto di riferimento per chi ha imparato a vogare guardandolo.
Avrebbe dovuto essere un addio.
Ma Francesco Romanelli non sembra fatto per gli addii.
Per lui il mare non  mai stato soltanto il luogo della gara.
E' stato il lavoro, quando per anni ha vissuto le giornate all'Arsenale di Brindisi.
E' stato il legno delle barche che conosce e sa trattare con la pazienza di chi custodisce un mestiere antico.
E' stato la storia delle Sciabiche, il quartiere che porta dentro e racconta attraverso ricordi, poesie, soprannomi, storie di uomini e di mare.
Soprattutto,  stato la voga. "Vujare", a Brindisi: una parola che dice molto pi di remare.
Dentro c' la fatica, il gesto, la sfida, ma anche un modo di stare insieme e di sentirsi parte di qualcosa.
Romanelli quella parola l'ha trasformata in una vita.
Per questo, quando si parla della sua ultima gara, nessuno sembra davvero convinto che possa essere l'ultima.
C' ancora chi lo aspetta sulla barca, chi vuole ammirarlo elegante a tagliare il traguardo.
Perch ci sono uomini che appartengono allo sport e uomini che, a un certo punto, diventano parte della sua memoria.
Francesco Romanelli  ormai questo per Brindisi.
La sua storia si intreccia con quella del Palio, una gara nata nel 1995 ma molto pi antica nell'essenza: la leggenda racconta dei pescatori brindisini che, nel XIII secolo, si lanciarono a remi all'inseguimento dell'urna con le reliquie di San Teodoro, affidata al mare durante la fuga da alcuni pirati.
E' da quella corsa che nasce il significato pi profondo della sfida: arrivare primi, s, ma soprattutto riportare a casa qualcosa che appartiene alla comunit. E' forse per questo che la storia di Romanelli sembra cos adatta a quella del Palio.
Anche lui ha passato una vita a riportare qualcosa a casa: una vittoria, una tradizione, una memoria, un pezzo di Brindisi.
Adesso tocca al mare decidere se concedergli ancora una corsa.
Venerd sera, quando gli schifarieddi saranno pronti e i remi cominceranno a muoversi, gli occhi cercheranno anche lui.
Per capire se quella sar davvero l'ultima vogata.
E forse, conoscendo Francesco Romanelli, sar proprio il mare a dare la risposta.
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