FIRENZE "Io resto qui". Primi giorni di agosto del 2002. Mentre Firenze senza bussola, con un'anonima casacca bianca e con un nuovo nome che, per quanto evocativo e che oggi suscita giuste tenere simpatie - Florentia Viola - sprofonda nelle viscere polverose della serie C2, Angelo Di Livio, in arte Soldatino per il suo rigore antico, per la disciplina nello stare in campo, corre nella direzione opposta al vento.
Scende gi come un capitano che non abbandona la nave e questi gesti, a Firenze, incendiano il cuore pi di qualsiasi gol. Di Livio - reduce da un Mondiale al fianco di Maldini, Totti e Vieri - si riallaccia gli scarpini e si prepara a dare anima e cuore, circondato da un manipolo di perfetti sconosciuti che poi per conquisteranno Firenze (Rigan su tutti) contro Brescello, Gualdo, Poggibonsi e Aglianese.
Di Livio, in quell'estate drammatica di ormai 26 anni fa la Fiorentina, oltrech senza nome, si ritrov d'improvviso anche senza palloni e casacche.
"Fu un trauma.
Quando arriv la notizia del fallimento eravamo in ritiro per il campionato di Serie B dopo la retrocessione". Nessuno se lo aspettava? "Beh, che dire.
Cecchi Gori continuava a darci speranza, ci diceva che la situazione si sarebbe risolta.
Ma alla ventesima volta che lo disse capimmo che eravamo spacciati". E poi che successe? "Dal ritiro tornammo tutti quanti a Firenze.
Gli altri compagni se ne andarono, io rimasi a riflettere qualche giorno in citt con la mia famiglia.
Poi chiamai Giovanni Galli e gli dissi: “Se volete, contate su di me.
Io resto“. Lui chiam Della Valle che fu entusiasta". Fu coraggioso.
"Tra l'altro, pensi, arrivavo anche da un Mondiale.
Ma lo dovevo ai tifosi viola.
In questa citt c' sempre stata una passione vera, autentica.
E c'era una grande voglia di rinascita". E' vero che quando Rigan entr nello spogliatoio per la prima volta diceste “Ma dove andiamo con questo...“? "Ma no (ride ndr). Magari io pensai che non sembrava avesse proprio il fisico dell'atleta". E invece... "Mi sbagliavo.
Era veramente forte, fortissimo.
Io con lui e Ripa guidammo la rinascita". Arrivarono tanti giocatori sconosciuti.
"Io dissi loro “Ragazzi, non siamo qui a fare un compitino.
Dobbiamo vincere“. E anch'io dovetti comunque adeguarmi a giocare in certi campi". Leggendaria  rimasta la trasferta di Gubbio quando i tifosi viola presero le pale per spazzare la neve dal campo e giocare la partita.
"Gi. Ma le dico la verit, in quella stagione riscoprii i valori genuini del calcio di provincia.
Poi quelle squadre contro di noi davano l'anima, per loro era come sfidare il Real Madrid. Ma c'era grande correttezza, tanto rispetto.
Anche i dirigenti erano molto cortesi con me, in un certo senso davo valore alla categoria". La cavalcata fin con lo spareggio contro il Perugia due anni dopo e il ritorno in Serie A. "Fu una notte bellissima.
Bellissima e stressante perch un errore poteva costarci carissimo". In chi si rivede oggi? "Faccio fatica a indicare qualcuno ma una cosa me la faccia dire: non mi piace l'atteggiamento dei giocatori di oggi, non vedo pi attaccamento". Tanti neanche salutano i tifosi all'aeroporto.
"Non me ne parli quando li vedo tirare dritto e non firmare un autografo mi viene una rabbia...". Allora bentornato Soldatino.
"Grazie e speriamo che la Fiorentina organizzi in futuro sempre pi gare per noi leggende". Emanuele Baldi    RIPRODUZIONE RISERVATA.
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
