Il focus.
Comunit bengalese divisa.
E' scontro aperto all'interno delle varie anime della compagine islamica della citt. I bengalesi che fanno riferimento alla moschea di via Paolucci, che si ritrova in un negozio trasformato in centro di culto nel mirino del Comune, assieme a una parte dei bengalesi che si incontrano in via Linghindal a Mestre (anche loro gi oggetto di fascicolo degli uffici di urbanistica), hanno deciso di riunirsi oggi a Marghera, nella sala chiesta alla parrocchia di don Nandino Capovilla, in via Palladio, per spiegare alla citt la loro posizione.
Contraria a quella di Prince Howlader.
Nel volantino si spiega: "all'interno alla comunit  in corso un dibattito riguardante la questione della moschea.
Una determinata persona ha indetto un cosiddetto sciopero, presentandolo come iniziativa per ottenere le richieste e i diritti relativi alla moschea.
La nostra posizione  contraria".
I proponenti della moschea, vanno avanti per la loro strada.
Howlader ribadisce che non c' alcuna data per la manifestazione, anche se lo SlaiProlcobas, che non fa riferimento al portavoce di Giovani per l'Umanit, potrebbe proclamare autonomamente uno sciopero.
Articolo 19, coordinamento veneziano che promuove il dialogo tra le fedi, mercoled sera ha riunito le comunit religiose della citt, non solo di fede islamica, per chiedere l'apertura di un tavolo al Comune.
Nel frattempo la Comunit Islamica di Venezia e provincia, che si riunisce nella storica sede di via Lazzarini, per bocca del presidente, Sadmir Aliovsky, torna a far presente che un luogo di culto in citt  urgente. "Se chiudono tutti i centri, dove pregheranno i musulmani, in piazza Ferretto? Al Comune chiediamo di individuare il luogo perfetto, se non  via Giustizia, sia un altro, nessuno chiede un auto all'amministrazione, eppure in tutta Venezia ce ne sar uno che va bene",.
Anche in via Lazzarini  arrivata la Polizia locale, ma si attende ancora il verbale. "Venezia", prosegue Aliovsky, "pu e deve affrontare il tema della realizzazione di un luogo di culto islamico riconosciuto, nel pieno rispetto delle leggi, degli strumenti urbanistici e delle regole che valgono per tutti.
Oggi ritengo prioritario concentrarsi sui centri culturali islamici attivi sul territorio.
Le strutture che hanno i presupposti per essere regolarizzate dovrebbero poter intraprendere un percorso chiaro con le amministrazioni, garantendo, in assenza di un luogo di culto islamico dedicato, la possibilit di esercitare la libert religiosa anche all'interno di queste strutture".
&#8212;M.A.
&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
Sadmir Aliovsky, presidente.
della Comunit islamica.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
