Il focus.
Alla fine dell'Ottocento la Namibia, allora chiamata Africa Tedesca del Sud-Ovest, era una terra lontana e difficile, entrata dal 1884 sotto il controllo della Germania.
Nelle citt costiere di Swakopmund e Lderitz si svilupparono porti e attivit commerciali, mentre nell'interno sorsero aziende agricole, miniere e cantieri ferroviari che avevano bisogno di tecnici e forza lavoro specializzata.
Fu in questo contesto che arrivarono anche lavoratori italiani.
Non si tratt di un'emigrazione di massa, come quella diretta verso le Americhe, ma di arrivi sporadici; agli annali restano circa duemila ingressi di persone giunte dall'Italia.
Molti rimasero solo per alcuni anni, una parte mise radici.
Oggi la Namibia  una nazione di 3,15 milioni di abitanti, con una delle densit abitative pi basse al mondo.
Met della popolazione dipende dall'agricoltura di sussistenza; il tasso di disoccupazione supera il 34% e un quarto della popolazione vive sotto la soglia di povert. Ma la Namibia  anche uno dei principali produttori globali di diamanti grezzi e di uranio ad alta qualit e la terra in cui sono stati recentemente individuate enormi potenzialit estrattive di gas e petrolio offshore.
Con questi estremi, non stupisce che la diseguaglianza economica interna sia estrema.
&#169; RIPRODUZIONE RISERVATA.
L'arrivo.
dei tedeschi.
in quella.
che diventer.
la Namibia.
port.
alla rapida costruzione.
di ferrovie.
come strumento.
di controllo.
e sfruttamento.
del territorio.
e della.
popolazione.
autoctona.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
