di Alessandro Pistolesi L ui c'era quando il destino neg il terzo Scudetto alla Fiorentina.
Lui c'era anche nel 2001 quando il Franchi festeggiava quello che rester l'ultimo trofeo della bacheca viola.
Lui c'era pure quando non c'era niente, "nemmeno un pallone da calciare". Lui, Giovanni Galli, protettore della porta viola per quasi un decennio e poi dirigente illuminato, ha vissuto da protagonista gli ultimi crocevia della storia viola.
Dallo spareggio mancato fino allo spareggio valso una rinascita.
Galli, il primo ricordo al Franchi? "Avevo dieci anni e ci entrai da tifoso del Pisa.
Del resto abitavo a pochi passi dall'Arena.
Era il '69, l'anno dello scudetto.
Mio babbo mi port a vedere la partita contro il Pisa, in curva cantavano 'Viola, viola' ma la Fiorentina quel giorno giocava in maglia bianca e io mi guardavo intorno, non capivo". Poi quel colore se l' scolpito sulla pelle... "Sono cresciuto nelle case popolari, iniziai a giocare per caso con gli amici.
La Fiorentina mi vide che avevo 13 anni e mi mand a giocare alla Marinese, all'epoca squadra succursale tanto che avevamo le maglie ufficiali della Fiorentina.
Ecco, quella fu la prima volta che ho indossato il giglio sul petto". E poi? "Iniziai la trafila delle giovanili.
Uscivo da scuola a mezzogiorno, prendevo il treno per Firenze, facevo l'allenamento e poi ripartivo dalla stazione per tornare a Pisa, due volte la settimana pi la partita.
L'anno dopo gli allenamenti raddoppiarono e a Pandolfini dissi: “Come faccio? Devo andare a scuola...“. Allora mi port al Convitto in via Carnesecchi, di fronte allo stadio". La sua parata pi bella? "Impossibile scegliere, non me le ricordo tutte". Quasi dieci anni a difendere la porta viola in effetti sono tanti... "L'anno dell'esordio dovevo andare alla Cremonese, in B. Ma Mazzone credeva in me e si oppose.
Mi fece esordire nel secondo tempo contro la Juve, una partita ormai compromessa.
La squadra era in fondo alla classifica, perdemmo altre due partite e allora mi lanci da titolare contro il Bologna.
Vincemmo 1-0. Da l non sono pi uscito dai pali.
In nove anni ho saltato solo quattro partite". Lo scudetto scippato dalla Juventus? "Facemmo un campionato sopra le righe, nessuno si aspettava potessimo arrivare cos lontano.
Una cosa  certa: oggi, con il Var, avremmo fatto quantomeno lo spareggio". Forse lo spareggio sarebbe stato scomodo a qualcuno, dato che di l a poco sarebbe iniziato il Mondiale? "Non lo potremo mai sapere.
Che per una settimana dopo partimmo per il ritiro del Mondiale  un dato di fatto.
Quando ci ritroviamo con i campioni del mondo '82 ne parliamo ancora oggi.
E' un episodio che rimarr per sempre nella storia". Come  stato separarsi da Firenze? "Piuttosto dura.
Non me ne sarei mai andato se il conte Pontello non avesse avuto bisogno di vendermi per rientrare degli ultimi investimenti fatti.
Andare al Milan fu un salto nel buio.
La squadra era stata da poco in B e finiva sempre dietro la Fiorentina.
Il primo anno a Milano mi sentivo fuori posto, avevo perso tutti i miei punti di riferimento: il mio stadio, il giornalaio, il macellaio, il fruttivendolo". Pu rivivere solo un momento della sua carriera: quale sceglie? "Nel mio cuore un'immagine vive pi delle altre.
Non la Coppa Italia vinta da team manager, non la Coppa Campioni alzata con il Milan e nemmeno il trionfo al Mondiale '82. Se devo scegliere, dico il 20 giugno 2004 quando la Fiorentina vinse lo spareggio contro il Perugia per tornare in serie A. E' stato il momento sportivo pi bello della mia carriera". Coma mai? "Un conto  giocare, un altro  dirigere.
Devi mettere insieme un gruppo, una squadra, una famiglia.
Lo dico con orgoglio: quella gioia non me la toglier mai nessuno". Dalle macerie siete riusciti a ripartire con niente... "Mancava l'ufficio, non c'erano le maglie n i palloni.
Non avevamo nemmeno un posto dove spogliarci.
Eppure dopo due anni eravamo tornati in serie A". Cosa diceva ai giocatori? "Niente.
Se non che eravamo a Firenze.
Il 15 agosto in amichevole vennero a vederci allo stadio in 30mila". Quando Firenze le ha mostrato pi affetto? "Quando mi candidai a sindaco come alternativa a Renzi, astro nascente della politica.
Mi votarono in 70mila, il ballottaggio fu storico". A proposito di ballottaggio, chi mette al primo posto tra i portieri in cento anni di Fiorentina? "Due miti: Giuliano Sarti ed Enrico Albertosi, anche se erano all'opposto.
Io mi rivedevo pi in Sarti, ma Albertosi aveva una grande personalit. E poi Toldo, cresciuto alle mie spalle a Milanello.
Da ragazzo faceva fatica a tuffarsi, poi  diventato un portiere fortissimo che ha scritto pagine importanti della storia viola".    RIPRODUZIONE RISERVATA.

