Da una parte i lavoratori in sit-in davanti ai cancelli delle officine di Modugno, chiusi da oltre un mese.
Dall'altra la vertenza sui tavoli di Roma, al ministero delle Imprese e del Made in Italy (Mimit) dove, al momento, si  esclusa la dismissione del sito barese.
Piccolo ma significativo spiraglio di speranza per lo stabilimento metalmeccanico della Brovedani.
La vertenza riguarda l'azienda attiva nella produzione di componenti meccanici e linee di automazione industriale, che conta circa 250 dipendenti nella sede principale di San Vito al Tagliamento (Pordenone) e 44 nel presidio pugliese.
La perdita delle commesse Hitachi e la prolungata crisi del settore hanno spinto l'azienda a valutare l'abbandono del sito barese.
Durante la riunione al Mimit, alla quale hanno preso parte rappresentanti dell'azienda, delle organizzazioni sindacali, della Regione Puglia e la struttura per le crisi d'impresa diretta da Mattia Losego, si  lavorato per scongiurare una cessazione definitiva delle attivit. Il ministero ha confermato la volont di escludere la chiusura del sito e di avviare un percorso congiunto per tutelare i livelli occupazionali e individuare una prospettiva di rilancio. "Abbiamo ritenuto necessario intervenire tempestivamente per dare una risposta industriale e occupazionale efficace - ha dichiarato il ministro Adolfo Urso, ricordando i recenti successi ottenuti dalla collaborazione tra ministero e Regione Puglia sulle vertenze Ac Boilers e Hiab -. Anche sulla Brovedani, in stretto raccordo con azienda e sindacati, lavoreremo per individuare la migliore prospettiva per il rilancio del sito e garantire la continuit produttiva". La prossima data di riferimento  quella del 29 settembre, nella quale  stato fissato il nuovo incontro al Mimit. Cauto ottimismo, rispetto a quanto si era profilato i mesi scorsi, dall'assessore regionale allo Sviluppo economico e Lavoro, Eugenio Di Sciascio: "Dal tavolo Mimit arriva un messaggio importante: lo stabilimento di Modugno non pu chiudere e i lavoratori non devono essere licenziati.
Ora ci aspettiamo che l'impegno venga mantenuto e tutti insieme lavoriamo per strutturare un percorso concreto per il futuro produttivo del sito.
L'obiettivo chiaro  lavorare insieme per la ripresa delle attivit al fine di individuare le misure pi adeguate a mettere in sicurezza i lavoratori".
Ma nonostante la cautela istituzionale, la posizione dei sindacati Fim Cisl e Fiom Cgil e dei lavoratori rimane fermissima nel denunciare le criticit gestionali accumulate negli anni.
In un comunicato congiunto, le sigle sindacali hanno ribadito la gravit della decisione aziendale di voler concentrare le produzioni al Nord, evidenziando come le difficolt legate alla monocommittenza e agli oltre due anni di ammortizzatori sociali siano il frutto di mancati investimenti sul territorio pugliese.
"La priorit immediata - si legge in un comunicato congiunto -  garantire la continuit occupazionale attraverso il prolungamento degli strumenti di sostegno al reddito oltre la scadenza del 3 ottobre, ma gli ammortizzatori sociali non possono rappresentare la soluzione della vertenza.
Serve utilizzare il tempo che si riuscir a conquistare per costruire un vero piano di rilancio, riconversione e reindustrializzazione del sito, individuando nuove produzioni, nuovi committenti e, qualora necessario, nuovi investitori".
A ribadire la linea sindacale  Paolo Villasmunta, segretario Fiom Cgil Bari: " La situazione dello stabilimento  aggravata dalla monocommittenza e da oltre due anni di ricorso agli ammortizzatori sociali, nonch dai mancati investimenti che nel corso degli anni hanno reso lo stabilimento di Modugno poco competitivo.
Per questo abbiamo ribadito al Mimit la necessit di evitare qualsiasi soluzione che determini la chiusura.
La priorit immediata  garantire la continuit occupazionale attraverso il prolungamento degli strumenti di sostegno al reddito" .
G. Mar.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
