Gerardo TRISOLINO*.
"Un ppulu / diventa pviru e servu / quannu ci arrbbanu a lingua / addutata di patri: /  persu pi sempri!" scriveva il poeta e cantastorie dialettale siciliano Ignazio Buttitta.
Nasce da questa consapevolezza il "Vocabolario del dialetto di Francavilla Fontana" di Enzo Garganese (Montanaro editore, pp. 660, euro 60), che raccoglie oltre 9000 lemmi, proverbi, motti, locuzioni, frasi idiomatiche, espressioni polirematiche.
Un prezioso regalo alla citt degli Imperiali, una ricerca lessicale scrupolosa condotta con cura e competenza, che va oltre sia i repertori generali, come il famoso "Vocabolario dei dialetti salentini" di Rohlfs, sia le pubblicazioni locali precedenti: da "Nu gnuttu t'acqua" di padre Carlo Spina (a cura di Maria Corvino Forleo) a "Lu fusu" di Giovanni A. Pozzessere e al meritorio "Vocabolario di Nniccu Furcedda" di Tommaso Urgesi.
L'autore (classe 1944), per molto anni preside di scuole medie, ha pubblicato opere letterarie in lingua con Schena e Manni.
Ma  anche un qualificato grecista e latinista, nonch uno studioso di lunga data del dialetto e del vernacolo francavillese (a suo tempo collabor con Rohlfs).
Com' nata questa ricerca lessicale tanto lunga e impegnativa quanto complessa,  lo stesso autore a dircelo nell'introduzione: le prime parole dialettali schedate a partire dagli anni Sessanta del secolo scorso, la successiva amicizia con Davide Bilotta, figlio del poeta vernacolare locale Vitaliano, anche lui impegnato a raccogliere il lessico francavillese, la decisione di unire le forze e proseguire insieme la raccolta destinata alla pubblicazione, l'improvvisa perdita dell'amico nel 1983 e la tentazione di desistere, soprattutto dopo l'uscita del vocabolario di Rohlfs, che poteva rendere superflua qualsiasi ricerca ristretta all'ambito strettamente locale.
Alla fine degli anni Novanta, per, Garganese decise di riprendere la schedatura e di "andare oltre il Rolhfs", consapevole (ecco l'intuito dello studioso serio e competente!) che il pur meritevole lavoro del glottologo tedesco non poteva dar conto in modo approfondito delle diversit dei dialetti anche a pochissimi chilometri di distanza.
Si ricordi che le indagini linguistiche di Rohlfs interessarono ben 140 comuni di Terra d'Otranto: 16 nella provincia di Brindisi (tra cui Francavilla), 102 in quella di Lecce e 22 in quella di Taranto.
Questo vocabolario di Garganese nasce, dunque, dalla necessit di ritagliare, come un abito su misura, il patrimonio dialettale di Francavilla Fontana, con annessa e connessa antropologia identitaria, che inizia a essere documentata per iscritto a partire dagli albori del Settecento, da quando cio Girolamo Bax compose la commedia farsesca di "Nniccu Furcedda", uno dei primi capolavori dialettali della letteratura salentina secondo Mario Marti.
Una godibile opera popolare di grande successo a tal punto da divenire patrimonio genetico e idiomatico dei francavillesi.
Per rendere meglio l'idea dello scavo compiuto da Garganese, abbiamo campionato il lemma francavillese pi identitario in assoluto, ma anche il pi misterioso: pappamciu.
Nel "Dizionario dialettale del Salento" di G.B. Mancarella-P. Parlangli-P. Salamac, la parola  del tutto assente (stranamente anche nel citato Spina, ma  presente in Pozzessere). Nel Rohlfs: "papamuc: m. confratelli che portano il cappuccio calato sul viso nel giro dei sepolcri il gioved santo; v. pappamsciu.
Papamusciu: m. ragnatela.
Da correggere in pappamusciu; pappamuc: spauracchio dei bambini".
Garganese propone la seguente definizione: "pappamciu (pl. pappamci): s.m. penitente incappucciato che il Gioved Santo, in coppia con un suo confratello, visita i cosiddetti sepolcri.
Motteggio: pappamciu alla squazta pgghia la mazza e ddalli an capu penitente scalzo, prendi il bastone e colpiscili in testa; cos i ragazzini canzonavano le coppie di penitenti che incontravano per strada il Gioved Santo // etimo incerto; prob. Sp. papamoscas= persona ingenua, sciocca".
Il proficuo lavoro dell'autore non  sfuggito a uno specialista come Franco Fanciullo, glottologo e dialettologo di origini salentine e docente all'universit di Pisa: "Devo dire che mi piacciono sia la cura nello stabilire le definizioni italiane (e l'abbondanza esemplificativa), sia le delucidazioni morfologiche".
*professore di Lettere.
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