Paolo Chirichigno Un viaggio ultrasecolare nella nostra storia.
La Nazione affonda le sue radici nel momento pi drammatico e decisivo del Risorgimento italiano: l'estate del 1859. Nel pieno della drammatica seconda guerra d'indipendenza, l'improvviso armistizio di Villafranca firmato l'11 luglio da Napoleone III e Francesco Giuseppe d'Austria, interruppe bruscamente le speranze dei patrioti italiani di una rapida liberazione e unificazione del territorio.
La Toscana si trov in una posizione geopolitica estremamente delicata, priva del Granduca Leopoldo II (fuggito ad aprile) e governata da un esecutivo provvisorio che doveva evitare il ritorno del vecchio regime e, al contempo, spingere per l'annessione al futuro Regno d'Italia.
In questo scenario di forte incertezza politica emerse la figura del barone Bettino Ricasoli, capo del governo provvisorio toscano, soprannominato il "Barone di Ferro" per la sua inflessibile determinazione.
Ricasoli intu immediatamente la necessit strategica di dotare il governo e la causa patriottica di uno strumento di comunicazione potente, autorevole e quotidiano, capace di orientare l'opinione pubblica, contrastare la propaganda reazionaria e compattare le forze liberali moderate toscane attorno a un unico, grande obiettivo politico.
Fu cos che, appena dopo l'armistizio, in Palazzo Vecchio il barone Ricasoli disse la famosa frase: "Per domattina voglio il giornale", per orientare l'opinione pubbica favorevole ai Savoia e al Regno d'ITalia.
Il 13 luglio 1859 fu fatto a Firenze il primo numero del giornale, mentre l'uscita ufficiale  datata 19 luglio.
I primi testi furono stampati nella tipografia di Gaspero Barbera in via Faenza, prima di trovare altre sedi nel corso degli anni.
La scelta del nome, La Nazione, non fu casuale, ma un vero e proprio manifesto politico e un programma d'azione: in un'epoca in cui l'Italia era ancora divisa in stati e ducati, invocare la "Nazione" significava dichiarare apertamente la volont di superare i vecchi confini regionali per fondersi in un unico organismo statale.
Il giornale nacque per iniziativa di un gruppo di intellettuali e politici fedeli a Ricasoli, tra cui spiccavano Alessandro D'Ancona (il primo direttore effettivo), Piero Cironi e l'editore Barbera.
Fin dai primi numeri, la linea editoriale impressa da Ricasoli e dai suoi collaboratori si distinse per un orientamento liberale, moderato e rigorosamente monarchico, allineato con la politica di Cavour e della dinastia sabauda.
Il quotidiano divenne il megafono ufficiale della borghesia toscana e del patriottismo pi maturo, offrendo non solo cronache politiche nazionali e internazionali, ma anche ampi spazi di dibattito culturale e civile.
Il successo del quotidiano fu immediato e and ben oltre i confini della Toscana, consolidandosi negli anni successivi quando Firenze divenne Capitale del Regno d'Italia (1865-1871). Anche dopo il trasferimento della capitale a Roma, La Nazione seppe mantenere intatto il proprio prestigio, radicandosi capillarmente nel tessuto sociale del centro Italia e trasformandosi nel corso del Novecento e oltre in uno dei quotidiani pi longevi, autorevoli e letti dell'intera storia del giornalismo italiano.
Una bellissima storia che prosegue ancora oggi.
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