Uno sguardo da gringo geniale e cinico ma solo in campo perch poi si spalancava in sorrisi contagiosi gi negli spogliatoi.
E figurarsi dopo, in quelle sfide a carte, a cena, a far bisboccia.
Miguel Montuori, il funambolo del tricolore.
Resta nel cuore, cucito, di chi oggi ha i capelli bianchi.
"Se il mio babbo era il pi forte di quella Fiorentina? No, dai.
Non potrei mai dirtelo.
Dico solo che quella squadra era un mosaico perfetto" sorride Angelo, figlio del campione che ha scelto Firenze come casa sua.
Prima suo babbo, poi lei e la sua famiglia.
Un legame indissolubile.
"S, io qui mi sono sposato.
Insegno tennis, ho due figlie, Elena e Giulia, tifose viola tutte". D'altronde Miguel ha dato tutto per la Fiorentina... "Ha rischiato anche la vita, quando per recuperare da un infortunio fu mandato a giocare una gara con la squadra De Martino (vecchio torneo italiano per le squadre giovanili e le riserve ndr). Una pallonata alla testa gli provoc il distacco della retina e un aneurisma cerebrale.
Aveva 28 anni.
Smise". Poi il ritorno in Cile.
"S, anche se lui era argentino, di Rosario.
Nel 1988 successe una cosa bellissima". Racconti.
"Fu organizzata una festa con il grande Paolo Melani.
C'erano Baggio, Antognoni, De Sisiti e il babbo - che in Cile aveva problemi economici e tirava avanti con quel che aveva guadagnato in Italia - fu invitato a Firenze". E poi? "Lo aiutarono, inizi ad allenare all'Isolotto.
Flachi era suo allievo, lo scopr lui e lo tir su.
Rese tanto a Firenze organizzando la societ dell'Isolotto in maniera talmente professionale che il primo anno vinse i tornei di tutte le categorie". Cosa deve di pi a suo padre? "Ci ha fatto studiare tutti quanti e le assicuro che ai suoi tempi non guadagnava certo come Messi". E il ricordo pi bello? "Mii ha portato a giocare tennis (ride ndr). Prov a farmi giocare a pallone ma non ero portato.
Mi disse “Prova in porta“, “In porta ci vai te“ gli risposi.
Allora tornammo a casa e disse: “Andiamo a comprare una racchetta da tennis che  meglio...". Quella squadra era davvero prima di tutto un gruppo di amici come si racconta? "Erano una cosa sola.
Prima delle partite giocavano a carte, si giocavano la benzina.
Un aneddoto bello? A fine allenamento iniziava a scartare Albertosi ma non tirava mai.
E lui: “Via, o fammelo“. Il babbo ha segnato ottantotto gol. Tutti su azione.
Il rigorista era Cervato". Emanuele Baldi.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
