di Riccardo Galli Quando hai un gruppo chat su whatsapp (tra l'altro condiviso con un numero di campioni eterni) e questo gruppo si chiama "Terzo scudetto-Meglio secondi che ladri" diventa addirittura superfluo chiedere se e come ci si sente nell' essere una parte speciale ed entusiasmante della storia della Fiorentina.
Daniel Bertoni sorride divertito e dopo aver raccontato come in qualche modo quello scudetto sfumato, svanito o... appunto rubato nel 1982, ha marchiato tutta la sua vita, apre il suo libro delle emozioni.
Cominciamo cos: la foto pi bella che sceglie per raccontare la sua Fiorentina? "No, non ce l'ho e non l'ho mai cercata.
Sa perch? Perch la Fiorentina  il mio cuore.
La Fiorentina  ancora tutto per me.
E quindi non riesco a mettere a fuoco qualche immagine con il rischio di farne sfumare altre". Dica una cosa: ma come si fa a innamorarsi cos di Firenze, della Fiorentina? Lei che alla fine di mondo ne ha girato parecchio... "La Fiorentina  una cosa a parte.
Unica.
Il rapporto che nasce tra un calciatore, una squadra e la gente di Firenze ti segna.
Ti entra dentro.
Se non lo ricorda le ricordo un cosa io...". Ovvero? "Che quando ho lasciato la Fiorentina ho pianto.
Perch anche se sei un campione, vai a giocare in posti altrettanto importanti, Firenze ti prende e non ti lascia pi". E in che cosa, per che cosa in particolare, Firenze e i fiorentini riescono a far innamorare un argentino come lei o magari un tedesco.... o chiunque? "Di sicuro lo spirito polemico, il mettere sempre tutto in discussione dei fiorentini anche quando le cose alla fine vanno bene, mi ha sempre colpito.
E stregato.
Lottavamo per lo scudetto, ma per qualcuno c'era ovviamente qualcosa da ridire, da mettere sul tavolo della polemica.
Le mattine che passavo dal Bar Marisa prima di andare allo stadio, al campo, erano stupende... I tifosi discutevano e si 'beccavano' anche se si era vinto 3-0". A proposito di vittorie: ma che squadra era la sua Bertoni? "Una squadra fantastica.
Con dentro dei ragazzi e campioni incredibili.
Antognoni, Pecci, Graziani, Massaro... In difesa giocava quel gigante di Vierchowod. Eravamo forti.
Fortissimi.
Facevamo risultato con le grandi.
Tutti, Juve, Inter, Roma, le provinciali ci rispettavano e temevano.
E ricordiamoci che nella stagione del sogno ci manc Antognoni per infortunio.
Antonio era la luce del nostro gioco anche se Miani, che lo dovette sostituire, fu molto bravo". Alla fine per... "Per si torna a quello accaduto nel 1982. C' solo una cosa che mi  mancata nella mia vita nella Fiorentina: vincere lo scudetto". Che poi  quello che voleva la famiglia Pontello quando decise di costruire la squadra dove arriv anche lei.
"Pontello  stato un grande nel senso pi assoluto della parola". Lei arriv a Firenze e fu amore a prima vista? "S. Mi sentii subito bene con la maglia viola addosso.
La Fiorentina mi ha dato tutto ma anche io ho dato tutto per questa squadra.
Conservo con orgoglio e gelosamente quasi tutte le maglie di quelle stagioni". Come si sente a partecipare alla festa dei 100 anni della sua Fiorentina? "Cento anni  un traguardo bellissimo e che permette a Firenze di raccontare una storia di pallone e di amore spettacolare". Le piace la nuova squadra? "Sono cambiate tantissime cose rispetto alla scorsa stagione.
Sono arrivati moltissimi nuovi giocatori.
Ho molta fiducia.
Magari ci vorr un pochino di tempo perch la macchina cominci a funzionare bene, ma questa Fiorentina mi piace". Nella scorsa stagione ha pi sofferto o si  pi arrabbiato? "La Fiorentina ha rischiato tantissimo.
Tutti, a un certo punto, abbiamo pensato che le cose sarebbero finire male.
E' successo un qualcosa di incredibile.
Ricordo partite in cui la squadra andava gi, finiva in apnea e non riusciva a risalire a riprendere il risultato.
E' stato terribile". Che cosa, secondo lei, mancava a quella Fiorentina? "Grinta.
Mancava la grinta.
E c'era poca qualit". Atteggiamenti e situazioni che nella sua Fiorentina, erano il pane quotidiano, vero? "Ma sicuro.
Noi di grinta e di qualit ne avevamo da vendere.
Noi entravamo in campo con la certezza che un gol, forse anche due li avremmo comunque segnati e che quindi i problemi sarebbero stati per gli altri".    RIPRODUZIONE RISERVATA.

