Milano Il governo batte un colpo sul dossier Ex Ilva, convocando marted prossimo 8 settembre le parti sociali a Palazzo Chigi.
Un incontro che torner a occuparsi del futuro del sito di Taranto, su cui pende la spada di Damocle della decisione della procura di Milano, che ha imposto la chiusura - entro il prossimo 28 ottobre - dell'area a caldo dello stabilimento pugliese.
Sentenza su cui sar discussa, il giorno dopo, una richiesta di sospensiva presentata dalle amministrazioni straordinarie di Ilva e Acciaierie d'Italia.
Proprio sulle tempistiche si gioca una parte cruciale della vertenza. "Il timore  che il governo voglia guadagnare ulteriore tempo", dice Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia per la Fiom-Cgil, per il quale "se al tavolo dell'8 non otterremo risposte alle richieste gi presentate, all'ordine del giorno ci sar la ripresa dello stato di agitazione e la mobilitazione". Per Scarpa, il futuro dell'Ex Ilva  infatti possibile "soltanto con l'intervento pubblico, con la regia del governo e non privata, cos da valutare cosa serva veramente al Paese". Di conseguenza per discutere del futuro dell'azienda "serve discutere col soggetto pubblico", ribadisce il sindacalista, puntualizzando che i soggetti privati interessati "hanno tempi non allineati alle esigenze attuali", a partire da quanto riguarda il futuro dei 20mila lavoratori coinvolti. "Non sar solo un dibattito sull'Ex Ilva, ma sul futuro della siderurgia in Italia", aggiunge Valter Quercioli, presidente di Federmanager, che auspica "un esito positivo per quanto riguarda la richiesta di sospensiva", in modo da "dare un tempo di adeguamento pi ragionevole" alle prescrizioni della procura meneghina.
Per Quercioli, all'incontro a Chigi servir, da parte del governo, "chiarire le priorit strategiche e gli impegni da prendere, decidendo come Paese quanta capacit siderurgica preservare".
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
