di Giampaolo Marchini Il calcio  fatto di storie, ma ci sono stagioni che diventano leggende popolari, poemi epici intrisi di orgoglio, bellezza e un'ingiustizia cos grande da restare scolpita per sempre nella memoria collettiva.
Se la famiglia Pontello ha rappresentato la forza economica e la solidit industriale, Ranieri Pontello  stato indubbiamente il volto umano, aristocratico e romantico di quel decennio.
Nominato presidente a soli 32 anni dal padre, il conte Flavio Callisto, Ranieri arriv al vertice della Fiorentina con l'allure del giovane manager internazionale: educato, colto, reduce da anni di gestione dei cantieri di famiglia in Australia.
Non era il classico presidente-tifoso sanguigno degli anni '80, ma un esteta del calcio che si innamor perdutamente di Firenze e della sua gente, pagando spesso il prezzo di una signorilit troppo distante dai modi rudi del pallone nostrano.
Ranieri Pontello leg indissolubilmente il suo nome alla stagione 1981-1982, un'opera d'arte manageriale costruita con pazienza.
Fu lui a intuire che per vincere a Firenze serviva unire l'orgoglio locale alla classe internazionale.
Riport a casa Giancarlo De Sisti in panchina, acquist campioni del mondo come Graziani, e Vierchowod, poi Pecci e, soprattutto, si erse a scudo della squadra nei momenti pi drammatici.
Quando nel novembre del 1981 Giancarlo Antognoni rischi la vita nello scontro con il portiere Martina, Ranieri Pontello non si comport da datore di lavoro: frequent la clinica quotidianamente, protesse la famiglia del capitano e mantenne unito l'ambiente.
Fu questo suo lato profondamente umano a permettere alla Fiorentina di non crollare e di sfiorare lo scudetto.
Dopo il “furto” di Cagliari, mentre la citt schiumava rabbia, Ranieri scelse la via della superiorit morale.
Evit le sguaiataggini mediatiche, ma fece capire chiaramente che la sua Fiorentina non si sarebbe piegata ai giochi di potere.
Negli anni successivi, Ranieri cerc caparbiamente di regalare a Firenze quel tricolore che gli era stato sottratto.
Fu il principale artefice di operazioni di mercato faraoniche.
Port in viola Daniel Passarella, di cui ammirava il carisma da leader. Convinse il “Dottor” Scrates a sbarcare in riva all'Arno nel 1984, un acquisto fortemente voluto da Ranieri per l'alto profilo intellettuale e tecnico del brasiliano (anche se l'esperimento sul campo fall). Fu il primo a coccolare e proteggere un giovanissimo Roberto Baggio, intravedendone la luce divina nonostante i gravissimi infortuni alle ginocchia.
Il suo stile cos signorile, tuttavia, inizi a scontrarsi con una piazza calorosa ma impaziente.
Stanco delle critiche calcistiche e logorato da un calcio che stava perdendo la sua poesia, Ranieri decise di fare un passo indietro.
Nel 1986 lasci la presidenza nelle mani del padre Flavio e usc di scena in punta di piedi, proprio come era entrato.
Di lui  rimasto il ricordo del presidente pi elegante della storia viola: l'uomo che port le stelle mondiali a Firenze e che, in quel maledetto maggio del 1982, dimostr al mondo come si possa essere campioni d'Italia anche senza una medaglia al collo.

