di Giulia Prete LUCCA Undici anni di attivit, tredici ordini professionali riuniti in un'unica realt e un obiettivo che, dopo tanti anni, resta ancora sul tavolo: creare a Lucca un vero e proprio Palazzo delle professioni.
L'avvocato Carla Guidi, presidente del Comitato delle professioni ordinistiche, e Luciana Conti, vicepresidente del Comitato, sono venute a trovarci in redazione per ripercorrere la nascita di un'esperienza definita unica in Italia, raccontare il lavoro svolto insieme e, soprattutto, guardare insieme a noi alle sfide del futuro.
Tra queste, la formazione dei giovani e la necessit di accompagnare le professioni in una societ che cambia rapidamente.
Il prossimo appuntamento  fissato per il 23 ottobre, con una giornata dedicata in particolare agli studenti e alle loro aspettative sul mondo del lavoro.
Perch  nato il Comitato delle professioni ordinistiche? "Il Comitato  nato undici anni fa, in un momento in cui si parlava della possibile eliminazione degli ordini professionali.
Da l nacque una reazione da parte dei professionisti: sentimmo la necessit di far conoscere meglio chi siamo e che cosa rappresentano le libere professioni e il lavoro autonomo intellettuale.
Del lavoro dipendente si parla molto, mentre il mondo del lavoro autonomo  spesso meno conosciuto.
Da qui  nata la volont di entrare maggiormente in rapporto con i cittadini". Come si  arrivati concretamente alla nascita del Comitato? "Ci confrontammo su questa idea e decidemmo di coinvolgere alcuni ordini.
Con il tempo, siamo riusciti a riunirne tredici.
E' una realt eccezionale e, almeno allora, unica in Italia: non  semplice mettere insieme professioni diverse, con esigenze e interessi differenti, ma siamo riusciti a coinvolgere tutte le aree". Dopo undici anni, potete dire che quella scommessa ha funzionato? "Direi proprio di s. Nelle libere professioni prevaleva molto l'individualismo: lavorare insieme non faceva parte della mentalit. Invece abbiamo capito che stare insieme poteva dare risultati pi concreti, soprattutto nel rapporto con la collettivit". Tra i progetti che avete coltivato c' quello di un Palazzo delle professioni.
E' ancora un'idea attuale? "Non  mai stata abbandonata.
Anzi, oggi  forse ancora pi importante.
Gli ordini svolgono tante attivit che un tempo non affrontavano.
Sarebbe bello avere un unico luogo con le sedi degli ordini, ma anche grandi spazi per la formazione e per i convegni". Avete gi individuato possibili sedi? "In passato abbiamo valutato diverse possibilit. Una delle idee riguardava la Manifattura tabacchi e avevamo avviato anche dei contatti con l'amministrazione.
Abbiamo visitato altri edifici, come l'ex Banca d'Italia e l'ex Procura.
L'intenzione era concreta, ma sono emerse difficolt, soprattutto economiche.
Gli ordini utilizzano le risorse dei propri iscritti e affrontare investimenti troppo onerosi sarebbe stato problematico". Quindi il progetto pu ancora essere rilanciato? "Certamente.
Non  mai stato accantonato.
Naturalmente bisogna trovare una soluzione che tenga insieme le esigenze delle diverse professioni e le possibilit economiche di tutti, ma l'idea resta valida". Quali sono, invece, le sfide che attendono il Comitato nei prossimi anni? "Le professioni stanno cambiando perch cambia la societ. E questo comporta una riflessione sull'organizzazione e sul modo stesso di svolgere il lavoro.
E' una trasformazione che non va sottovalutata, perch i cambiamenti vengono avvertiti prima dai cittadini e poi inevitabilmente arrivano anche nel mondo delle professioni". Ha ancora senso oggi parlare di ordini professionali? "Secondo noi s. Gli ordini hanno un'importante funzione di controllo sugli iscritti.
Esistono organismi disciplinari ai quali i cittadini possono rivolgersi in presenza di problematiche".    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
