FORTE DEI MARMI (Lucca) Ogni mattina si alza e si sistema di tutto punto per andare al lavoro.
Poi, smontato dal turno, riprende lo scooter e torna dietro le sbarre.
Lucio F., 50 anni napoletano,  il detenuto assunto a lavorare al ristorante del bagno Gilda: nel carcere di Massa lo chiamano 'l'avvocato' per quegli studi iniziati in Giurisprudenza, mentre al locale  per tutti 'Terminator' per la rapidit di allestire e sparecchiare i tavoli.
Perch ormai la sua vita corre su un doppio binario.
E dalla cella vede finalmente la luce della speranza, anche se gli restano 10 anni ancora da scontare.
Perch  finito in galera? "Avevo una condanna esecutiva a Napoli e venni a Marina di Massa in vacanza.
Fui fermato per un controllo, l'arresto fu immediato.
Dal 21 agosto 2021 sono nel carcere di Massa" Cosa ha provato quando le hanno proposto un'oppportunit di impiego al Gilda? "Poter fare esperienza in un ristorante cos importante  stato motivo di ambizione.
Ho tanta esperienza come pizzaiolo, cameriere e anche in cucina e ho subito accettato la scommessa.
Mi spaventava solo il pregiudizio altrui: c' tanta diffidenza nei confronti dei detenuti, ma anche tanta non conoscenza della vita carceraria, e non  raro che vengano fatte domande.
Ad esempio se abbiamo la tv. Invece sono stato trattato come gli altri dipendenti e a nessuno  stato detto chi ero" Adesso per lo sanno... "Sono rimasti sorpresi.
Non se l'aspettavano, anche perch ho un carattere molto mite" Quando ha capito che c'era speranza di proseguire il contratto? "Ho messo passione nel mio lavoro.
Arrivo puntuale e non mi risparmio perche mi trovo benissimo al Gilda.
E fino all'ultimo ho contato su quella proroga alla fine della stagione estiva" Tra l'altro lei ha scritto una lettera di ben quattro pagine di ringraziamenti ai titolari "Sono grato per la scommessa non semplice che hanno fatto, anche rischiando che nel bel mezzo di una cena con la loro clientela di livello, potesse arrivare una pattuglia per i controlli di routine.
Non mi hanno mai fatto domande personali e mi hanno dato un'opportunit di ripartenza.
Oltre ai signori Riccardo e Ilda, la mia gratitudine va anche a Federica Santunione, direttrice del ristorante.
Senza contare l'aiuto datomi dalla dottoressa Antonella Venturi, direttore del carcere, dalla mia educatrice dottoressa Giannetti e dalla capo area dottoressa Elena Ghiloni". Come vede il suo futuro? "Ho una compagna e un bimbo di un anno e vorrei stare il pi possibile con loro.
Il 22 ottobre ho l'udienza per la concessione della semilibert. Incrocio le dita.
Se mi verr riconosciuta potr stare fuori dal carcere per pi ore, non solo per il tempo del lavoro.
E anche questo mi aiuter a chiudere in un cassetto i brutti ricordi della vita". Francesca Navari    RIPRODUZIONE RISERVATA.

