L'INTERVISTA.
Debutter domani sera in prima nazionale presso la Rocca di Todi, il punto pi alto della citt, "Francesco.
Cantico per creature", il nuovo spettacolo di Andrea Adriatico che vedr Eva Robin's come protagonista (alle 21). Uno degli appuntamenti pi attesi di questa edizione del Todi Festival mette in scena il Cantico stesso, con la sua sorprendente contemporaneit a distanza di ottocento anni dalla sua composizione, attraverso un dialogo che mette in connessione il Santo di Assisi con Papa Francesco, il primo nella storia della Chiesa ad assumere quel nome.
Un canto che oggi viene rivolto agli esseri umani e ai paesaggi feriti del nostro presente, a chi cerca una casa, una comunit o un riconoscimento.
L'attrice e cantante bolognese, figura unica della scena italiana e icona per la comunit Lgbtq+, ha affrontato la scrittura scenica di un lavoro che nasce dalla complessa domanda "come possiamo vivere insieme in un mondo fragile?".
Eva Robin's, qual  stato il punto di partenza di questa riflessione?
"Semplificando potremmo dire che il pensiero fatto dal regista  che la natura non  pi quella di una volta, ovvero che molto di quanto ci circonda si  degradato.
E' qui che nasce il netto contrasto tra ci che diceva Francesco e ci che osserviamo ai giorni nostri.
Si potrebbe affermare che la natura ci si  un po' rivoltata contro, avendo le sue valide ragioni".
Come ha affrontato questa sfida?
"Considerandolo soprattutto un ruolo.
Questo perch nonostante il mio percorso spirituale, l'essere stata allevata da suore e preti, avverto che c' sempre una sorta di scudo che mi protegge da qualsiasi testo.
Anche uno potente come questo in particolare.
Per qui c' anche un forte contatto con la natura, che amo profondamente, e in questi giorni in Umbria ho avuto l'occasione di starci immersa".
E' qui gi da un po'?
"S, sono tre settimane che mi trovo a Montecastrilli, tra cani, rospi e tanti altri animali ma soprattutto ci sono i silenzi.
Fortunatamente, nonostante siamo in tante persone che lavorano a questo progetto, sono riuscita a stare un po' isolata e questo mi aiuta molto nel prepararmi".
Il risultato la soddisfa?
"Spero che susciter delle cose profonde.
Non posso prevederlo perch quando affronti uno spettacolo, anche tecnicamente, dopo un po' vai in automatico.
Si tratta di un'opera dalla durata contenuta e non so se baster questo poco tempo per sovvertire tutti i muri che ci sono nei confronti della vita e aprire una breccia.
E' comunque sempre necessario provarci".
Si sente adatta per questo ruolo?
"Credo di s, perch sono definita da molti una creatura che ha sovvertito le regole della natura, che si  costruita sfidando le leggi corporee.
Forse  un testo per tutti gli esseri che vanno al di fuori della normalit del creato, quindi siamo in una zona non sempre condivisa dai pi. Probabilmente anche il regista, nonostante la nostra lunga collaborazione e le tante attrici che avrebbero fatto di tutto per avere questo ruolo, ha pensato alla mia diversit. Punto interrogativo".
In effetti il vostro rapporto professionale  storico.
"Io ho avuto la fortuna di incontrare diversi maestri lungo la mia strada e senz'altro uno  Andrea Adriatico.
Con lui feci "La voce umana" da Jean Cocteau e ricordo bene di aver pensato allora che fosse una cosa pi grande di me.
Eppure lui ci ha creduto e ha avuto ragione".
Anche questo nuovo spettacolo  una sfida? "S. Io sono una persona molto semplice, anche se potrei magari apparire diversa e addirittura con una struttura culturale molto alta.
Il fatto invece  che tutte le volte sfido me stessa ad affrontare cose pi grandi di me, puntando a una mia crescita umana e artistica, oltre che intellettuale.
In questo caso poi c' anche qualcosa che va nello spirito, quindi ancora pi complessa".
Del resto essere creature significa essere vulnerabili, giusto? "Decisamente.
E' importantissimo guardarsi intorno e, quanto pi possibile, uscire dalla propria comfort zone.
Lo definirei fondamentale, come lo  chiedersi cosa dice il mondo anzich fermarsi alle nostre convinzioni pregresse".
Michele Bellucci.
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