Era laureato alla Bocconi.
Per questo i giocatori lo chiamavano 'Dottore'. Nei suoi confronti ossequio e rispetto.
Lui interpretava il ruolo di allenatore da studioso del calcio applicato al campo e alla psicologia dello spogliatoio.
Romano e vincente.
Un personaggio unico dalla personalit spiccata.
Fulvio Bernardini, allenatore della Fiorentina, sua la firma del primo scudetto.
Quindi eterno.
Scelto da Enrico Befani a stagione in corso nel 1953-54 perch i viola non ingranavano.
Sciolse il contratto con il Vicenza rimettendoci dei soldi e arriv a Firenze.
Una scommessa.
Fu una guida 'rivelazione' che rimase fino al 1958 a dettare schemi e a parlare con i giocatori.
Grande osservatore, assoluto macinatore di idee, esperienza da vendere come giocatore: riusc a importare in Italia il modulo della Wm con il perno del mediano per un centrocampo che imposta ma anche un libero capace di sganciarsi a supporto degli altri reparti.
Osteggi il catenaccio italiano e punt molto sulle soluzioni d'attacco: punta e due ali (o finta ala) come nella Fiorentina dello scudetto.
Il primo anno a Firenze salva i viola finiti all'ultimo posto, l'anno del tricolore inizia con una rosa scoppiettante con Montuori e Julinho.
E fu gioia pura.
Vinse il Seminatore d'oro nel 1955 e nel 1956. A Firenze, si ricorda, visse anche situazioni particolari con il giornalista de La Nazione Beppe Pegolotti.
Bernardini e Pegolotti, aveva ricordato il grande Raffaello Paloscia (firma storica de La Nazione), furono sempre divisi da una "cordiale inimicizia" anche se condivisero gli anni magici del primo successo nel campionato italiano.
Pegolotti faceva il cronista sportivo con una marcia in pi per aver giocato in Serie A. E proprio su un campo della massima serie i due si affrontarono in un Roma-Livorno del maggio 1929: si narra che un intervento duro dell'amaranto (Pegolotti) costrinse il giallorosso Bernardini a uscire dal campo.
Da qui si fa risalire la "cordiale inimicizia" andata avanti nel tempo anche per diversit caratteriali.
Paloscia ricord ancora: "Pegolotti era a volte costretto a frequentare lo stesso albergo in cui la squadra viola alloggiava e, naturalmente, incrociava anche Bernardini che faceva di tutto per evitarlo...". Ma i retroscena raccontarono anche che la societ viola si era affidata proprio al giornalista per convincere Bernardini a lasciare il Vicenza per allenare i gigliati.
Poi vennero lo scudetto e le Coppe.
Storia epica allo stato puro per una piazza come Firenze.
Poi l'addio.
Ma Bernardini port sempre Firenze e la Fiorentina nel cuore.
La dimostrazione? L'esordio in Nazionale di Giancarlo Antognoni, Moreno Roggi, Vincenzo Guerini e Domenico 'Mimmo' Caso.
In panchina c'era Fulvio Bernardini, il Dottore.
Luigi Caroppo    RIPRODUZIONE RISERVATA.

