di Emanuele Baldi FIRENZE Uno spicciolo di secondo per girare la chiave e partire a razzo all'indietro nel tempo.
Che strano motore ha la macchina della nostalgia.
Dopo una manciata di minuti - il cronometro stasera conta il giusto e l'onesto - Luca Toni insacca sotto la (fu e risar si spera presto) curva Fiesole e si porta come una volta la mano all'orecchio roteandola.
E' il codice pin della felicit di ritorno, il carillon che sugli spalti allevia le rughe sui volti degli ex ragazzi di un tempo lontano.
Tutti pischelli come una volta come il “bomber” che alla soglia dei cinquanta fa il suo figurone in campo.
La scintilla accende il Franchi che per aspetta una cosa sola.
Una soltanto.
Ed eccola.
Basta aspettare un soffio di tempo infatti e Batigol la infila per il due a zero delle leggende viola.
Boato da sismografo al Campo di Marte.
Non “corre alla bandierina il bomber della Fiorentina” come invoca la Fiesole, i tempi passano e ogni scatto pesa.
Come pesa la saggezza di tirare il fiato.
E infatti un altro paio di azioni e Bati bello fresco la rimette alle spalle di Abbiati.
Il Franchi va nei pazzi, dopo la mezza Sindrome di Stendhal, che aveva avvolto gli spalti al calcio d'inizio dato da uno che, a queste latitudini, negli Ottanta ha generato uno tsunami di emozioni - dalla gioia alla rabbia al perdono - mai pi registrato: gi lui, Roby Baggio.
Ci sono scarpini che scintillano in questa notte di festa.
Nella squadra Nostalgia Serie A gigioneggia un certo Francesco Totti.
Nel secondo tempo infila un destro sotto l'incrocio e il Franchi, quando esce, si spella le mani (quante cose cambia il tempo...). Candela pare un ragazzino, Moscardini a inizio ripresa si inventa una rovesciata che “Cristiano Ronaldo scansati”, Oddo prova pallonetti come un giocoliere.
“Vai Seba, sei sempre il pi bello” urla dalla tribuna una ragazza a Frey (ex biondo, ma con ciuffo vecchia maniera) che lascia spazio a Francesco Toldo, lui s imbiancato del tutto, ma con il sorriso genuino di quando arriv 'bimbo' a inizio anni Novanta.
Il “Chi non salta bianconero ”, che qui va su tutto come la maionese, si leva a met match quando i gol a pioggia diventano difficili perfino da riuscire a annotare.
“Il fenomenoooo” urla lo stadio a Mutu e lui fa il suo mezzo inchino, marchio di fabbrica.
A ogni sostituzione - decisa da mister Cesare Prandelli -  un boato, ogni cambio  un nome che diventa un ricordo, un giorno, una sfida.
Martin Jorgensen si prende una bolgia di applausi da mettere in valigia e portarsi su, in Danimarca.
Pizarro ha la garra di una volta, Ribery potrebbe giocare anche domenica prossima per come sguscia in ogni dove, la classe di Jovetic e Pepito Rossi  intatta.
Piccolo appunto: a ogni gol gli altoparlanti “staccano” con Nord Sud Ovest Est. Forse, restando nelle corde degli 883, “Gli anni” sarebbe stata scelta pi azzeccata.
Finisce 7-3 per i viola.
Almeno le Leggende hanno ingentilito il centenario.
“Garrisca al vento il labaro viola”. Il Franchi saluta tutti e canta in coro la sua preghiera laica.
La fede qui resta faccenda seria, nonostante tutto.
I campioni 'analogici' corrono sotto la Fiesole prima di infilarsi sotto la doccia.
Prandelli  osannato perch anche la riconoscenza qui, insieme alla fede,  cucita nel Dna.
Gli ex ragazzi fanno il giro del campo e come molle i cuori viola saltano su dai gradoni.
Un rammarico c'. Negarlo sarebbe cronaca mancata.
Giancarlo Antognoni non c' e il suo nome  sussurrato davanti a una scelta, la sua, che ha fatto rumore.
Ma Firenze non condanna mai i suoi figli.
Figurarsi il prediletto.
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