di Roberto Davide Papini Negli anni '40, fermato solo dalla tragedia di Superga, brilla l'astro del Grande Torino di Valentino Mazzola, mentre gli anni '60 sono contrassegnati dai successi internazionali della Grande Inter di Herrera e Picchi.
In mezzo a questi due straordinari cicli di vittorie c' un ciclo sfiorato da quella che possiamo comunque chiamare lo stesso la Grande Fiorentina degli anni '50. Dopo il trionfo in campionato nel 1955-56 dei viola di Bernardini e Julinho c' un'impressionante serie di vittorie sfumate per sfortuna, decisioni arbitrali avverse, mancato ricambio, forse un po' di imborghesimento.
Parliamo della finale di Coppa dei Campioni contro il Real Madrid e dei quattro secondi posti consecutivi in campionato.
Un segno evidente di una squadra di grande valore che non riesce ogni volta per un soffio a fare il bis. Il primo episodio di questo ciclo di rimpianti  la finale di Coppa dei Campioni giocata a Madrid e contro i padroni di casa il 30 maggio 1957. A quella finale i viola arrivano eliminando inizialmente gli svedesi del Norrkping poi tocca agli svizzeri del Grasshoppers, mentre in semifinale la squadra di Bernardini supera la Stella Rossa di Belgrado.
Un cammino autorevole, preludio di una grande partita giocata dai gigliati davanti a 120mila tifosi del Real Madrid in finale.
I blancos sono messi pi volte in difficolt dalla Fiorentina, ma la gara  condizionata da un arbitraggio a dir poco discutibile.
In particolare l'olandese Horn assegna ai padroni di casa un rigore per un fallo di Magnini che, come  possibile vedere dai filmati d'epoca presenti sul web, avviene fuori area.
Oltretutto l'azione in questione sembra viziata da un fuorigioco.
A trasformare il rigore  il grande Di Stefano.
E' l'episodio che sblocca il risultato e che, insieme al raddoppio di Gento, condanna i viola a una immeritata sconfitta.
I “se” e i “ma”, come sappiamo, non fanno la storia, eppure ci sono quei momenti di svolta che possono cambiare la storia: quel rigore  uno di questi.
Uno snodo sfortunato, come quello (molti anni dopo) della beffa scudetto della Juve nel 1982. Tornando ai quattro secondi posti consecutivi (a suo modo un record, seppur poco invidiabile) nel 1956-57 i viola di Bernardini arrivano a sei punti dal Milan campione d'Italia.
Un divario ancora pi ampio (8 punti)  quello che nella stagione successiva divide la Juve dai gigliati.
Nel 1958-59 non c' pi Julinho e al suo posto arriva un bomber straordinario (destinato a diventare il miglior marcatore in assoluto della storia della Fiorentina) come lo svedese Kurt Hamrin. Guidata dall'ungherese Lajos Czeizler (profeta del calcio offensivo) la squadra viola segna tanto, quasi 100 gol (95 per l'esattezza) ma le sconfitte casalinghe contro Milan e Spal condizionano la lotta per lo scudetto che va ai rossoneri con 3 punti di vantaggio.
Poi, nel 1959-60 (con Carniglia allenatore) nonostante i 26 gol di Hamrin i gigliati non vanno oltre il secondo posto, 8 punti dietro alla Juve.
I protagonisti dello scudetto del '56 sono sempre meno, ma intanto ci si prepara a un'altra magica stagione che porter la Fiorentina a vincere la Coppa delle Coppe.
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