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STORIE DELLA MENTE. LIA entra in classe, di Alberto Oliverio.

L'autore Insegna psicobiologia alla Sapienza Universit di Roma,
ha vinto il Premio Feltrinelli 2017 per la letteratura e le scienze.

Il problema non  se ma come usarla alle varie et, e anche intoppi come le allucinazioni possono divenire strumenti di insegnamento.

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Lintelligenza artificiale non  semplicemente un nuovo strumento didattico ma qualcosa di pi profondo, che sta cambiando il modo in cui produciamo, filtriamo e accediamo alla conoscenza. Viviamo gi in un ambiente in cui il sapere non si presenta pi come qualcosa di stabile ma come un processo dinamico di generazione e rielaborazione continua. Per questo la scuola non pu limitarsi a usare lIA: deve imparare a comprenderla e governarla. La domanda non  se adottare questa tecnologia, ma come evitare che diventi qualcosa che altera e controlla i processi cognitivi dei pi giovani.

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Si apprende col corpo.

Consideriamo anzitutto un aspetto spesso trascurato che riguarda il ruolo del corpo e della concretezza delle esperienze. LIA lavora per astrazioni: testi, dati, modelli simbolici. , per natura, una tecnologia disincarnata. Lapprendimento umano invece, soprattutto nei primi anni di vita, nasce dallesperienza fisica: toccare, muoversi, cadere e rialzarsi, esplorare lo spazio. Prima di essere linguaggio, il pensiero  gesto, azione: si costruisce attraverso lazione concreta, non malgrado essa. Il bambino non impara attraverso risposte, ma attraverso pratiche  afferrare, coordinarsi, orientarsi  ed  tramite queste attivit che si costruiscono le basi della percezione, della memoria e della relazione. Esporre bambini molto piccoli a strumenti altamente astratti rischia di anticipare forme di ragionamento che non hanno ancora radici nellesperienza.

C anche un aspetto pi sottile. Se lIA tende a colmare ogni vuoto con una soluzione immediata e plausibile, il corpo introduce invece resistenza: fatica, errore, tempo. Ed  proprio in questa resistenza che si forma il pensiero. Un bambino che impara a scrivere a mano non sta solo acquisendo una competenza tecnica, sta costruendo una relazione tra intenzione e azione, tra idea e forma. La domanda, quindi, non  solo se usare lIA nella scuola primaria, ma quando e come, tenendo fermo che le esigenze del corpo non devono essere sottovalutate.

Nelle fasi pi avanzate del percorso scolastico, lIA offre notevoli opportunit, a patto di usarla con spirito critico. Un testo generato da un algoritmo non ha autore, non ha intenzione, non ha responsabilit e proprio per questo deve essere oggetto di analisi: perch questa risposta? Quali voci include, e quali esclude? Quali tradizioni culturali incorpora, e quali cancella?

Il rischio maggiore non  tanto lerrore della macchina quanto la delega del giudizio umano. Anche le cosiddette allucinazioni dellIA  risposte false presentate con assoluta sicurezza  non sono solo difetti da evitare: sono occasioni didattiche per affinare il giudizio e sviluppare una consapevolezza che non si basa su cosa sappiamo, ma su come lo sappiamo e perch quella conoscenza  ritenuta valida. Questa consapevolezza va ben oltre la singola disciplina.

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Non conta il risultato ma il processo.

In un mondo in cui un algoritmo pu produrre un testo formalmente impeccabile in pochi secondi, un apprendimento scolastico in cui ci si accontenti solo del risultato finale non  sufficiente o non ha senso. La valutazione deve spostarsi sul processo: la qualit delle domande che uno studente sa porre, la capacit di riformulare, correggere, approfondire, integrare le risposte dellIA con fonti verificate. Perci recuperare pratiche come il dibattito argomentato, presentare una tesi, difenderla, riconoscerne i limiti, significa restituire centralit al dialogo, al dissenso, allargomentazione per capire il percorso cognitivo di chi apprende. La scuola del futuro non deve formare semplici utenti digitali competenti, ma cittadini capaci di riconoscere le strutture culturali e politiche che permeano la tecnologia, e soprattutto di non delegare il proprio giudizio a nessuna macchina.


