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Genitori e figli. La solitudine di chi dice di no, di Anna Oliverio Ferraris.

L'autrice  Psicoterapeuta e scrittrice,  stata professore ordinario
di Psicologia dello sviluppo allUniversit La Sapienza di Roma.

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Oggi il conflitto con i figli  a volte vissuto come un fallimento, ma lautorevolezza resta il modello educativo pi efficace e prevede anche di saper porre limiti ragionevoli.

Silvia, 49 anni, insegna in una scuola primaria ed  la mamma di Matteo, 16 anni, e di Elena, sette anni. I rapporti col marito sono buoni. Lui per, spesso lontano per lavoro, ha delegato a lei leducazione dei figli e Silvia ha costruito con loro una relazione affettuosa, basata sul dialogo. Finch Matteo era bambino, questo modello ha funzionato; lingresso nelladolescenza ha invece modificato gli equilibri. Le prime difficolt sono emerse con le uscite serali. Matteo non rientra mai allora stabilita. Sono lunico che deve tornare presto. Le altre mamme sono pi tranquille.

Nelle chat con altre mamme Silvia legge di ragazzi che trascorrono intere serate in giro con gli amici, di vacanze organizzate senza genitori, di smartphone senza limiti di utilizzo. Alcune madri sembrano affrontare tutto con naturalezza, e questo alimenta in lei il timore di essere troppo severa.

La sensazione di essere indietro rispetto agli altri genitori si estende anche alla scuola. Quando Matteo ottiene risultati inferiori alle aspettative, Silvia si domanda se lo sta seguendo abbastanza. Ma quando insiste perch studi, il figlio laccusa di essere ossessiva. Vuoi sempre controllare tutto. Quelle parole feriscono Silvia, che desidera essere una madre presente, non una sorvegliante. Cos, spesso, dopo aver imposto una regola, finisce per cedere. Unora in pi per il rientro. Ancora mezzora con il cellulare. Una verifica rimandata al giorno dopo.


Ogni concessione sembra riportare la pace, ma solo temporaneamente. Matteo ha imparato che basta insistere per ottenere ci che vuole. Una sera, dopo lennesima discussione, Silvia telefona a unamica: Ho limpressione di sbagliare tutto. Sono sempre quella che dice no. Matteo mi considera una nemica,  il suo sfogo tra le lacrime.

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Il timore di apparire una cattiva madre.
Ricerche sociologiche hanno evidenziato come la maternit contemporanea sia accompagnata da un forte carico di aspettative. La figura della buona madre viene associata a disponibilit, ascolto, sostegno emotivo e costante presenza. In questa prospettiva, il conflitto viene talvolta vissuto come una sorta di fallimento educativo. Dire di no, vietare, imporre orari o limitare luso dello smartphone pu suscitare nelle madri sentimenti di colpa, soprattutto quando i figli reagiscono con rabbia, tristezza o accuse di incomprensione. Alcune finiscono cos per oscillare tra fermezza e concessioni, entrando in una spirale di trattative che rischia di indebolire ulteriormente la credibilit delle regole.

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Il confronto con le altre famiglie.
Un peso non indifferente ce lha il confronto sociale. In passato i modelli educativi erano relativamente condivisi allinterno delle comunit; oggi ogni famiglia tende a costruire autonomamente il proprio stile educativo, ma lo fa sotto lo sguardo costante degli altri. Le madri confrontano di frequente le proprie scelte con quelle di amici, parenti, compagni di scuola dei figli. Frasi come le altre madri sono pi permissive, sei troppo severa, mi emarginano diventano ricorrenti nelle discussioni familiari. Questo confronto produce spesso una sorta di effetto standard, in cui le regole vengono stabilite non tanto sulla base delle convinzioni educative dei genitori, quanto in funzione di ci che fanno gli altri.

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La competizione tra genitori.
Accanto al confronto si sviluppa, in molti casi, una vera e propria competizione educativa. Gli esperti parlano di genitorialit intensiva, un modello in cui il successo dei figli viene percepito come una misura del valore dei genitori stessi. Le madri possono sentirsi spinte a garantire ai figli sempre maggiori opportunit, esperienze, libert e soddisfazioni, nel timore che le restrizioni possano svantaggiarli rispetto ai coetanei. La competizione non riguarda soltanto il rendimento scolastico, ma investe anche il benessere psicologico, le relazioni sociali, le attivit extrascolastiche e persino il livello di felicit dei figli.

In questo scenario, il rischio  che il ruolo educativo venga sostituito da una funzione prevalentemente di supporto e facilitazione, trasformando i genitori in una sorta di manager del successo dei figli piuttosto che in figure capaci di porre limiti e contenere le frustrazioni.

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Perch i limiti sono fondamentali.
Le ricerche in psicologia dello sviluppo mostrano tuttavia che gli adolescenti, pur contestandole, hanno bisogno di regole chiare e coerenti. Lautorevolezza  diversa sia dallautoritarismo sia dal permissivismo  rappresenta il modello educativo con maggiori esiti positivi sul piano emotivo e sociale. La combinazione tra calore affettivo e fermezza favorisce lautonomia e la capacit di autoregolarsi. I limiti svolgono una funzione di contenimento psicologico: aiutano ladolescente a confrontarsi con la frustrazione, a sviluppare il senso di responsabilit e a interiorizzare progressivamente norme e valori. La protesta contro le regole non significa necessariamente rifiuto; spesso rappresenta una modalit fisiologica attraverso cui il ragazzo cerca di ridefinire la propria identit.

La sfida per Silvia non  essere perfetta, ma riuscire a mantenere una posizione sufficientemente stabile e coerente. Il conflitto con Matteo fa parte della crescita: amarlo non significa accontentarlo e i no ragionevoli e coerenti non sono segni di durezza, ma una forma di cura.

Pi che confrontarsi continuamente con le altre famiglie o partecipare a una competizione educativa senza fine, meglio costruire un progetto genitoriale col marito/padre fondato su valori condivisi e su una collaborazione concreta, che  possibile anche quando lui  lontano da casa.

In una societ caratterizzata dallincertezza crescente e da un continuo confronto con gli altri, la vera sfida educativa non  vincere la competizione sociale, ma offrire ai figli punti di riferimento abbastanza solidi da consentire loro di diventare persone autonome e responsabili.

