Il 9 settembre la Corte d'Appello di Milano discuter la richiesta di sospensione del provvedimento che dispone la fermata dell'area a caldo dell'ex Ilva.
Confartigianato Taranto attende l'esito ma invita la citt a non legare ancora una volta il proprio destino a quello dello stabilimento siderurgico. "C' una decisione che non spetta ad alcun tribunale e che Taranto non pu pi rinviare: costruire il proprio futuro indipendentemente da quello che accadr alla fabbrica", afferma il segretario generale Fabio Paolillo.
Per l'associazione, dopo quattordici anni di crisi, non  pi possibile continuare a chiedersi se l'ex Ilva rester aperta o chiuder. Migliaia di lavoratori sono in cassa integrazione, mentre l'indotto si prepara ad attivare procedure di licenziamento collettivo. "Qualunque sia l'esito della vicenda, difficilmente il siderurgico potr tornare ad essere, sul piano occupazionale, quello dei decenni passati", sottolinea Paolillo.
E aggiunge: "Non siamo davanti alla solita crisi, in attesa che tutto torni come prima.
Quel modello di fabbrica  finito". Da qui la necessit di accompagnare i lavoratori verso nuove opportunit. La cassa integrazione, secondo Confartigianato, deve continuare a proteggere reddito e famiglie, ma non pu diventare una soluzione permanente. "Deve essere un ponte verso il lavoro, non una "safety car" che accompagni migliaia di persone fino alla pensione", dice Paolillo, evidenziando il rischio di disperdere professionalit dopo anni lontani dalla produzione.
L'associazione propone quindi al ministro del Lavoro Marina Calderone e al Governo uno strumento straordinario: una dote, per quattro o cinque anni, destinata alle imprese che assumano stabilmente lavoratori dell'ex Ilva o dell'indotto.
L'obiettivo  integrare sgravi contributivi, formazione e politiche attive in un incentivo pluriennale per chi assume. "Il lavoratore passerebbe dalla cassa integrazione allo stipendio, l'impresa troverebbe professionalit", spiega Paolillo.
Il paradosso, secondo Confartigianato,  che mentre migliaia di persone sono sospese dal lavoro, artigiani e piccole imprese cercano personale qualificato e talvolta rinunciano a commesse perch non riescono a trovarlo.
Occorre quindi partire dalla profilazione delle competenze dei lavoratori e incrociarle con le esigenze delle aziende. "Partiamo dal lavoro che esiste e formiamo le persone per svolgerlo, anche direttamente in officine, laboratori, cantieri e imprese". La diversificazione resta dunque la parola chiave. "Per troppo tempo Taranto ha pensato che sviluppo significasse necessariamente grande industria.
Questa monocultura economica ci ha resi pi fragili", sostiene il segretario generale, indicando nell'artigianato, nella piccola impresa e nel terziario nuovi bacini occupazionali.
Confartigianato chiede inoltre trasparenza sugli investimenti della transizione, dal Just Transition Fund ai PIA e MiniPIA: quali settori verranno sviluppati, quanti posti saranno creati e quali professionalit serviranno. "Taranto non ha bisogno di un altro elenco di progetti.
Ha bisogno di sapere quale economia sta costruendo". Infine, il futuro dell'ex Ilva.
Se la fermata dell'area a caldo fosse confermata, bisogner chiarire il destino della decarbonizzazione e dei forni elettrici.
Ma per Paolillo c' un'altra certezza: "Quelle immense aree dovranno comunque essere risanate e bonificate.
Davvero, non sulla carta".
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
