“Onore a Pompa”. Che il tributo che resta nella storia, sia quello di una tifoseria avversaria - in questo caso i milanisti della Fossa dei Leoni, ma ce ne sono tanti altri -, la dice lunga su chi sia stato e cosa abbia rappresentato Stefano Biagini nel mondo ultr, oltre i confini del mondo viola.
Nato nella Prato ancora provincia di Firenze nel gennaio del 1955,  stato uno dei padri del tifo organizzato e della nascita della curva Fiesole.
Prima membro del viola club Pignone, poi fondatore degli Ultras Viola: precisamente dopo una trasferta a Genova, nel 1973, i supporter viola che fino a quel momento erano rappresentati dal 7Bello o dal Viesseux, decisero, in una riunione, di darsi un'organizzazione come stava accadendo in altre piazze calcistiche italiane.
Fu Biagini a decidere il nome del gruppo - Ultras, appunto -, la sua collocazione in curva Fiesole, la pi popolare.
Fu invece il gruppo a indicarlo come leader, riconoscendogli sin da subito il suo carisma.
Essere ultras, a cavallo tra gli anni '70 e '80, significava anche convivere con le tensioni sociali di un'epoca.
La politica, infatti, cercava di condizionare anche gli stadi, e il Pompa, che pure aveva le sue idee, ebbe il merito, in un contesto assai complesso, di dare un solo colore al tifo della Fiorentina: il viola.
Gli Ultras si scioglieranno all'inizio degli anni '80, in seguito a episodi di violenza che videro l'uso di coltelli e diversi arresti nelle proprie file.
Il Pompa, ligio alla sua mentalit ultras, non si era mai sottratto alle “botte” (eroica fu la difesa dello striscione in una trasferta a San Siro contro il Milan: Pompa rimedi 41 punti in testa), ma le “lame” erano qualcosa da condannare.
Stefano Biagini mor nel settembre del 1992 e la Fossa dei Leoni, ospite al Franchi, lo commemor con quello striscione, in ricordo (anche) di quella 'guerriglia' di tanti anni prima.
Il Collettivo.
Il Cav, Collettivo Autonomo Viola, nacque nel 1978, proprio da una costola di fuoriusciti dagli Ultras Viola.
La convivenza iniziale non fu semplice, tanto che ai suoi albori il Cav - che in quanto 'autonomo' non aderiva al centro coordinamento viola club - trov posto ai margini della Fiesole.
Ma con la scomparsa degli Ultra,  proprio il Collettivo che, stagione dopo stagione, si consolida come gruppo di riferimento della curva.
Il Collettivo unir in s la sacralit del codice ultr, all'amore per la squadra e al rispetto per la citt e la sua storia, omaggiate in indimenticabili coreografie.
Allargandosi, aprir varie sedi in citt e anche delle sezioni fuori, come 'Valdarno' o 'Quinto'. Tra i simboli del Collettivo, il leone che fa la linguaccia accanto al giglio di Firenze, ma anche l'Indiano, il cui drappo, allo scioglimento del gruppo, avvenuto nel 2011,  stato simbolicamente consegnato a Stefano Sartoni, detto il Passarella per la somiglianza al difensore argentino che vest la maglia viola, presidente e uno degli elementi pi rappresentativi del Cav. Per volere dei suoi capi, nessun striscione del Cav  pi apparso in uno stadio.
Ma di quel gruppo, in ogni partita, resta il simbolo del Tucano, una dedica a Daniele Puliti, uno dei suoi membri scomparso in un incidente stradale quasi trent'anni fa.
Ma il tifo viola ricorda con piacere e amore anche personaggi come Valter Tanturli, scomparso nel 2012 all'et di 63 anni per una brutta malattia.
Anche Tanturli era stato uno dei pionieri del tifo organizzato.
Anima del Viesseux, storico presidente dell'Atf, l'associazione tifosi fiorentini, era il padrone di casa in curva Ferrovia.
E come non trovare un posto nell'almanacco per Mario Ciuffi, il tifoso che, con la sua simpatia e la sua battuta caustica, dal bar Marisa - lo storico ritrovo degli appassionati accanto allo stadio - era arrivato fino alle tv private con le sue “frustate“, il suo modo tutto fiorentino di spronare giocatori, allenatori e dirigenti a fare meglio.
Stefano Brogioni    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
