DOSSIER. Oltre gli stereotipi, di Mattia Maccarone.


LAUTORE Mattia Maccarone neurobiologo e giornalista scientifico,
collabora con quotidiani, periodici e aziende del settore tech in veste di autore e coordinatore. Il suo propulsore  alimentato da una curiosit innata che lo spinge sempre altrove. Ha un cane di
nome Oreste.

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Realizzate professionalmente e spesso deluse dai rapporti con gli uomini, oggi molte donne scelgono di vivere da sole, nonostante i pregiudizi.

Sebbene il numero dei single sia in aumento in tutto il mondo, chi  senza partner o figli  tuttora oggetto di curiosit o giudizio. Nel suo libro Smettetela di dirci che non siamo
felici. Unindagine sulle donne singole, edito da
Enrico Damiani Editore, la giornalista Gabriella
Grasso intreccia la propria voce con quella delle
esperte internazionali di single studies e di alcune donne italiane che vivono la singolitudine con serenit e gioia, con lobiettivo di controbilanciare questa narrazione stereotipata.

Cos come ci sono persone che trovano
la gioia nella coppia, ce ne sono altre
che si sentono appagate fuori da questa
dimensione. Eppure, lo status di single, o
singolitudine come si legge nel suo libro,
 solitamente percepito come unassenza
rispetto alla vita di coppia. Questa
percezione  dovuta pi che altro al fattore
biologico legato alla riproduzione e alla
costruzione di una famiglia, considerato
prioritario, o c dellaltro? Si pu dire che
ancora manca una sorta di normalizzazione
dello status di single?
Direi proprio di s, manca una normalizzazione dello status di single. Nonostante il numero delle persone che vivono da sole sia in aumento
in molti paesi del mondo, Italia inclusa, chi non
ha un partner fisso  guardato con curiosit (se
va bene) o diffidenza (pi spesso). Stare in coppia
continua a essere ritenuto la normalit: non avere una relazione stabile  considerato, dai pi, un comportamento inspiegabile. Nei romanzi, nelle serie tv, nei film, gli eventuali personaggi singoli sono quasi sempre alla ricerca  spesso disperata  di un partner; e in molti casi prima della parola fine lo trovano comunque, anche se non
lhanno cercato. Esistono pochissime rappresentazioni
di una singolitudine felice, piena. Questa
mancanza di modelli di ruolo rende difficile la costruzione di un immaginario inclusivo. La societ
non prende in considerazione lesistenza di quelli che lesperta statunitense di singles studies Bella de Paulo chiama Single at Heart (che  anche il titolo del suo ultimo libro): persone che non sono
felici nonostante siano single, ma proprio perch
lo sono. Uomini e donne che non stanno bene in
una dimensione di coppia e, dunque, ne cercano altre, meno convenzionali, pi libere. Naturalmente il panorama di chi vive la singolitudine con serenit  quello che ho esplorato nel mio libro -  variegato e non si compone solo di single
at heart. C anche chi la coppia lha desiderata o
la desidera, ma fa in modo che la sua assenza non
costituisca un impedimento a una vita appagante. E c chi si ritrova singolo dopo un lungo fidanzamento o matrimonio e se non si rimette subito sul mercato si sente domandare quand
che ti rifai una vita?. Come se non fosse immaginabile una vita fuori dalla coppia.

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Porre domande personali, anche in
pubblico,  considerato accettabile se il
destinatario  una persona senza vincoli ma
non  cos se si trova in coppia: e quindi 
possibile interrogare un single su quando ha
intenzione di sistemarsi ma non si chiede
con altrettanta facilit a una persona come
va il suo rapporto di coppia, anche se, per
esempio, ci si trova allinterno di relazioni
insoddisfacenti. Perch questa forma di
discriminazione che coinvolge anche
lintimit personale?
Cito ancora Bella de Paulo, secondo la quale
esiste una sorta di gerarchia sociale non scritta,
dove le persone singole occupano i gradini pi
bassi (nel pi basso in assoluto ci sono le persone che non sono mai state sposate e non hanno figli), di conseguenza la loro privacy vale meno di quella di tutti gli altri. Lesempio delle domande
personali in pubblico  perfetto per illustrare il
modo sottile in cui si esprime oggi il pregiudizio:
si d per scontato che non sia offensivo, n invadente, porre a una persona che non  sposata o fidanzata domande sul proprio stato relazionale, anche in pubblico; penso alle cene tra amici,
ai pranzi tra colleghi. Ma nelle stesse circostanze
sociali non si farebbe mai allamico o alla collega
in coppia una domanda relativa al rapporto con
la/il partner. La loro privacy  sacra, quella della
persona singola no.

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Il numero dei single sembra essere in
crescita un po ovunque, anche in Italia, ma
a differenza del resto del mondo nel nostro
paese si fa pi fatica a trovare dati, numeri 
e pubblicazioni sul tema, soprattutto se
si fa un confronto con realt come quella
scandinava o anglosassone. C una
spiegazione a questo?
 vero, ci sono pochissime pubblicazioni sulla
singolitudine in Italia e il dibattito  meno acceso
che in altri paesi. Le sociologhe Graziella Civenti, dellUniversit di Milano-Bicocca, e Stefania
Bertone, dellUniversit del Piemonte Orientale, si sono parzialmente occupate del tema allinterno di ricerche sulle donne over 50 che vivono da sole e le ho interpellate per cercare di capire
il peculiare panorama italiano. Dopo la pubblicazione del mio libro ho conosciuto anche Marika Rullo, docente di psicologia sociale dellUniversit di Siena, che sta conducendo una ricerca, ancora non pubblicata, sullargomento. Incrociando le loro voci ho capito che  il profondo senso italico della famiglia a rendere difficile la percezione della singolitudine come status sociale e, 
dunque, a renderla poco interessante come questione di dibattito pubblico. Da noi si resta a vivere con la famiglia di origine pi a lungo che nel resto dEuropa, e non solo per questioni economiche, ma anche culturali. Quando, poi, si trova una propria collocazione abitativa, si rimane comunque inseriti in una rete composta da genitori, nonni, fratelli, zii, cugini. La differenza
rispetto ad altri paesi mi  apparsa chiara quando ho intervistato una giornalista olandese che, insieme a una collega, conduce un podcast sulla singolitudine che si intitola Steeds meer Singles. Lizzy van Hees mi ha raccontato che intorno al podcast si  creata una community attiva che si tiene in contatto su Whatsapp. In questo modo, se per esempio una persona rimane da sola il giorno di Natale, qualcuno pu invitarla. Ho percorso mentalmente la nostra penisola, da Nord
a Sud, e mi  sembrata molto bassa la probabilit che un italiano o unitaliana non riceva un invito per Natale, fosse anche da un prozio. Ed  una bella cosa, naturalmente, perch riduce la possibilit di sentirsi isolati. Restando in eterno satelliti della famiglia dorigine, per, si rischia di non veder mai riconosciuto appieno il proprio status. Che comunque  fluido e reversibile: pu cambiare in qualsiasi momento.

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Dietro la crescita del numero dei single in
tutto il mondo sembrano esserci fenomeni 
come il cambiamento della societ, il fattore
demografico e quello che viene chiamato
eterofatalismo o eteropessimismo, ossia la
difficolt di fare coppia per la percezione di
una carenza di materiale umano. Quanto
pesa realmente ciascuno di questi fattori e
che significato hanno?
Lemancipazione femminile, con la presenza di
pi donne che lavorano e, dunque, hanno meno
fretta di sistemarsi e di fare figli,  sicuramente
uno dei fattori che hanno cambiato le societ occidentali. Il sociologo israeliano Elyakim Kislev
fa notare, inoltre, che il sistema capitalistico incoraggia lindividualismo e la realizzazione personale  che non passa necessariamente dalla famiglia.
Poi c il numero crescente di separazioni e divorzi, che non incoraggia certo la formazione di un
nucleo familiare. E infine arriviamo al cosiddetto
eterofatalismo, termine pi sfumato ma sostanzialmente sinonimo di eteropessimismo che nel 2025  stato inserito nel vocabolario Treccani con questa definizione: Atteggiamento di disincanto, disaffezione e insieme rimpianto nei confronti
delle relazioni con persone dellaltro sesso.
Il neologismo, molto usato negli ultimi anni, indica la sfiducia che molte donne eterosessuali hanno sviluppato nei confronti dei rapporti con gli uomini. Tra le donne che ho intervistato
nel mio libro la questione  apparsa sottotraccia. A
parte un paio di loro che hanno indicato un collegamento diretto tra la propria singolitudine e un sistema di pensiero patriarcale nel quale non si sentono a proprio agio, quasi tutte mi hanno detto di non escludere lidea di tornare in coppia. Solo, hanno aggiunto, deve valerne la pena. Non ho indagato oltre: intanto perch il mio intento era rovesciare la narrazione della singolitudine mettendone in evidenza gli aspetti positivi; e poi perch non volevo rischiare di spostare il focus sulle posizioni recriminatorie nei confronti del maschile. Ma ci ha pensato qualcun altro.
Nellautunno del 2025, dopo la pubblicazione di Smettetela di dirci che non siamo felici, sono usciti molti articoli in tutto il mondo  dalla Spagna al Brasile, dalla Germania al Regno Unito 
che analizzano il fenomeno. Due in particolare,
pubblicati sul sito di Vogue UK e firmati dalla
giornalista Chant Joseph, sono diventati virali sui
social: il primo si intitolava Is Having a Boyfriend
Embarassing Now?, il secondo 2025 is the Year
Single Women Chose Themselves. In questultimo si
parla proprio di disappointment of dating e di fatigue. Le giovani donne  le intervistate sono soprattutto trentenni  si dicono deluse dagli uomini che incontrano e stanche di cercare inutilmente la
persona giusta. Molte dichiarano lamicizia di qualit con una donna preferibile a una relazione poco soddisfacente con un uomo. Ed  qualcosa su cui dovremmo tutti, maschi eterosessuali per primi, interrogarci.

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C una differenza tra essere soli e sentirsi
soli. Secondo il sociologo Elyakim
Kislev, infatti, con laumento dei single
aumenteranno anche le modalit alternative
di relazionarsi dal punto di vista emotivo e
sentimentale. Quali sono queste nuove
intimit che vedono lo sviluppo di reti
alternative di affetti?
Riprendo quanto detto prima, perch proprio
Kislev immagina un futuro in cui listituzione
dellamicizia si far avanti per riempire il vuoto
lasciato dal matrimonio. Tra le donne che ho intervistato ho riscontrato spesso lesistenza di reti
ampie e robuste di rapporti amicali che, cos come avviene da tempo nelle comunit queer, costituiscono famiglie elettive. Un concetto importante da sottolineare, infatti,  che singolitudine
non vuol dire solitudine, anzi: molti studi dimostrano che chi  singolo ha mediamente una rete
di rapporti sociali pi ampia di chi sta in coppia.
La creazione di comunit di affetti  una delle possibilit che potrebbe offrire il ripensamento dei paradigmi relazionali tradizionali in corso in molti paesi occidentali. Si parla poi di poliamore, di coppia aperta. Ma anche chi non volesse rinunciare alla coppia monogamica potrebbe trovare, nel dibattito su come riscrivere le relazioni, uno spunto per ripensarla in chiave pi libera,
pi flessibile. In ogni caso credo che ci che dovremmo considerare pi importante non  questa o quella relazione, ma la possibilit per ciascuno di vivere una vita autentica.

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Lo status di single pu anche essere
interpretato come una conquista di
genere, un traguardo dellemancipazione
femminile, tanto che molte donne single
rivendicano il loro diritto allindipendenza
dal genere maschile. Non  anche questa
una motivazione che allontana dalla vita
di coppia? O meglio, i presupposti di
lotta sociale non rischiano di distorcere il
significato della scelta di restare single?
 una conquista nel senso che in passato non
era nemmeno unopzione e ogni passo avanti
verso le pari opportunit  da celebrare. Ma non
ho incontrato nessuna donna per la quale la singolitudine sia una scelta ideologica. Anche tra le
eterofataliste mi sembra che lelemento principale sia la delusione verso il maschile, non il rifiuto
aprioristico di entrare in relazione. Non mi pare
che, nel pur variegato universo della singolitudine, sia presente una connotazione emancipazionista. Rivendicare la scelta di vivere senza un
partner fisso e non essere giudicate per questo,
oppure di stare in coppia solo se vale la pena risponde, semplicemente, a un desiderio di libert
e rispetto. Che va riconosciuto e onorato.


