Fabio Dorigo.
C'era una volta.
Nero, goccia, capo in b. il caff a Trieste  una cosa seria.
Almeno dal 1719 quando diventa Porto Franco per volont di Carlo IV. Aprono subito le prime "botteghe del caff" a imitazione di quelle veneziane.
Sull'esistenza di un'antica "cafeteria", tenuta da Benedetto Caponi, si hanno notizie fin dal 1768. Tra i primi locali troviamo nel 1824 "All'Imperatore Principe ereditario d'Austria" in via Contrada Nuova (oggi via Mazzini). Al pianterreno della Locanda Grande (in piazza Unit dove oggi sorge l'Hotel Duchi d'Aosta), funzionava il Caff Carrara, l'unico della citt ad avere il permesso di rimanere aperto tutta la notte.
Tra i pi antichi c'e sicuramente il Caff Tommaseo aperto nel 1825 dal padovano Tomaso Marcato.
E' stato il primo locale della citt a servire il gelato.
In una lettera all'amica Nora Baldi del 1953, Umberto Saba ricorda di avervi mangiato "buonissimi gelati al pistacchio, oggi introvabili, credo, nel vasto mondo". In origine chiamato Caff dei Negozianti (visto che stava in piazza dei Negozianti) nel 1844 viene dotato dall'illuminazione a gas. Nel 1848 il locale viene ribattezzato Caff Tommaseo, in onore dello scrittore e patriota dalmata Niccol Tommaseo.
Una lapide lo ricorda: "Da questo Caff Tommaseo, nel 1848, centro del movimento nazionale, si diffuse la fiamma degli entusiasmi per la libert italiana".
Il Caff degli Specchi  uno dei pochi locali sopravvissuti tra tutti i caff che popolavano piazza Grande.
Si trova al piano terra di Palazzo Stratti edificato nel 1839 dal commerciante di origine greca Niccol Stratti.
Il nome Caff degli Specchi deriva dalla scelta del primo proprietario di istallare molte superfici riflettenti per rendere luminoso il locale e risparmiare sulle lampade a olio.
Nell'Ottocento il Caff fu ritrovo degli irredentisti e durante il secondo dopoguerra venne requisito e divenne quartier generale della Royal Navy. Era vietato l'accesso ai triestini "non accompagnati".
Aperto nel 1880 al pianto terra di Palazzo Pitteri, il Caff Flora viene ribattezzato Nazionale dopo la prima guerra mondiale.
Alla fine degli anni Venti, ai suoi tavolini in piazza Grande sedevano Umberto Saba, Giani Stuparich, Virgilio Giotti e Pier Antonio Quarantotti Gambini.
Negli anni '60 fu trasformato in locale notturno con l'insegna Piccolo Mondo.
Negli anni Duemila rinacque con il nome di Audace Caf ma dur solo pochi anni.
Sull'angolo sinistro del palazzo comunale (Palazzo Cheba) resiste dalla fine dell'Ottocento un caff che ha cambiato cinque volte nome.
Esordice come Caff Litke, dal nome della proprietaria, diventa in seguito Caff Municipio, nel 1925 Caff Garibaldi e oggi, dopo Bar Italia, in versione ridotta, Caff Piazza Grande.
Tra gli ospiti frequenti del locale troviamo Italo Svevo, Umberto Saba, Virgiliio Giotti e, fra i giovani, Bosi Bazlen, Giorgio Voghera e Giani Stuparich. La compagnia vi si ritrova abitualmente finch il proprietario licenzia un cameriere: per solidariet il gruppo smette di frequentare il caff e si sposta altrove.
Il Caff Tergeste era una delle mete.
preferite di Saba per il suo carattere spiccatamente popolare.
Come la casa natale del poeta il locale sorgeva in piazzetta San Giacomo (oggi Largo Riborgo) all'altezza della attuale via del Teatro Romano ed  stato demolito negli anni '30 del Novecento per fare posto alla Questura.
Nel 1913 Umberto Saba gli dedic una lirica intitolata "La serena disperazione": "Caff Tergeste, ai tuoi tavoli bianchi, / ripete l'ubbriaco il suo delirio, / ed io ci scrivo i miei pi allegri canti! / Caff di plebe, dove un d celavo / la mia faccia, con gioia in te m'attardo; / e tu concili l'italo e lo slavo, / ad alta notte, lungo il tuo bigliardo".
Il Caff Vesuvio, collocato all'angolo tra il Corso e via Imbriani, apriva su piazza della Legna (oggi piazza Goldoni). Frequentato da un gruppo di sordomuti che tiravano tardi consumando ben poco, rischi la chiusura per debiti.
Il proprietario ebbe un colpo di genio: si mise a cucinare piatti alla texana di salsicce e fagioli.
Il successo fu immediato e il Vesuvio divenne la meta di tutti i nottambuli.
Esso fu ribattezzato "El caff de fasoi". Cess l'attivit nel 1908.
Dal 1914 il Caff San Marco di via Battisti, anche se rinato pi volte,  rimasto identico a come lo ha voluto il fondatore Marco Lovrinovich. Il 23 maggio 1915, un gruppo di soldati dell'esercito austroungarico lo devast e ne decret la chiusura per alcuni.
Napoleone Cozzi diresse i lavori artistici in cui venne coinvolto anche Vito Timmel. "Al San Marco trionfa, vitale e sanguigna, la variet. Vecchi capitani di lungo corso, studenti che preparano esami e studiano manovre amorose, scacchisti insensibili a ci che succede loro intorno..." scrive Claudio Magris in "Microcosmi".
Nel 1875 in via della Barriera Vecchia venne eretta la Casa Bizantina.
Al piano terra c'era il Caff Bizantino.
Nel 1909 il locale era gi dotato di telefono.
Verso il 1930 fu rinominato "Bar Imperia" prima di scomparire nel 1935 sotto i colpi del piccone risanatore per fare spazio alla piazza Impero.
Alberto Pirona apr in Largo Barriera la pasticceria nell'aprile del 1900. La pasticceria  frequentata da James Joyce, che tra il 1910 e il 1912 vive nel palazzo di fronte, sopra alla Farmacia Picciola.
In una lettera a Nora dall'Irlanda nel 1909, lo scrittore sogna di assaporare un presnitz non appena rientrato.
Il Caff Stella Polare di piazza Sant'Antonio, fondato da Giovanni Darms di Flond, esisteva gi nel 1867. Si trovava di fianco al Canale di Ponterosso.
Quando, all'inizio del 1904, il vecchio stabile sul Canale fu demolito per far posto all'attuale palazzo, il caff fu provvisoriamente sistemato in un padiglione di legno e gesso, posto di fronte alla Chiesa di Sant'Antonio Nuovo.
Nel novembre di quell'anno, al piano superiore, venne allestita una grande mostra postuma del pittore Umberto Veruda, morto il 29 agosto.
Il Caff Stella Polare ridivenne famoso durante il governo angloamericano di Trieste, grazie a una sala da ballo frequentata dai militari americani che si accompagnano alle mule triestine.
Collocato vicino alla Berlitz Schoo.
l, era frequentato dai suoi insegnanti, fra cui Jamese e Stanislaus Joyce.
Oggi completamente rinnovato, il Caff alla Stazione, in piazza Libert, ospitava fino al 1955 le tele di alcuni dei pi noti pittori triestini, finite nella collezione della Cassa di Risparmio.
Qui, negli anni '20, a un tavolino posto sotto a un dipinto di Eugenio Scomparini, era solito lavorare Giani Stuparich.
All'inizio del '900 in largo del Giardino, sorgeva il popolare Caff Sport con un'imponente sala da biliardo.
Dopo la Grande Guerra fu ribattezzato Caff Firenze.
Il locale poteva vantare un elegante arredo ad opera di Napoleone Cozzi.
Il Caff Ferrari ai Volti di Chiozza, tra Corsia Stadion e via de Torrente, era il pi grande caff di Trieste.
Era collocato all'interno del palazzo fatto erigere nel 1799 dal fabbricante di saponi Carlo Luigi Chiozza che prese il nome di Palazzo dei Volti di Chiozza.
L'edificio originario del 1801 aveva due ordini di arcate che accoglievano il Caff Ferrari ai Volti di Chiozza.
Prese in nome dal primo gestore Carlo F. Ferrari, arrivato a Trieste nel 1842 dalle Valli di Comacchio.
Qui si tenevano le Sabatine del Circolo Artistico, qui Svevo incontrava l'amico pittore Veruda e Slataper osservava i soldati austriaci. "Dal caff Chiozza marciavano contro noi in doppia, larga fila i gendarmi, baionetta inastata" scrive Scipio Slataper ne "Il mio Carso".
Il Caff Nuovo, aperto nel 1911 e chiuso allo scoppio della Grande Guerra, occupava interamente il pianoterra del palazzo che chiudeva la piazza Marina (ora piazza Garibaldi). L'arguzia popolare aveva soprannominato il locale "Polifemo" per l'obl in fastigio ancora privo d'orologio.
&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
1915.
Il tergeste di Saba.
Caff di plebe, dove un d celavo /.
la mia faccia... /.
e tu concili.
l'italo e lo slavo".
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
