Paolo Chirichigno Cento anni abbracciano molte vite: oltre alla nostra quelle di genitori e nonni, e ancora di pi di figli e nipoti.
Il nostro  un viaggio nel cuore di Firenze, da sempre e per sempre innamorata pazza della sua squadra di calcio.
Non c' alcuna logica, solo trasporto sentimentale: questa citt che si unisce cos di rado trova un'identit autentica solo nella maglia.
Cento anni di gioie (non troppe), dolori (quelli s devastanti) e di beffe (quante ne volete) che hanno fortificato l'animo del tifoso viola.
Ci si esalta anche per poco perch abbiamo veramente una fame disperata di sognare.
Prendete l'anno scorso: in estate tutto bello, a ottobre il sospetto di non potercela fare.
Rabbia e noia hanno rischiato di allontanarci da lei, ma non  successo.
La Fiorentina copre tutti i possibili sentimenti che un essere umano pu provare.
Una cosa per non sopportiamo: la mediocrit. Eppure in questi anni abbiamo visto sia giocatori leggendari che squadre modeste, ma una sorta di pudore - per quest' ultime - ci impediva di accusarle apertamente, anche se sapevamo bene la verit. Viene in mente la frase scritta da un tifoso sui muri dello stadio di Siviglia che colp Marcelo Bielsa, el Loco, uno dei pi grandi allenatori della nostra epoca: "Ti amo anche se vinci". Significa amare qualcuno senza chiedere la ricompensa della vittoria, azzerando l'interesse per il successo materiale per dare valore solo al legame.
Ecco, questa  la Fiorentina.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
