riccardo de toma.
udine.
La proposta.
Due soli enti di area vasta: da una parte Trieste, dall'altra il Friuli storico.
Con Aquileia che torna ad essere la "capitale", come tra il 1077 e il 1420. Senza patriarca, beninteso, ma un semplice presidente di Provincia.
E un territorio compreso "dal Livenza al Timavo". Sono le nuove circoscrizioni di area vasta previste dalla proposta di legge depositata a inizio giugno da un comitato promotore che comprende, tra gli altri, anche un ex parlamentare, il goriziano Guido Germano Pettarin, e un consigliere comunale in carica, Franco Zotti, anche lui di Gorizia, candidato sindaco alle ultime elezioni con la sua civica e da alcuni mesi aderente al Patto del Nord.
Qui Gorizia.
Presenze che non sorprendono, quelle di Zotti e Pettarin, visto che proprio Aquileia  l'oggetto del desiderio di chi, in riva all'Isonzo, punta a estendere l'area dell'attuale provincia di Gorizia.
Cos come non deve sorprendere quella di un triestino, se si tratta di Giorgio Marchesich, portavoce per la federazione per il Territorio libero di Trieste, sponda giuliana di un disegno  il "grande Friuli" da una parte, il capoluogo regionale dall'altra, magari come citt metropolitana  che fu gi portato avanti dal leghista Pietro Fontanini, ex senatore, presidente della Provincia e sindaco di Udine.
Al grande Friuli guardava anche la campagna referendaria lanciata senza successo nel 2016 da Mario Anzil, allora sindaco di Rivignano Teor vicino alla Lega, oggi vicepresidente della Regione in quota FdI.
Cinquemila firme.
Di Rivignano  anche il primo firmatario della proposta e portavoce del comitato promotore, l'avvocato Luca Campanotto.
Quella in corso, spiega,  prima di tutto una corsa contro il tempo: "Dobbiamo raccogliere 5mila firme entro i primissimi giorni di novembre, vale a dire entro cinque mesi dal deposito della proposta in Consiglio", spiega Campanotto, non senza denunciare i ritardi del Fvg nell'adozione della firma digitale sulle iniziative legislative e referendarie, gi in vigore invece a livello nazionale.
Obiettivo referendum.
La proposta, di fatto,  una riscrittura del capo III della legge regionale 7/2026, che disciplina il ritorno delle Province, reintrodotte dal nuovo Statuto regionale, approvato a inizio 2026. Ma ai promotori, probabilmente, basterebbe arrivare a quel referendum che nel 2016 fu il sogno proibito di Anzil. Referendum  si legge nell'introduzione alla proposta di legge  necessario "quantomeno sul territorio friulano, dal fiume Livenza al fiume Timavo, secondo l'articolo 8 del decreto legislativo 9/1997 di attuazione dello Statuto speciale". Il referendum, spiega Campanotto, "scatter automaticamente se verranno raccolte le firme necessarie per la presentazione della proposta". Ma sar davvero automatico, sebbene "non vincolante per il Consiglio", come sostengono i promotori? La materia  complessa, visto l'incrocio di norme di rango costituzionale, come lo Statuto regionale e i suoi decreti attuativi, e la legislazione ordinaria.
Ma Campanotto va oltre ai tecnicismi: "Vogliamo costringere la giunta e l'assessore regionale triestino a tenere il referendum dei friulani per l'unificazione dei Friuli".
Basta listini.
Nei nove articoli che compongono la proposta di legge si parla anche di competenze, pi estese rispetto all'iter graduale previsto dalla legge 7/2026, di finanziamento (almeno 1/10 del bilancio regionale), di rapporti con Comunit montane, collinari e unioni di Comuni, di architettura istituzionale e di elezione di Presidente e Consiglio.
Ed  anche sul sistema elettorale che Campanotto va all'attacco. "Premesso che sul sistema che verr adottato non vi sono ancora certezze  spiega  secondo molte indiscrezioni, anche qualificate, l'assessore Roberti punta a introdurre listini del presidente, che renderebbero nominati, e non eletti dai cittadini, circa un terzo dei consiglieri provinciali.
La nostra proposta di legge a iniziativa popolare nasce anche per cercare di scongiurare questa ipotesi, difendendo la pienezza degli effetti del voto popolare". Pi tranchant anche il tetto dei due mandati, che nella proposta di legge  assoluto, mentre la legge 7/2026 ne consente un terzo, se non consecutivo, ed esclude dal conteggio i mandati di durata fino a due anni e mezzo.
Questioni che al momento sono soltanto teoriche: prima ci sono le 5 mila firme da raggiungere.
Poi, forse, un referendum da vincere dal Livenza fino al Timavo: una corsa decisamente in salita.
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l'idea.
Aquileia capoluogo dell'area vasta.
che va "dal Livenza al Timavo", indicano i promotori.
Marchesich, Zotti e Campanotto fuori dal Consiglio regionale
