di Paolo Chirichigno Erano tornate a fiorire le viole, cant nel 1972 Beppino Gagliardi.
Preveggente, quella volpe del Petisso Pesaola faceva ascoltare le sue canzoni ai giocatori negli spogliatoi.
Port benissimo.
La costruzione della Fiorentina del secondo scudetto (1968-1969) rappresenta uno dei capolavori programmatici pi affascinanti della storia del calcio.
Quel trionfo, passato alla storia come lo scudetto della "Fiorentina Ye-Ye", non fu il frutto di investimenti improvvisi o di colpi di mercato sensazionali, ma il compimento di un progetto a lungo termine basato sulla valorizzazione del settore giovanile e su una gestione societaria lungimirante.
Alla met degli anni Sessanta, la Fiorentina guidata dal presidente Nello Baglini si trov a dover fare i conti con bilanci da risanare e l'impossibilit di competere sul mercato con le grandi potenze economiche del Nord. Baglini, insieme ai responsabili del settore giovanile, decise di attuare una rivoluzione strategica orientata interamente sui giovani.
L'ispirazione musicale del tempo, legata al movimento "Ye-Ye", diede il nome a una squadra fresca, sbarazzina e proiettata nel futuro.
Il vivaio viola, uno dei pi floridi d'Italia, divenne la colonna vertebrale della prima squadra.
La rosa che vinse il campionato nel maggio del 1969 fu assemblata pezzo dopo pezzo nelle sessioni di mercato precedenti.
Il colpo di mercato pi importante della storia recente del club era stato l'acquisto di Giancarlo De Sisti dalla Roma nel 1965, un centrocampista destinato a diventare il capitano e il cervello della squadra.
Nell'estate del 1967 arriv dal Milan l'attaccante brasiliano Amarildo, un campione del mondo gi maturo, bizzoso ma dotato di una classe purissima, capace di spaccare le difese avversarie e di portare quella dose di personalit e cattiveria agonistica che mancava ai ragazzi pi giovani.
La vera svolta avvenne nell'estate del 1968. La societ decise di affidare la panchina a Bruno Pesaola, allenatore argentino reduce da ottime stagioni a Napoli, soprannominato "Petisso". Pesaola era un fine psicologo, un uomo carismatico e tatticamente scaltro, capace di proteggere i giovani dalle pressioni della piazza e di cementare il gruppo.
Sul fronte degli acquisti, l'estate del 1968 port a Firenze il terzino Eraldo Mancin dal Cagliari e l'ala Francesco Rizzo dal Bologna, elementi funzionali che completarono un mosaico gi altamente competitivo.
Fiorentina del secondo scudetto si schierava con un undici titolare quasi impossibile da scardinare, basato su una difesa ermetica e su veloci ripartenze.
Il portiere Franco Superchi, giovane cresciuto nel settore giovanile, che visse la stagione della vita subendo appena 18 reti in 30 partite.
I terzini Bernardo Rogora, marcatore arcigno e instancabile sulla fascia destra, ed Eraldo Mancin, fluidificante sinistro dotato di ottima corsa.
Lo stopper Giuseppe Brizi, baluardo insuperabile nel gioco aereo, e il libero Ugo Ferrante, elegante nei disimpegni e colonna della Nazionale.
Il regista Giancarlo De Sisti, autentico faro del gioco viola, affiancato da Claudio Merlo, interno instancabile dai piedi buoni cresciuto a Firenze, e da Salvatore Esposito, elemento di polmone e sostanza.
La fantasia di Luciano Chiarugi, ala imprevedibile e idolo della Fiesole, la classe di Amarildo e il senso del gol del centravanti Mario Maraschi, che risulter decisivo con le sue 14 marcature in campionato.
Pesaola disegn una squadra corta, solidissima in fase di non possesso, che applicava un catenaccio moderno combinato con la classe dei suoi palleggiatori a centrocampo.
La Fiorentina vinse quel campionato perdendo una sola partita (contro il Bologna alla quinta giornata) e costruendo il trionfo in trasferta, dove rimase imbattuta per tutta la stagione.
La matematica certezza del titolo arriv l'11 maggio 1969 alla penultima giornata, grazie a uno storico successo per 2-0 a Torino contro la Juventus, firmato dai gol di Chiarugi e Maraschi.
Quella Fiorentina dimostr al calcio italiano che si poteva vincere lo scudetto senza spendere cifre astronomiche, ma scommettendo sulle idee, sulle strutture giovanili e sulla programmazione societaria.
Pesaola non invent un modulo nuovo, ma perfezion il Catenaccio all'italiana con varianti moderne basate su flessibilit e raddoppi.
Ferrante giocava staccato dietro la linea dei difensori.
Aveva il compito di guidare il reparto, intercettare i palloni vaganti e far ripartire l'azione.
Era elegante.Lo stopper Giuseppe Brizi era il marcatore puro del centravanti avversario.
Fisico e insuperabile nel gioco aereo, annullava la punta centrale avversaria per liberare Ferrante da compiti di marcatura diretta.
Rogora era il terzino destro bloccato, un marcatore vecchio stampo deputato a cancellare l'ala sinistra avversaria.
Mancin, a sinistra, era invece il terzino fluidificante: aveva licenza di spingere in avanti per supportare la manovra.
Pesaola schierava Esposito con la maglia numero 7 (quella del'ala destra), ma tatticamente lo trasformava in un mediano di spinta e di contenimento.
Questo permetteva di coprire le discese del terzino sinistro Mancin e di creare densit a centrocampo.
Ogni difensore aveva un obiettivo fisso, ma il centrocampo (con Merlo ed Esposito) rientrava costantemente per soffocare le linee di passaggio avversarie.
Il regista De Sisti era il primo scudo protettivo della difesa.
Recuperava palloni e, grazie alla sua straordinaria visione di gioco, puliva l'azione evitando che la squadra subisse il pressing avversario nella propria area.
Il cammino della Fiorentina verso lo scudetto 1968-1969 si decise in cinque partite chiave, concentrate soprattutto nel girone di ritorno, dove la squadra di Pesaola mostr una tenuta mentale e difensiva impressionante.
Fiorentina-Bologna 1-3 (17 novembre 1968),  la sesta giornata di andata e la Fiorentina subisce una dura sconfitta casalinga, ma sar l'ultimo stop del campionato.
Da quel momento, Pesaola compatta lo spogliatoio e la squadra infila una striscia di 24 risultati utili consecutivi che la porter dritta al titolo.
Penultima giornata del girone d'andata.
La Juventus a Firenze perde 2-1, dando al gruppo la consapevolezza di poter lottare fino in fondo.
Il Cagliari di Gigi Riva  il rivale pi pericoloso per lo scudetto.
Lo scontro diretto  infuocato.
I sardi passano in vantaggio su rigore con Riva, solo tre minuti dopo la Fiorentina pareggia grazie a un'autorete di Longoni propiziata da un cross di Amarildo.
Quando mancano poche giornate alla fine il Milan e il Cagliari inseguono a pochissima distanza e il Vicenza lotta per la salvezza.
Il 9 marzo 1969 Fiorentina-L.R. Vicenza 3-0 (doppietta di Luciano Chiarugi e gol di Mario Maraschi). Questa vittoria elimina definitivamente il Milan dalla corsa al titolo.
L'apoteosi infine alla penultima giornata a Torino.
Ai viola basta un pareggio per festeggiare aritmeticamente lo scudetto.
La squadra gioca una partita tatticamente perfetta, capitalizzando al massimo le ripartenze.
I gol di Chiarugi al 48' e di Maraschi al 69' chiudono i giochi, facendo esplodere la festa dei tantissimi tifosi viola saliti in Piemonte.
Ora  dafvvero finita e i giocayori possono dare libero sfogo alla gioia.
La sera furono ospiti della Domenica Sportiva in cui davanti alle telecamere si scambiarono battute e sorrisi, la conferma di un gruppo unito.
Il ritorno a Firenze fu un tripudio di bandiere aivola, la citt era iompazzaita per i loro beniamini, campioni d'Italia quasi a sorpresa.
E nonostante le tardive lamente del Calgiari, che si ritenne enalizato di fronte ai viola, quell'annata consegno la Fiorentina alla storia del calcio italiano.
S, le viole erano davvero tornarte a fiorire.
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