di Alessandro Pistolesi Un graffio viola, indelebile, sulla storia del calcio europeo.
A imprimerlo furono i leoni di Ibrox. Lo stadio era una vera bolgia: 80mila tifosi scozzesi riempivano furenti il catino di Glasgow. Dagli spalti volava di tutto, il clima era incandescente.
Eppure, in quel 17 maggio del 1961, alla ruvidezza spigolosa dei Rangers prevalse l'armonia feroce della Fiorentina, una squadra elegante e spietata che in due round mise ko gli scozzesi e alla fine alz al cielo la Coppa delle Coppe, primo trofeo di una squadra italiana in una competizione Uefa.
Anche se con due anni di ritardo.
S, perch nel 1963 serv lo zampino di Artemio Franchi, al tempo presidente Figc, per convincere l'Uefa a riconoscere il torneo.
E pensare che la Viola a quella competizione, riservata alle vincitrici delle Coppe nazionali, non doveva neanche partecipare.
Il posto sarebbe toccato agli eterni rivali della Juventus che proprio contro la Fiorentina nella stagione precedente vinsero la Coppa Italia ai supplementari.
Ma siccome i bianconeri arrivarono primi in campionato, scelsero la Coppa dei Campioni e lasciarono il posto nella Coppa delle Coppe ai viola.
Una sorta di 'ripescaggio' trasformato in un trionfo.
L'impresa di Glasgow resta la pi eroica del percorso.
L'appellativo dei 'Leoni di Ibrox'  stato coniato dal Museo Fiorentina prendendo spunto dall'Italia campione del mondo che nel 1934 sfior una clamorosa rimonta in casa dei “maestri“ inglesi, meritandosi l'epiteto di 'Leoni di Highbury', dal nome dello stadio londinese.
Come un fiore, o meglio un giglio, che sboccia nel cemento.
Sembrava una stagione storta, di quelle dove non va bene mai niente: le grandi aspettative si trasformano presto in pessimi presentimenti, cambia l'allenatore, la stella Migel Montuori deve dire addio al calcio a 30 anni per una pallonata che gli procura gravi danni alla vista, la squadra chiude il campionato con un deludente settimo posto.
Ma nelle coppe  tutta un'altra storia.
Una storia resa epica grazie ai prodigi di Enrico Albertosi, decisivo nella finale di andata dove para anche un rigore.
Nella squadra schierata sapientemente dall'allenatore Nndor Hidegkuti col supporto di Giuseppe Chiappella spiccano l'equilibrio e la forza misurata dei terzini Enzo Robotti e Sergio Castelletti.
Ma anche lo spirito combattivo di Piero Gonfiantini, signese doc, e l'autorevolezza del capitano Alberto Orzan, faro carismatico della squadra.
E ancora il mediano Claudio Rimbaldo, calamita del gioco, e il tuttocampista dal fiato inesauribile Dante Micheli.
E poi ovviamente Kurt Hamrin, capocannoniere del torneo con 6 reti e una classe sconfinata: il tocco sotto con cui blinda la vittoria per 2-1 nella finale di ritorno  poesia pura.
Sull'ala sinistra giganteggia Gianfranco Petris, infaticabile equilibratore, e davanti Dino Da Costa, abile finalizzatore.
Ma il vero trascinatore  Luigi Milan: segna due volte a Glasgow nello 0-2 finale e si ripete anche a Firenze.
In entrambe le gare timbra allo stesso minuto: il dodicesimo.
Come una sentenza: implacabile.
Si narra che prima della partita di Ibrox la squadra si caric guardando un film western in un cinema di Glasgow. Il finale pi bello per i Leoni viola lo scrivono sul campo, il 27 maggio successivo, sollevando la Coppa delle Coppe di fronte a un Comunale gremito.
Il resto  scritto negli annali di una stagione diventata leggenda grazie anche al trionfo, due settimane dopo, in Coppa Italia che fa della Fiorentina il primo club italiano a realizzare il double con un trofeo internazionale.
Un doppio sigillo che vale la storia.
   RIPRODUZIONE RISERVATA.

