La musica, il whisky, le sigarette e quel cappotto beige figlio della scaramanzia.
D'altra parte Bruno Pesaola detto “il petisso” era, parola sue “un napoletano arrivato dall'Argentina”. Firenze lo amava, ma a Napoli era un vero mito.
E da l era arrivato, dopo un passaggio romano da calciatore e una esperienza in campo a Novara, citt dove aveva conosciuto Ornella, l'amore della vita che gli aveva fatto mettere in un cassetto la dolce vita romana, quando il calcio non era blindato e le notti appartenevano a tutti, o quasi tutti.
Napoli per lui era stato campo e poi panchina: l aveva giocato e poi allenato, riportando gli azzurri in A e poi incantato i tifosi col suo calcio camaleontico.
Astuto, divertente, coraggioso, ironico, Pesaola l aveva vissuto la citt come un napoletano purosangue, pur essendo figlio di un emigrato marchigiano.
Quando dopo quattro stagioni da dipendente amato dal presidente Lauro la Fiorentina si fece avanti lui ci mise il tempo di un soffio ad accettare la nuova avventura, anche se le polemiche per un presunto accordo con l'Inter rischiavano di far saltare tutto.
Fu il presidente federale Artemio Franchi a chiudere il caso.
D'altra parte il presidente Baglini ci teneva molto a far sedere Pesaola sulla panchina della Fiorentina.
Il Petisso era un metro e sessantacinque centimetri di creativit, astuzia e capacit di gestire il gruppo.
La Fiorentina era una squadra giovane, solida e vogliosa di disegnare sull'erba un calcio divertente in linea con le ultime luci degli anni Sessanta, anni in cui i giovani scendevano nelle piazze per prendersi il futuro guidati da grandi sogni e una colonna sonora rock & roll. In questo contesto sociale ultradinamico Pesaola viveva la sua vita da grande professionista ma senza dribblare il richiamo della notte, la passione che dalla sua avventura romana da calciatore non aveva mai abbandonato: la fascinazione di una vita romanzesca, piena di amici artisti e di infinite discussioni che potevano arrivare sul confine dell'alba.
Pesaola sapeva motivare i suoi ragazzi, sfruttarne energia e qualit. Lanci Chiarugi, ammorbid l'inquietudine di Amarildo.
Sfrutt sulla fascia la benzina di Rizzo.
Costru un gruppo indistruttibile capace di arrivare in fondo da imbattuto in trasferta e, come la Fiorentina del primo scudetto, con una sola sconfitta in campionato.
Pesaola non era un sergente di ferro perch col suo carisma sapeva essere amico e maestro dei suoi ragazzi.
Mille aneddoti circondano la sua vita e molti sono legati allla scaramanzia.
Amico di Peppino Gagliardi, una volta, prima di una partita poi vinta, aveva ascoltato insieme ai suoi giocatori una canzone del cantante napoletano.
Da allora era solito portare sul pullman che viaggiava verso lo stadio un mangiadischi arancione per riascoltare insieme ai suoi quella canzone.
E, cos narra la leggenda, quando un giorno scopr di essersi dimenticato il disco a casa, mand Ugo Ferrante a cercare il 45 giri senza il quale non era proprio il caso di affrontare il prepartita.
Anche questo era il Petisso, un piccoletto pieno di energia, cervello e garra sorridente, un vincente che si lasci dietro Milan e Cagliari regalando a Firenze un sogno imprevisto.
Benedetto Ferrara    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
