Silenzioso, educato, quasi schivo.
Eppure tremendamente competitivo quando compariva un pallone.
Moreno Roggi conosce Kurt Hamrin da una prospettiva privilegiata: prima da sportivo, poi uomo di famiglia, essendo stato sposato per molti anni con sua figlia Susanne.
Un legame rimasto forte anche dopo la separazione.
In occasione del centenario viola, il suo racconto restituisce soprattutto l'uomo che si nascondeva dietro una delle pi grandi leggende della storia della Fiorentina.
Roggi, se dovesse raccontare ai giovani Kurt Hamrin con poche parole, quali sceglierebbe? "Silenzioso, abbastanza taciturno.
Osservava molto, aveva occhi vispissimi.
Era uno di quelli che ascoltavano e intervenivano soltanto al momento giusto.
A modo suo era un leader. Mite, una persona perbene". Per lei, per, Hamrin  stato molto pi di una leggenda della Fiorentina.
"E' stato mio suocero e l'ho conosciuto benissimo.
Sono stato sposato con Susanne per tanti anni e anche dopo la nostra separazione il rapporto con Kurt e con la famiglia  rimasto bellissimo.
Non avevamo bisogno di vederci continuamente per sentirci legati.
Abbiamo condiviso anche l'esperienza con le Glorie Viola: lui presidente, io vicepresidente.
E' stata davvero una bellissima storia di vita". E il calciatore che cosa aveva di speciale? "E' difficile spiegarlo a chi non l'ha visto.
Bisognava guardarlo giocare per capire la sua forza, la scaltrezza, le qualit che possedeva.
Quando arrivai alla Fiorentina nel 1972 aveva 38 anni e ogni tanto si allenava ai Campini.
Noi pi giovani ci fermavamo a guardarlo.
Era ancora impressionante". Nei cento anni di storia viola, l'Uccellino  fra i pi grandi di sempre... "Siamo veramente al vertice.
Quando si parla della storia della Fiorentina ci sono Antognoni, Batistuta, Hamrin. Kurt  l, sul podio". Che cosa rappresentavano Firenze e la Fiorentina per lui? "Era tifoso, ma senza essere appariscente.
Ha sempre voluto un bene enorme alla Fiorentina ed  sempre stato riconoscente alla societ e alla citt che lo avevano accolto.
E basta guardare la sua vita per capirlo.
La sua famiglia era svedese, Susanne era nata a Stoccolma: rimanere a Firenze  stata una scelta precisa.
Ha giocato anche altrove, ma la sua citt era Firenze e la sua squadra era la Fiorentina". Poi un campione di quel livello si mise ad allenare i bambini.
Che maestro era? "Un maestro vero.
Alla Settignanese si fermava con i ragazzi e mostrava loro come calciare, come controllare il pallone.
Curava tantissimo la tecnica.
Ancora oggi incontro persone che mi fermano e mi dicono: “Sai, mi ha allenato Kurt”. Ed  bellissimo". E' vero che persino Pel aveva una grande considerazione di lui? "Verissimo.
Kurt aveva in casa una fotografia insieme a Pel, scattata in occasione di una partita del Santos contro la Fiorentina.
Mi raccontava che la loro stima era nata ai Mondiali del 1958 in Svezia.
Pel era giovanissimo, Kurt aveva otto anni pi di lui.
Nacque un'amicizia a distanza: magari passavano anni senza vedersi, ma ogni tanto arrivava una telefonata, un contatto, una notizia.
Nel calcio succede: puoi non vederti per dieci anni e quando ti ritrovi sembra che il tempo non sia mai passato.
E da parte di Pel nei confronti di Kurt c'era una grandissima stima.
Reciproca". Alessandro Latini.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
