di Federico D'Ascoli AREZZO Il problema non  pi quanto aumentano i prezzi.
E' che, anche quando smettono di correre, restano l: alti.  E'  la trappola dell'inflazione che si  infilata nella vita quotidiana: il rallentamento della corsa dei listini non restituisce alle famiglie il potere d'acquisto perduto.
Il supermercato pu aver smesso di sorprendere con rincari a ogni visita, ma il conto continua a essere pi pesante.
La spesa diventa un esercizio di equilibrio: scegliere, confrontare, rinunciare, rimandare.
Cinque anni  per cambiare radicalmente il valore del carrello.
Se nel luglio 2021 una determinata spesa alimentare valeva 100 euro, oggi per acquistare gli stessi prodotti servono circa 129 euro e mezzo.
Quasi un terzo in pi. E' la fotografia di un'inflazione che non si vede soltanto nelle statistiche, ma nella quantit di merce che si riesce a mettere nel carrello con lo stesso budget. Non  soltanto una questione di grandi aumenti.
Sono i prodotti pi comuni a costruire, giorno dopo giorno, il conto finale.
Il caff tostato  fra quelli che hanno corso di pi, cos come l'olio extravergine.
Nel settore degli ortaggi e della frutta il fenomeno  ancora pi evidente: zucchine, pomodori e patate hanno accumulato rincari molto consistenti.
La carne non  rimasta indietro e perfino il pollo, tradizionalmente considerato una scelta per spendere meno, ha perso parte del suo vantaggio.
E' un meccanismo che modifica anche le abitudini.
Si compra meno, si cambia marca, si aspettano le offerte.
Si guarda con maggiore attenzione il prezzo al chilo invece di quello scritto sul cartellino della confezione.
Alcuni prodotti entrano ed escono dal carrello a seconda del loro costo.
La qualit, quando possibile, diventa una variabile del bilancio.
L'inflazione alimentare non riguarda pi soltanto ci che si paga, ma ci che si  costretti a scegliere.
La spesa familiare  diventata una selezione permanente fra bisogni, preferenze e possibilit economiche.
E quando la selezione dura abbastanza a lungo, finisce per cambiare il modo di vivere.
La stessa cosa accade fuori dal supermercato.
Il caff al bar costa di pi, come il panino della pausa pranzo.
Muoversi costa di pi, sia con l'auto sia con i mezzi pubblici.
Una cena fuori  diventata pi impegnativa e anche la pizza, che per decenni ha rappresentato una delle formule pi accessibili per mangiare fuori casa, ha perso una parte della sua convenienza.
Perfino una serata al cinema richiede qualche euro in pi. Sono aumenti che presi singolarmente possono sembrare sopportabili.
E' la loro somma a fare la differenza.
Perch una famiglia non affronta un'inflazione alla volta: affronta contemporaneamente il carrello, il pieno, le bollette, la scuola, la salute, il tempo libero.
E alcune di queste voci non sono comprimibili oltre una certa soglia.
Il riflesso sul territorio  evidente anche ad Arezzo, dove famiglie e consumatori si trovano a fare i conti con la stessa trasformazione.
La possibilit di scegliere fra diverse insegne della grande distribuzione offre almeno una leva: il confronto.
In tempi di prezzi elevati anche pochi punti percentuali possono diventare importanti quando vengono moltiplicati per dodici mesi.
E qui si misura il vero effetto dell'inflazione: non soltanto quanto costa vivere, ma quanto spazio rimane per tutto il resto.
I dati Istat raccontano che la quota di famiglie costrette a ridurre quantit o qualit dei prodotti acquistati  cresciuta sensibilmente negli ultimi anni.
E' un segnale che vale pi di molte percentuali.
Perch quando si comincia a risparmiare sulla spesa, spesso significa che il risparmio  gi stato cercato altrove.
E quando nel carrello restano soltanto beni essenziali, il problema non  pi trovare l'offerta migliore.
E' capire quanto ancora si possa tagliare senza tagliare la qualit della vita.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
