SCARLINO Il polo chimico del Casone di Scarlino attraversa una fase di transizione che, pur segnando un distacco netto rispetto all'era della precedente multinazionale Venator, richiede ora di passare dalla fase propositiva a quella operativa.
La recente posizione espressa da Cgil e Filctem, tramite le parole di Monica Pagni e Fabrizio Dazzi, delinea un quadro dove l'ottimismo per il nuovo corso intrapreso da Sol.Tiox convive con la consapevolezza che la crisi industriale ed occupazionale sia ancora lungi dall'essere risolta.
"Il cambio di rotta impresso dalla nuova gestione - hanno detto i due sindacalisti - che ha mostrato una volont di investire svariate decine di milioni di euro e di affrontare il tema dei rifiuti, come il gesso, trasformandolo in una risorsa,  stato accolto positivamente". Tuttavia, i segretari Pagni e Dazzi avvertono che non bisogna cadere nell'errore di considerare la fabbrica "gi in salvo". "La bozza di accordo di programma presentata dall'azienda  certamente un punto di partenza incoraggiante - dicono - ma necessita di essere tradotta in un piano industriale rigoroso, dotato di obiettivi misurabili e tempistiche certe". L'orizzonte occupazionale rimane la priorit assoluta per i rappresentanti dei lavoratori.
"L'obiettivo - aggiungono - non  solo la stabilizzazione, ma il ritorno ai livelli occupazionali precedenti alla crisi di Venator, interessando sia i dipendenti diretti che l'indotto". In questo senso, la ripartenza del terzo forno di calcinazione entro la fine dell'anno rappresenta uno spartiacque fondamentale per testare la capacit produttiva e di tenuta del sito.
Parallelamente, resta aperta la questione strategica legata al progetto di Iren per il polo del riciclo.
Tale iniziativa, lungamente attesa e mai concretizzata,  considerata dai sindacati un "tassello imprescindibile per dare gambe al rilancio complessivo dell'area". "In un panorama nazionale caratterizzato da un progressivo disimpegno governativo verso la chimica di base e dalla mancanza di una visione politica industriale definita - chiudono Pagni e Dazzi - il territorio grossetano prova a difendere la propria identit produttiva.
La richiesta alle istituzioni  quella di un ruolo attivo di regolazione, che sappia coniugare le esigenze industriali con quelle di sicurezza, salute e sostenibilit ambientale.
La drastica riduzione della produzione di rifiuti e la piena sostenibilit del sito restano l'unica vera garanzia di stabilit futura". In conclusione, sebbene Sol.Tiox abbia saputo inaugurare un dialogo costruttivo e una prospettiva di lungo termine, la partita rimane aperta.
"Non basta la volont di investire - chiudono - occorre che a queste buone pratiche seguano azioni immediate.
Il sistema produttivo locale, insieme alle istituzioni,  chiamato a una prova di maturit, dove la capacit di pianificare deve necessariamente scontrarsi con la concretezza dei fatti".
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
