edoardo anese.
L'intervista.
Il piano del direttore generale Giuseppe Tonutti per rilanciare la sanit pordenonese non lascia spazio ai campanilismi.
Al contrario. "Per garantire ai cittadini standard di assistenza adeguati e sicuri non possiamo immaginare che la stessa prestazione venga effettuata in tutte le strutture", ha chiarito il numero uno dell'azienda sanitaria.
Altra partita  quella legata al Cro di Aviano. "Se non ripensiamo, potenziadola, l'attivit oncologica, la struttura rischia di perdere il ruolo di Ircss e, per la provincia ma non solo, sarebbe una ferita enorme", ha spiegato Tonutti precisando che al suo arrivo alla guida dell'istituto, "i numeri delle attivit erano al di sotto della soglia prevista dalle linee di gestione".
Direttore, come sta ripensando la sanit della Destra Tagliamento?
"Il punto  questo.
In una provincia di trecentomila abitanti, nella quale contiamo tre ospedali, la casa di cura San Giorgio e il Cro, per dare un servizio il pi possibile completo e qualificato stiamo cercando di riorganizzare il sistema eliminando i doppioni e puntando alla complementariet tra le strutture.
Soprattutto sul fronte dell'oncologia, potendo contare su un istituto che va preservato: ne va della qualit del servizio e delle possibilit del Cro, a partire dall'accesso ai farmaci sperimentali".
Il passaggio dell'anatomia patologia e dell'ematologia al Cro sta suscitando numerose polemiche.
Non manca nemmeno la preoccupazione che possa portare al depotenziamento del nuovo ospedale, rendendolo meno attrattivo.
"Stiamo parlando di due discipline che svolgono per lo pi attivit oncologiche, oltre al fatto che non abbiamo tolto niente a nessuno.
Per quanto riguarda il servizio di ematologia, continuer a essere presente anche a Pordenone, dove saranno effettuate le visite.
Accentrare i servizi al Cro non si significa depotenziare l'ospedale, bens aumentare le opportunit per i medici, offrendo loro maggiori possibilit nell'ambito della ricerca, ma anche per i pazienti, che possono pi facilmente accedere a percorsi di cura innovativi".
Sul fronte dell'Anatomia Patologia invece?
"Vale lo stesso principio.
Un unico reparto ben organizzato funziona meglio di un servizio frammentato.
Potremmo contare su casistiche maggiori, un gruppo di tecnici e medici pi ampio che compenserebbe meglio a eventuali uscite, considerando anche che sta diventando sempre pi difficile reperire i professionisti.
Sempre meno i giovani, inoltre, si stanno iscrivendo alle specialistiche".
In pi occasioni ha sottolineato la necessit di potenziare l'attivit del Cro.
Perch?
"Abbiamo gi concentrato al Cro la chirurgia oncologica senologica, alcuni esami di laboratorio di primo livello, invece, sono passati da Aviano a Pordenone, mentre alcuni di secondo livello saranno concentrati all'Istituto.
Per i numeri che abbiamo oggi, il Cro deve potenziare la propria attivit, altrimenti rischiamo di perdere i requisiti affinch mantenga il ruolo di Istituto di cura a carattere scientifico.
Pertanto, non  ammissibile ragionare nell'ottica di concorrenza tra le strutture".
Per la provincia e non solo sarebbe una grave perdita.
"Verrebbe meno il ruolo di un centro altamente specializzato e riconosciuto ben oltre i confine nazionali.
E' necessario capire che la medicina sta evolvendo nell'ottica di efficientare i servizi e rendere le strutture complementari: l'era del "si fa tutto dappertutto"  finita".
Quale sar il ruolo degli ospedali di San Vito e Spilimbergo nel percorso di riorganizzazione in atto?
"Mentre l'ospedale di Pordenone e il Cro si occuperanno di casistiche ad alto livello di complessit, le strutture di San Vito e Spilimbergo giocheranno un ruolo chiave per quanto riguarda gli interventi di minore intensit e saranno dei presidi centrali a supporto del Cro, sul fronte delle terapie oncologiche".
Arriviamo al personale.
La fuga dei medici  un fenomeno reale col quale vi trovate a fare i conti?
"Qualcuno sta mettendo in giro questa voce.
Non  cos, anzi.
I dati che abbiamo fotografano l'opposto: rispetto ad altre qualifiche i medici stanno aumentando, non c' nessuna fuga.
Nonostante tutto, stiamo portando avanti un importante piano di assunzione nei reparti che si trovano pi in difficolt".
Un'ultima domanda.
Quali saranno i prossimi passi del percorso di riorganizzazione?
"La predisposizione e organizzazione dei servizi di anatomia patologia ed ematologia, che ci terr impegnati ancora per diverso tempo.
L'obiettivo finale, comunque,  ripensare il sistema affinch non vi siano doppioni tra le strutture e, soprattutto, ottimizzare le risorse per garantire elevati e adeguati standard di sicurezza ai cittadini.
Un percorso che, come gi detto, non lascia spazio a campanilismi".
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Il Cro di Aviano e il nuovo ospedale di Pordenone e, in basso, il direttore generale Giuseppe Tonutti.
l'appello.
"Basta campanilismi.
Non  pensabile fare le stesse prestazioni.
in tutti i nostri presidi".
il fronte personale.
"Nessuna carenza.
di medici, anzi.
I dati ci dicono.
il contrario".
Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
