COMPORTAMENTI. Il punto cieco nellimmagine di s, di Sebastian
Proksch.

L'autore Sebastian Proksch  stato tirocinante a Spektrum der Wissenschaft e studia psicologia allUniversit di Tbingen.

 proprio nei campi in cui abbiamo poca esperienza che tendiamo a sopravvalutare le nostre capacit. Il fenomeno noto come effetto Dunning-Kruger, sulle cui manifestazioni c unanimata discussione.

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A volte ci rendiamo conto dellerrore solo quando lo vediamo: finiamo allultimo posto in un gioco di strategia, veniamo smentiti nel calcolo mentale alla cassa del supermercato o dobbiamo ripetere lesame di guida E rimaniamo perplessi osservando la distanza tra le nostre valutazioni e la realt.

Si chiama effetto Dunning-Kruger, e ci troviamo in situazioni del genere soprattutto quando conosciamo poco largomento in questione. La spiegazione  plausibile: chi non sa molto di qualcosa, ne ignora una gran parte; gli manca la necessaria conoscenza metacognitiva. Ecco che tendiamo a sopravvalutarci. Il fenomeno ha preso il nome che ha oggi nel 1999, quando lo psicologo David Dunning, allora docente alla Cornell University, nello Stato di New York, e il suo dottorando Justin Kruger lo descrissero per la prima volta sulla rivista specializzata Journal of Personality and Social Psychology. Nonostante la popolarit acquisita da questo effetto nei decenni successivi, per, gli scienziati hanno ripetutamente espresso dubbi sulla sua reale spiegazione psicologica. Il loro sospetto  che si tratti semplicemente di un artefatto statistico.

Nei loro studi del 1999, Dunning e Kruger avevano condotto diversi test: i soggetti dovevano dimostrare le proprie capacit, per esempio in un test di logica. Poi valutavano la propria competenza nel ragionamento logico e le proprie prestazioni nel test in confronto a quelle degli altri. I partecipanti rispondevano usando una scala percentuale da 0 a 100, dove 50 significava: Sono esattamente nella media. Inoltre i partecipanti dovevano stimare a quante domande del test avessero risposto correttamente.


Poi gli scienziati classificavano i volontari in base ai loro risultati oggettivi nel test e li suddividevano in quattro gruppi, divisi per competenza. Il 25 per cento dei partecipanti con i risultati peggiori veniva inserito nel primo quartile, il 25 per cento con i risultati migliori nel quarto quartile. A quanto emergeva, chi era bravo nei compiti di logica, ovvero chi apparteneva al quarto quartile, tendeva a essere piuttosto cauto nellautovalutazione. Al contrario, il gruppo con le competenze pi scarse era quello che si sopravvalutava di pi.

In un sondaggio di Dunning e Kruger del 2008, i partecipanti ricevevano fino a 100 dollari come incentivo per fornire lautovalutazione pi accurata possibile. Anche in questo caso, per, i meno competenti del primo quartile tendevano maggiormente a sopravvalutarsi: i loro risultati superavano in media appena il 15 per cento del campione totale, ma si consideravano migliori di quasi il 60 per cento, risultando cos i meno precisi dei gruppi

Nel lavoro originario, Dunning e Kruger osservavano questa tendenza anche nei campi della grammatica e dellumorismo. Per considerare lumorismo dei partecipanti avevano messo a confronto le valutazioni delle battute pi comuni con i giudizi di comici professionisti. Altri gruppi di ricercatori avevano riscontrato questo effetto, tra laltro nei tornei di dibattito, negli esami di psicologia, nelle competenze politiche degli studenti, nei colloqui con i pazienti da parte degli assistenti medici, nel riconoscimento dei volti e anche nel conoscere quali fossero i migliori tiratori negli sport con armi da fuoco.


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Con regolarit,

Questo effetto ha un vantaggio rispetto a molti altri fenomeni psicologici: si manifesta con regolarit in ambiti molto diversi e gli esperti lo considerano uno dei risultati pi facilmente riproducibili della psicologia sociale. Eppure gli psicologi non sono ancora daccordo su che cosa lo causi.

Dunning e Kruger hanno spiegato il fenomeno nel modo seguente: chi ha poca conoscenza di un settore , proprio per questo motivo, meno capace di valutare se una determinata soluzione, per esempio la propria, sia giusta o sbagliata. I meno competenti non hanno quindi una capacit metacognitiva nel settore in questione: sono meno capaci di valutare i propri ragionamenti e le proprie soluzioni. In parole povere, chi  incompetente in un determinato campo spesso non  nemmeno in grado di riconoscere la propria incapacit. Le persone pi competenti, invece, sono in grado di valutare meglio se hanno ragione o torto. Tuttavia non riescono a immaginare che gli altri possano saperne meno di loro, e quindi tendono a sottovalutare la propria competenza nel confronto sociale.

 stata soprattutto questa spiegazione a finire al centro delle critiche scientifiche: chi ha poche competenze davvero non riesce a comprendere i propri pensieri come dovrebbe? Gli scienziati hanno inizialmente chiarito che i modelli di auto-sopravvalutazione osservati possono avere origini diverse, avvalendosi di due argomenti: in primo luogo, tendiamo a essere ottimisti riguardo alle nostre capacit. Che si tratti di guidare o di fare un test dintelligenza, la maggior parte di noi si considera al di sopra della media, un fenomeno noto come better-than-average effect.
 
In secondo luogo, anche dal punto di vista statistico non sorprende che chi  poco capace tenda a sopravvalutarsi, mentre chi lo  molto tenda a fare lopposto. Ci  dovuto alla cosiddetta regressione verso la media. Questa si verifica ogni volta che due caratteristiche esaminate non sono perfettamente correlate tra loro. Ovvero, se consideriamo una persona con competenze oggettivamente scarse, riscontreremo valori inferiori alla media anche nellaltra variabile, per esempio lautovalutazione, sebbene questi tendano a considerarsi pi vicini alla media. Per motivi puramente statistici, il risultato  un valore appena pi alto sulla scala di autovalutazione, ovvero unapparente sopravvalutazione di s. Allo stesso modo potremmo spiegare perch chi  pi competente tende a sottovalutarsi.

Con lausilio di dati simulati, i team di ricerca hanno dimostrato che la combinazione delleffetto di regressione verso la media e del better-than-average effect  in grado di generare il tipico modello di Dunning-Kruger. Altri ricercatori sostengono invece che il better-than-average effect descriva solo il fenomeno osservato e non lo spieghi, e che anche in questo caso non possa prescindere dai processi psicologici.

Anche il secondo problema, la regressione verso la media, era gi noto a Dunning e Kruger. In una serie di lavori i due studiosi hanno cercato di controllare statisticamente leffetto di regressione, ovvero di calcolarlo, e leffetto reale  rimasto dimostrabile. Secondo Constantin Meyer-Graf, psicologo dellUniversit Albert Ludwig di Friburgo, tuttavia, lapproccio usato era inadeguato: leffetto di regressione sarebbe conseguenza della relazione imperfetta tra due variabili, ovvero la prestazione oggettiva e lautovalutazione. Gli studi hanno per preso in considerazione solo laccuratezza con cui  stata misurata la prestazione oggettiva. Una maggiore accuratezza nella misurazione pu rafforzare la correlazione tra le due variabili, ma neanche una misurazione priva di errori garantisce una correlazione perfetta. Secondo Meyer-Grant, la misura applicata riduce linfluenza di spiegazioni alternative, come leffetto di regressione, ma non le esclude con certezza.

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Un artefatto statistico?

Gli economisti Jan Magnus, della Libera Universit di Amsterdam, e Anatoly Peresetsky, della Scuola superiore di economia di Mosca, hanno avanzato una critica ancora pi severa: leffetto Dunning-Kruger sarebbe un puro artefatto statistico. I due studiosi hanno criticato il fatto che le autovalutazioni presentano di solito una dispersione minore rispetto alle prestazioni oggettive. Queste ultime, infatti, si estendono inevitabilmente su una scala percentuale da 0 a 100: allinterno di un campione c sempre un soggetto che occupa la posizione pi bassa e uno che occupa la pi alta. Nelle autovalutazioni, invece,  raro che i soggetti si collochino in posizione 0 o 100, attestando quindi una competenza nulla o massima. Ci significa che, solo per questo motivo, i meno dotati tenderanno in media a sopravvalutarsi e i pi dotati a sottovalutarsi. Magnus e Peresetsky hanno tenuto conto di queste influenze in un modello statistico e sono riusciti a prevedere in modo quasi perfetto le autovalutazioni di oltre 650 studenti negli esami di statistica, senza includere variabili psicologiche nel modello.

Quindi davvero la scienza dovrebbe abbandonare una spiegazione psicologica delleffetto Dunning-Kruger? Secondo Meyer-Grant le differenze nelle scale di misurazione possono certamente contribuire o rafforzare statisticamente il fenomeno, ma non si pu escludere lentrata in gioco dei processi metacognitivi. Con un modello puramente statistico, in cui siano integrate sufficienti libert,  sempre possibile spiegare i dati in modo quasi perfetto. Ci non implica per necessariamente che il modello fornisca anche una spiegazione teoricamente valida.

Gabriela Hofer, psicologa della personalit allUniversit di Graz, occupandosi del tema nella sua tesi di dottorato, ha notato un altro aspetto: la metodologia insolita di molti studi sulleffetto Dunning-Kruger. Raramente ci sono motivazioni valide per dividere un campione in sottogruppi, perch cos si perdono molte informazioni, spiega. Insieme a un team di psicologi ha quindi usato metodi statistici recenti che analizzano la relazione tra intelligenza e autovalutazione nellintero spettro delle competenze. Lo scopo dei test era determinare se le autovalutazioni fossero maggiormente correlate alle prestazioni oggettive man mano che queste migliorano.

Nel corso degli studi, il team di Hofer ha distinto lintelligenza generale dalle sue singole sfaccettature: lintelligenza numerica, verbale e spaziale. Gli esperti hanno riscontrato leffetto Dunning-Kruger solo quando eseguivano la valutazione in modo convenzionale, mentre i nuovi metodi tendevano raramente a dimostrare leffetto Dunning-Kruger e, quando lo facevano, i risultati non erano solidi. Leffetto Dunning-Kruger  conclude Hofer  non sembra essere un fenomeno costante. Non possiamo dire che un soggetto, ottenendo un punteggio inferiore alla media in un aspetto dellintelligenza, tender a sopravvalutarsi proprio in quellaspetto. Tuttavia i test pi recenti presentano lacune, in quanto verificano solo se i soggetti con competenze crescenti tendono a valutarsi con maggiore precisione, trascurando il fatto che possano sopravvalutarsi o sottovalutarsi in maniera sistematica. Secondo Meyer-Grant, quindi, i test illuminano solo un lato della medaglia.

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Sotto la lente della psicologia.

Un altro modo per avvicinarsi al mistero delleffetto Dunning-Kruger  esaminare pi approfonditamente il comportamento dei soggetti fin dallinizio. Sulla base di questa considerazione gli scienziati hanno condotto studi che non si basavano su una valutazione globale al termine del test, ma richiedevano ai soggetti di autovalutarsi dopo ogni singolo compito.

Meyer-Grant ritiene che partire da questo livello sia unidea intelligente, in quanto in questo ambito la psicologia ha sviluppato modelli di misurazione sofisticati. In concreto, ogni compito risolto pu essere rappresentato da uno schema a quattro campi: i partecipanti possono aver risolto il compito in modo corretto o errato ed essersi valutati in modo corretto o errato (si veda il box a fronte). Con lausilio di modelli matematici basati sulla teoria della detezione del segnale,  possibile dedurre due processi metacognitivi: la capacit di distinguere con precisione tra risposte corrette e errate (sensibilit) e la tendenza a rispondere (per esempio, quando si  generalmente cauti o precipitosi nelle valutazioni). Un team scozzese ha applicato questa metodologia a diversi studi su test motori ed esercizi di logica, adottando un ulteriore accorgimento e dividendo gli studi in due parti: una prima serie di esercizi serviva a valutare le capacit oggettive dei partecipanti, mentre in una seconda serie i volontari dovevano autovalutarsi dopo ogni esercizio svolto. Una conclusione degli scozzesi  che sembrano esserci differenze metacognitive tra chi ottiene buoni risultati e chi ne ottiene di scarsi, ma queste differenze non sono necessariamente la causa delleffetto. Chi riusciva meglio dimostrava una maggiore sensibilit metacognitiva, ovvero era in grado di attingere a un maggior numero di informazioni a livello metacognitivo. A parte questa maggiore quantit di informazioni, i loro processi metacognitivi non erano per pi efficienti di quelli di chi otteneva risultati inferiori.

Inoltre, le autovalutazioni dipendevano soprattutto da un altro fattore: il fatto che, nella seconda parte dello studio, dovendo autovalutarsi, avessero ottenuto buoni o cattivi risultati. Il team parla quindi di una deformazione dei rendimenti che presenta una certa affinit con la critica di Magnus e Peresetsky: gi solo la posizione nella scala delle prestazioni produce presupposti diversi per i singoli individui.
 
A livello dei singoli compiti, possiamo immaginarlo cos: se svolgiamo un esercizio in modo errato,  possibile commettere errori nella nostra autovalutazione solo in un senso, ovvero affermando di averlo svolto correttamente. Se invece lo svolgiamo correttamente, possiamo commettere un errore di autovalutazione solo affermando di averlo svolto in modo errato. Gli errori offrono quindi lopportunit di sopravvalutarsi, mentre le risposte corrette offrono lopportunit opposta. Se due persone sbagliano nellautovalutazione con la stessa frequenza, chi commetter pi errori avr pi occasioni di sopravvalutarsi.

Nel 2021 il team di Rachel Jansen, dellUniversit della California a Berkeley, ha rintracciato indizi per cui i fattori metacognitivi potrebbero comunque avere un ruolo nelleffetto Dunning-Kruger, usando anche modelli matematici elaborati. Gli studiosi hanno modellato, insieme al meccanismo di Dunning e Kruger, anche una forma del better-than-average effect, ma con premesse pi precise: prima di sostenere un test, i partecipanti hanno, nel complesso, aspettative ottimistiche riguardo alle proprie capacit, e lautovalutazione  sempre soggetta a incertezza.

Pertanto sarebbe razionale discostarsi dallaspettativa iniziale non del tutto, ma solo in parte. Ci porta a presupposti diversi per chi ottiene risultati peggiori e per chi ne ottiene di migliori: per valutarsi a dovere, chi ottiene scarsi risultati nei test dovrebbe discostarsi maggiormente da unaspettativa iniziale orientata allottimismo rispetto a chi ottiene buoni risultati. I ricercatori hanno sottoposto ai partecipanti ai test gli stessi esercizi di logica di Dunning e Kruger scoprendo che, pur tenendo conto delle aspettative ottimistiche, linfluenza delle differenze metacognitive formulate da Dunning e Kruger era ancora evidente.

Meyer-Grant tende quindi a ritenere, seppure con cautela, che le differenze metacognitive possano contribuire alleffetto Dunning-Kruger, senza per spiegarlo del tutto. Secondo lo psicologo vi sono molte ragioni per ritenere che i meccanismi psicologici e statistico-strutturali contribuiscano insieme al modello osservato, ma future scoperte potrebbero relativizzare questa valutazione. Hofer sembra pi serena, e si sente dire spesso dai colleghi quanto sarebbe bello se questo campo di ricerca continuasse a evolversi: Se leffetto Dunning-Kruger non esistesse, come potremmo prevedere chi si sottovaluta e chi si sopravvaluta?.

 probabile, quindi, che le persone continuino a mostrarsi pi sicure di s quando non sono molto competenti. Ma la critica che arriva dal mondo scientifico pu dimostrare una cosa: le ragioni del fenomeno non risiedono solo in noi stessi.

