Succede che undici Paesi dell'Unione europea abbiano chiesto di abolire il voto all'unanimit nelle decisioni di politica estera.
Lo hanno fatto per evitare (ad esempio) che si ripetano le esasperanti esperienze dell'era Orbn, anni in cui la sola Budapest ha bloccato tutte le altre capitali al momento di decidere per l'Ucraina e contro la Russia.
La filosofia di fondo  impedire i veti dei singoli, soprattutto quelli esercitati in chiave ostruzionistica, cos da dare pi efficacia e rapidit all'azione del blocco Ue.
I grandi sono d'accordo, fra i firmatari dell'appello ci sono Francia, Germania e Spagna, insieme con Austria, Danimarca, Belgio, Finlandia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Romania e Svezia.
Non  una sorpresa che manchino i piccoli, per colpisce l'assenza di un unico pezzo grosso, l'Italia, disinteressata al progetto e, oltretutto, divisa sulla missione.
Meloni e Salvini difendono lo status quo, mentre Tajani la vede altrimenti, ma non ha sottoscritto il testo degli Undici perch a Roma, come in ogni sistema realmente democratico, non serve l'unanimit per stabilire cosa fare e cosa no.
La maggioranza qualificata  il sistema di voto pi comune al Consiglio Ue ed  usato per adottare circa l'80% della legislazione comunitaria.
Il consenso di tutti i Ventisette (gli astenuti non contano)  richiesto per riscrivere i Trattati e in alcune materie ritenute dalle capitali pi sensibili, ovvero l'adesione all'Unione, la cittadinanza, le tasse, la giustizia e il diritto di famiglia, l'armonizzazione nel settore sociale e, appunto, la politica estera.
In queste aree  possibile imporre un veto e sbarrare la strada agli altri.
Nel dominio fiscale i danni sono evidenti, perch se uno Stato come l'Irlanda pratica una tassazione ridicola sulle imprese, l'Europa non  in grado di riequilibrare il quadro senza l'assenso di Dublino; la conseguenza  che le imprese e le amministrazioni degli altri Stati ne soffrono parecchio e non c' niente da fare se le regole non cambiano.
Dice Meloni: "Non credo che l'Ue debba essere un club nel quale il pi forte impone la propria volont agli altri". Pensa Tajani (e buona parte dei leader europei): "Non credo che l'Ue debba essere un club nel quale uno possa impedire agli altri Ventisei di fare ci in cui credono". Gli undici dell'appello hanno anche un malcelato sospetto che, dietro alla difesa del veto, si celi una predisposizione a indebolire l'Europa per ragioni di politica interna.
Se Bruxelles non funziona, e spesso non funziona,  un ottimo capro espiatorio per le inefficienze nazionali.
I sostenitori dell'integrazione continentale ritengono che, con le dovute cautele e i giusti pesi, l'abolizione dell'unanimit darebbe mordente all'azione dell'Ue.
In fondo, l'Ungheria che rappresenta circa il 2% della popolazione europea e lega le mani a tutti gli altri crea le stesse condizioni di un condominio in cui si potesse sostituire la caldaia rotta solo se ogni singolo inquilino d il pieno assenso.
Un bell'incubo, non c' che dire.
E' una fonte di mal di testa brutta e inadeguata al.
la rapidit dei tempi dalla quale l'Europa dovrebbe finalmente riuscire a liberarsi.
E non soltanto perch il veto, per definizione e assonanza,  sempre a rendere.
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Articolo adattato dalla Fondazione Ezio Galiano, su progetto dell'ingegner Guido Ruggeri, per consentirne la lettura ai disabili visivi.
